Caro Matteo, che peccato…


Matteo Renzi si è presentato al grande pubblico come il “rottamatore” (o meglio, così lo hanno definito), colui che proponeva una innovazione della scena politica e soprattutto del modo di farla. Un riformatore, il portatore di aria nuova, mettiamola così.

E nel far questo si è accaparrato la simpatia di molti, anche appartenenti a ideologie politiche diverse dalla sua.

Io non avevo mai scritto ad un politico in vita mia, finché una sera di poco più di un anno fa ho sentito Renzi parlare in tv e dire delle cose estremamente sensate. Tanto sensate (almeno a mio parere) che con la trasmissione ancora in corso gli ho scritto per complimentarmi. Mi sembrava così bello che un mio coetaneo, cioè un soggetto politicamente giovane, fosse talmente attivo e propositivo. E nulla mi importava del fatto che avesse idee molto lontane dalle mie come schieramento politico.

Dopo pochissimi giorni mi è arrivata una risposta, dettagliata, che riprendeva i punti che avevo toccato nella mia e-mail. E questo mi ha fatto piacere, mi ha fatto pensare ad una persona molto vicina ai cittadini in generale, non solo ai fiorentini.

Lo confesso, per un bel po’ ho pensato che Renzi potesse essere la mia via di fuga da questo limbo politico in cui mi trovo da mesi.

Oggi, però, mi chiedo dove sia l’innovazione proposta.

Chi ha visto ieri sera la puntata di Porta a Porta avrà ascoltato le parole di Simona Bonafé, portavoce di Renzi, che nel commentare i risultati del primo turno delle primarie non ha mancato di sottolineare come “i nostri referenti locali ci segnalavano numeri diversi, ma vabbé…”, tanto da suscitare la reazione dell’entourage di Bersani che ha replicato con un lapidario “Quindi non ti fidi?”.

Tradotto: intanto io la butto là, col sorriso, non dico nulla. Ma in realtà lo dico.

Ecco, qui sta il “peccato”. Perché continuare con questo modo di fare politica? Dove sta l’innovazione? Non sarebbe ora di finirla con le mezze frasi, le accuse camuffate da commenti, le parole dette e non dette? Se c’è una cosa da dire la si dice. Per chiarezza, per far capire ai cittadini che si ha il coraggio di prendere posizione. Oppure si tace. Non si sta nella terra di nessuno. Questo è uno spettacolo degno della cultura politica con la quale siamo cresciuti e che vorremmo abbandonare.

Renzi doveva rappresentare il “nuovo”, il “cambiamento”. Peccato che si sia scordato di avvisare la sua portavoce.

Che peccato, Matteo, che peccato…

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