Pasta della nonna un corno…


Anche se questo non è e non vuole essere un blog di cucina, recentemente ho parlato spesso di pasta. Ho cercato di fare il punto della situazione su quella che viene venduta all’estero come pasta italiana (vedi il post La pasta all’estero non è italiana) e ne abbiamo discusso brevemente sulla pagina Facebook parlando di Gordon Ramsay.
Adesso, però, vorrei dire qualcosa anche su ciò che abbiamo in Italia.
Non intendo fare una carrellata delle varie marche, ma solo mostrarvi cosa è successo ieri.
Guardate bene la foto seguente e prendetevi un attimo per indovinare che tipo di pasta (quale formato) possa essere.

A me ricorda un po’ le minestrine in brodo che si preparava mia nonna e nella quale aveva l’abitudine di spezzettare gli spaghettini.
Ed ecco come si presenta il piatto finale.

Lo so, non è per niente invitante. Soprattutto se guardate nella foto precedente come l’acqua e l’amido hanno ridotto la pentola.

Anzi, proprio l’acqua ridotta in quel modo mi ha fatto pensare ad alcuni anni fa, quando (mea culpa) comprai una confezione di pasta Martelli, quella nelle confezioni gialle che spesso si trova negli autogrill: l’odore era nauseabondo ed il sapore era perfettamente intonato all’odore..
Ecco, l’unica differenza è che se non altro, questa volta l’acqua non puzzava…

Comunque, tornando alla pasta di ieri, volete sapere cosa dovevano essere in realtà? Doveva essere un piatto di troccoli, cioè di spaghetti tipici pugliesi, fatti facendo passare sulla pasta stesa un particolare mattarello filettato detto troccolaturo. Insomma, quando non si spappolano in cottura i troccoli si presentano più o meno come nella foto gentilmente concessa dal blog Pagnottina (date un’occhiata, il sottotitolo “Ricette, profumi, sensazioni, cucina e un po’ d’altro” mantiene le promesse):


Ora, vi sembra possibile che si tratti dello stesso formato di pasta che avevo in casa?
Eppure, dopo qualche secondo in acqua si presentava esattamente come avete visto nella prima foto. Ne ho prese due confezioni tanto per provare in un supermercato e con entrambe è successa la stessa cosa.

Ho fatto nomi e cognomi per la pasta dei supermercati francesi e quindi faccio la stessa cosa adesso.

Il marchio in questione si chiama Cara Nonna e sulla confezione, come potete vedere, campeggia la scritta “trafilati al bronzo”. Ok, ma se io trafilo al bronzo un impasto che fa schifo ottengo comunque un risultato indecente, no?
Sul sito internet leggo che il marchio Cara Nonna è stato scelto perché “si percepisse subito l’immagine di genuinità e di gusto artigianale del prodotto, il gusto della pasta fatta a mano alla maniera delle nostre nonne“.
Sarà fatta a mano dalle “loro” nonne!!! Le mie quando facevano la pasta non ottenevano questa immonda poltiglia.

E al solito, sempre secondo il sito internet, scopriamo che questa pasta si trova sulle tavole di tutta Europa, USA, Australia, Canada, Giappone e America Latina.

Credo che le immagini parlino da sole e che non servano altri commenti.

Se non che questa pasta non sarà mai più sulla mia tavola.

E che se questa è la pasta che troviamo sugli scaffali americani allora siamo messi male.

Ma male male.

“Cara Nonna”… ma va, va…

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3 pensieri riguardo “Pasta della nonna un corno…

  1. Provata oggi, il formato erano le Girandole, in pratica dei grossi fusilli… dopo 3-4 minuti di cottura era già tutta poltiglia… sapore e odore normali, ma lo spappolamento così non mi era mai capitato nemmeno con la pasta non al bronzo…

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    1. Allora il mio non è stato solo un episodio sfortunato 🙂 Devo ammettere che non ho avuto il coraggio di provare ancora quella marca, alla quale, a questo punto, direi che si possono fare dei grossi complimenti. Siamo fortunati a non avere certe nonne 😀
      Grazie per la testimonianza Francesco!!!

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  2. E’ vero si trova anche qui, ma visto che la nonna non e’ la mia…. non l’ho mai comprata 😀
    Sugli scaffali si trova veramente di tutto, il problema e’ che spesso l’apparenza inganna (come in tutte le cose) non puoi conoscerne il sapore finche’ non la provi.

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