Abolire l’ergastolo è un errore


In occasione della conferenza mondiale Science for Peace che si tiene oggi e domani a Milano, Umberto Veronesi si è espresso contro l’ergastolo basando la sua posizione sui cambiamenti cerebrali che avvengono nel corso degli anni. In sostanza, una persona che dieci anni fa è entrata in galera, oggi è profondamente diversa e dunque non merita (al contrario della sua “versione precedente”) di restare in galera.

Il tutto nasce dalla lettera ricevuta da Veronesi da parte di un ergastolano condannato per mafia e che nel corso della sua permanenza in galera si è laureato in giurisprudenza e ora lotta per l’abolizione dell’ergastolo.

Fin qui la notizia, che trovate riassunta nell’articolo pubblicato da TgCOM24.

Io la penso in maniera completamente opposta. Il punto di partenza è: chi è stato condannato all’ergastolo non ha compiuto una rapina per sfamare la famiglia, non ha evaso le tasse, non ha prestato soldi a interessi da usuraio. Ha commesso crimini che hanno sconvolto la vita di altre persone. E lo ha fatto consapevolmente. 

Giorni fa sulla mia pagina di Facebook ne parlavo in riferimento ad un caso avvenuto in Inghilterra e dicevo che per reati di violenza nei confronti dei bambini e delle donne, o reati di stampo mafioso l’ergastolo è il minimo che si possa chiedere per una persona. Perché non credo in alcun modo che chi è in grado di fare del male ad un bambino, di violentare una donna o di trucidare delle persone possa cambiare.

Bisognerebbe andarci piano con le spiegazioni scientifiche, anche se promosse da un luminare come Veronesi, per dire che l’ergastolo andrebbe abolito. Pensiamo anche alle famiglie che sono state investite dalla criminalità di queste persone e che hanno anche il diritto di non correre il rischio di camminare nuovamente fianco a fianco con queste. Loro come tutte le persone civili. A loro bisogna spiegare che le persone “cambiano”.

Sono sicuro che chi è stato arrestato possa capire i propri errori e decidere di cambiare vita. Il carcere deve essere un modo per rieducare le persone, non solo un luogo di punizione. Ma stiamo attenti a non confondere i crimini, a non considerarli tutti sullo stesso piano.

Sarebbe un grosso errore.

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