Il diavolo travestito da iPhone 5


Sono grato all’amico Nicola (www.nicolacarmignani.it) che, nel giorno in cui il tribunale parigino condanna la rivistaiphonedevil_ilpuntodilello Closer per le foto delle tette di Kate, grazie ad un suo tweet mi offre un interessante spunto di riflessione.
La notizia è molto simpatica e riguarda il giudizio espresso da Avvenire sull’iPhone 5: “Dispositivi come il nuovo iPhone sembrano realizzare il sogno prometeico di un controllo della realtà attraverso la tecnologia. E, in un mondo il cui il pensiero dominante tende a rifiutare la religione in nome della ragione, paradossalmente riaccendono la fiducia nella magia“.
Premessa: sono di estrazione cattolica, sono stato battezzato, ho fatto la comunione, la cresima, sono stato dai Salesiani e mi sono sposato in Chiesa. La stessa cosa (tranne i Salesiani) vale per i miei genitori e varrà (presumo) per mio figlio.
Detto questo, giusto per chiarire la mia posizione nei confronti della Chiesa come “istituzione”, il commento che mi viene è: siamo sicuri che qualcuno non abbia confuso il lancio di un telefono con l’avvento dell’anticristo?
Supponiamo anche che l’iPhone 5 sia il male in “persona” (pare, tra l’altro, che si prenda la scossa ad aprire la confezione, che all’interno ci sia dell’antrace e che come antivirus supporti il Norton…), non ci sono cose più interessanti di cui occuparsi? Non sarebbe più opportuno guardare a cosa la Chiesa può fare per essere vicina alla popolazione e non a cosa il resto del Mondo “non deve fare” per non essere in conflitto con la Chiesa?
Racconto alcuni aneddoti giusto per chiarire cosa intendo.
Anni fa, in preparazione del matrimonio, mi rivolsi al parroco della Chiesa dove avevo fatto la cresima in modo da avere il relativo certificato. Quando mi presentai a ritirarlo insieme alla mia futura moglie successe qualcosa che mi lasciò allibito. Tenendo in mano il documento, il parroco fece capire che una piccola offerta sarebbe stata ben accetta. Si trattava di un gesto già previsto e dunque spuntò fuori la classica busta con i soldi (50 euro, mica chissà ché).
Mentre gli porgevamo la busta, il parroco si ritrasse quasi inorridito, dicendo “No, no, non prendo denaro… lasciatelo lì sul tavolo“.
La busta finì sul tavolo e come per magia (ma non blasfema come quella dell’iPhone 5) nella mia mano si materializzò il certificato.
Altro episodio.
Qualche anno fa, una domenica pomeriggio, mi trovai alla messa nel Duomo di Modena. Durante la funzione, il parroco iniziò un attacco talmente forte nei confronti degli omosessuali da lasciarmi senza parole. Una cosa che mi fece venire voglia di andare via e che mi ha tolto ogni voglia di tornare in Duomo.
Credo, ma è solo un mio modesto parere, che la Chiesa abbia il ruolo di confortare e non di giudicare, perché questa funzione spetta ad “un altro”, molto più in alto di qualunque parroco, vescovo o cardinale.
Se penso a quante persone omosessuali soffrono perché non riescono ad instaurare un dialogo con la propria famiglia e da questa non vengono accettate, penso anche che queste persone dovrebbero trovare un conforto nella Chiesa anziché essere emarginate anche da questa.
Una cosa sono i princìpi che essa deve mantenere, un’altra cosa è l’essere solidale con chi ad essa si rivolge perché soffre, indipendentemente dal motivo per cui soffre.
Forse quando l’Avvenire parla di rifiuto della religione in funzione della ragione dovrebbe pensare a quante persone, sentendosi emarginare dalla religione, hanno iniziato a pensare che fosse meglio concentrarsi sulla ragione…
In tempi più recenti chiunque può farsi una propria idea leggendo il libro di Gianluigi Nuzzi, Sua Santità. Documenti che certificano come le lotte di potere ai vertici della Chiesa,possano prevalere nei confronti del rispetto della morale cattolica, trasformando le stanze di San Pietro in antri dediti alle congiure e facendo somigliare sempre più certi porporati al prototipo di politico che viene in mente quando diciamo che dalla politica restiamo schifati.
Per fortuna la Chiesa è fatta di tante persone, ed io posso ritenermi fortunato nell’aver conosciuto un prete giovane, che forse grazie anche alla sua condizione anagrafica rappresenta l’esatto opposto di quanto ho riassunto in queste righe.
Di sicuro non comprerà l’iPhone 5, ma non perché blasfemo, bensì perché con quei soldi può dare da mangiare a chi si rivolge ogni giorno alla mensa dei poveri.
Mi piacerebbe che Avvenire scrivesse un bell’articolo sul perché, un prete così, molto aperto alle altre confessioni e profondamente dedito alla sua vocazione non arriverà mai a Roma (scommettiamo?).
Ma capisco che il lancio dell’iPhone 5 richiede tutta l’attenzione possibile.
Magari Avvenire parlerà di cose serie non appena il telefono sarà finalmente disponibile.
Sempre che poi il diavolo non si materializzi anche sotto forma di Samsung Galaxy 4
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