Miss Italia: la bellezza al prezzo dell’inconsistenza


Come ogni anno è tempo di Miss Italia.

Capiamoci, non stiamo parlando di una piaga infestante come il Festival di Sanremo, che ogni anno ci propina insulse melodie che fortunatamente, nella maggior parte dei casi,non sopravvivono nelle radio che per poche settimane.

Miss Italia è un concorso di bellezza e come tale dovrebbe essere un intrattenimento leggero, piacevole ed atteso (se non altro dagli uomini).

Invece, da ormai molti anni, si è trasformato nella parata dell’ipocrisia, della banalità, del politicamente corretto. Il tutto condito dalla risata di Frizzi, che sa di falso non meno di una banconota da 13 Euro.

Ma non ce l’ho con Frizzi, che in generale mi sta anche simpatico e che per ridere ha ottimi motivi, a cominciare dallo stipendio.

Ce l’ho con chi ha trasformato una competizione basata sulla bellezza, sul fascino, sulla capacità di ammaliare i giurati (chiedo scusa per il termine ammaliare, ma volevo provare l’ebbrezza di utilizzarlo almeno una volta in vita mia), in un concorso in cui la bellezza non conta più di tanto e che non si riesce bene a definire.

Partiamo dalla prima cosa evidente che tutti hanno notato da molte edizioni: le ragazze “parlano”. E uno già qui si chiede in che modo i pensieri di queste donzelle possano influire sulla loro bellezza, che  (in teoria) è quella da giudicare.

Su questo aspetto tanto discusso da quando sono state introdotte le mini interviste alle candidate, si pone un bivio sul quale mi farebbe piacere avere maggiori informazioni: Miss Italia è un concorso di bellezza e quindi si giudica solo l’aspetto, la capacità di sfilare, ecc, oppure le ragazze devono parlare perché la vincitrice non deve essere solo bella ma anche in grado di esprimere dei concetti in maniera adeguata?

Se è vera la prima ipotesi vuol dire che ci dovrebbero risparmiare almeno metà del programma.

Se, invece, è vera la seconda ipotesi allora bisogna ammettere che qualcosa non funziona nel concorso. Perché quando le ragazze aprono bocca crolla l’universo! Si ha notizia di topi che chiedono ai gatti di essere mangiati per smettere di soffrire, mentre alcuni studi recenti hanno mostrato che in quei momenti la Nutella assume il sapore dell’olio di ricino. Di questa mattina la notizia che il bosone di Higgs si è costituito spontaneamente nei laboratori del CERN chiedendo di essere studiato, analizzato, torturato  pur di ascoltare le interviste di Miss Italia.

I pensieri espressi, infatti, sono molto profondi: la metà delle ragazze vuole fare l’insegnante elementare, l’altra metà desidera fare lavori socialmente utili. Un’altra metà sogna di poter continuare tutta la vita a fare volontariato nelle case di riposo.

Sì, lo so, le metà sono un po’ troppe, ma stiamo parlando di Miss Italia, non di Superquark, siamo in una dimensione parallela a quella della cultura.

Insomma, questo è quello che vorrebbero fare; poi, finito il concorso, qua e là compaiono delle concorrenti che iniziano a dire che non rifiuterebbero di posare nude, a patto che si trattii di un nudo artistico (mi chiedo sempre se i polli dal macellaio sono considerati “nudo artistico”… bah).

Senza contare affermazioni come “Io vorrei la pace nel mondo” e le risposte alla domanda che imperversa in quasi tutte le edizioni, cioè quella sulla persona più importante, che immancabilmente è il nonno o la nonna; risposta, questa, che politicamente è correttissima, perché i nonni sono un patrimonio mondiale, ma permettetemi di avanzare qualche dubbio sulla sua spontaneità.

Ad abbellire questi concetti si aggiunge una serie di strafalcioni grammaticali, verbali, ecc, tanto che pare che l’Accademia della Crusca voglia togliere il “Mi piace” alla pagina Facebook del concorso.

Dunque, visto che buona parte di queste ragazze è dotata della parola (intesa come capacità di emettere fonemi) ma non possiede il pollice opponibile, ci si chiede come sia possibile ammettere certe concorrenti al concorso. E non vale dire che le ha votate il pubblico nei vari livelli di selezione, perché se Miss Italia deve poter anche parlare bene allora questo criterio deve essere rispettato da tutte le concorrenti.

Ma al di là dello scempio della lingua italiana, le mie critiche al concorso sono tante altre.

L’altra sera ho assistito alla performance di una ragazza (che credo fosse la 101esima, perché era incaricata di portare la corona), che candidamente chiedeva apertamente al Governo Italiano di rendere più facile il percorso per diventare cittadini italiani.
E cosa ha fatto il buon Frizzi nel sentire queste parole? Anziché passare alla storia della televisione come conduttore serio e censurare (nel senso di riprendere garbatamente) la miss, ci ha fatto sopra la sua bella risata e tutto è passato liscio.

E no, cazzo, queste scene devono andare a farle da un’altra parte!

E non è un discorso razzista!

Pensate all’Australia: credete che sia facile diventare cittadini australiani? O pensate che sia così semplice andare ad abitare due anni a Sidney? Se la risposta è sì, accomodatevi pure e munitevi di cardiotonici, perché i risultati possono essere un vero shock.

Lo stesso vale per diventare cittadini americani. Io potrei ottenere il passaporto francese a patto di superare un esame che potrò sostenere tra non meno di un anno, cioè dopo quattro anni di matrimonio con una cittadina francese. Giusto per dire quanto è “ingiusta” la legge italiana, in caso di matrimonio bastano 2 anni per presentare la domanda di cittadinanza. Ma per completezza di informazione tutte le informazioni possono essere trovate a questo indirizzo: http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/cittadinanza/sottotema002.html.

Quindi, tutti gli Stati hanno dei requisiti perché si possa richiedere la cittadinanza e non è un caso se i Paesi che tanto invidiamo sono quelli che adottano criteri più rigidi. Lo fanno, semplicemente, perché è giusto concedere certi diritti a chi ha le carte in regola.

Ma, oramai, Miss Italia è il palcoscenico per promuovere il buonismo nazionale.
D’altra parte nel momento in cui si doveva dare una prova tangibile che gli italiani non sono razzisti è stata eletta Denni Mendéz (1996), nata a Santo Domingo nel 1978, trasferitasi in Italia nel 1989 e che neanche tramite i genitori aveva la benché minima origine italiana. Ancora oggi mi chiedo per quale motivo Denni Mendéz fu ammessa al concorso.
Forse la Mendéz poteva essere definita “icona” della bellezza italiana? Secondo me no, almeno tanto quanto  una qualsiasi ragazza italiana non può essere icona della bellezza esquimese o una pulzella di Pechino quella della bellezza brasiliana. Sarebbe bello porre il quesito alla Mendéz, che forse oggi capirebbe la domanda (durante il concorso si scusò perché non parlava bene la nostra lingua, ndr).

Insomma, in un concorso che dovrebbe essere un piacere per gli occhi si è voluto aggiungere un improbabile contorno che lo ha reso melenso e palloso, degno di eleggere non la più bella ma più “paracula“.

Ieri il concorso si è concluso, attualmente non mi interessa neppure vedere chi ha vinto.
Preferisco chiudere con un segnale di speranza, con questa tanto attesa apertura alle taglie normali, quelle umane, quelle che si vedono quando usciamo per strada.

Perché ricordiamoci che ai tempi della Lollo, della Loren e della Bosé le forme erano mooooooooolto differenti.
E allora viva la fascia di Miss Forme Morbide, che almeno è un titolo che ha un minimo di contatto con la realtà.
Fortunatamente, almeno in questo caso, non “a parole”.

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