Ai punti vince Renzi. Bersani pronto per Miss Italia


Ieri sera mi sono concesso una serata da nerd: pigiama, tv accesa sull’atteso confronto Renzi-Bersani, computer per seguire  la diretta Twitter (non sarebbe stata la stessa cosa senza i commenti di @alinomilan, @LiaCeli e @Pubblico). Ah, e il telecomando, ovviamente. Non per cambiare canale, ma per alzare il volume quando prendeva la parola Bersani. Che ci crediate o no ho dovuto farlo più volte per sentire cosa stesse dicendo.

Chi si aspettava un’arena ed uno scontro tra due gladiatori sarà rimasto deluso: il clima era più da dopolavoro ferroviario, ad un tavolo per un caffè ed una partita a biliardo o a briscola. Monica Maggioni, la conduttrice che con la sua partecipazione alla serata ha favorito l’instaurarsi di questo clima da terzo tempo del rugby, alla fine ha ringraziato i partecipanti per il loro “duro confronto”, ma d’altra parte che doveva dire? Lo scontro è stato totalmente assente, tanto che ci si aspettava almeno che Vespa facesse uno speciale post confronto con un bel plastico dei due contendenti ed il commento di Crepet. Nulla anche lì.

Unici argomenti caldi sono stati Equitalia e le alleanze: su queste ultime il Sindaco fiorentino si è scaldato, ricordando come non sia possibile una  relazione con Casini, soprattutto se questa dovesse comportare un abbraccio anche a Fini, attualmente più a sinistra di lui.

Per il resto Renzi e Bersani non si sono scannati. Anzi, ci sono stati momenti in cui temevo si baciassero.

Più volte si è sentita la frase “e su questo penso che siamo d’accordo”, tanto che mi veniva spontaneo pensare per quale cavolo di motivo fossero l’uno contro l’altro.

Renzi si è presentato con la sua consueta divisa, camicia bianca con maniche tirate su e cravatta, in perfetto stile giovane casual; Bersani indossava un completo marrone e camicia rossa a pois che sapeva di Casa del Popolo. Quando il segretario del PD ha detto “non faccio mica miracoli” non si poteva far altro che credergli: non li fa in politica e non li fa quando sceglie cosa indossare.

Renzi e Bersani nella foto di Quotidiano.Net

Sul tema “vitalizi” Renzi ha avuto l’occasione di dare una bella spallata all’avversario, ricordando che Bersani ne percepirà tre; ma non lo ha fatto. E questo la dice lunga su come si è svolto il confronto.

Tra battute e risate, abbiamo scoperto che entrambi i candidati concordano su una cosa fondamentale: le dita nel naso non vanno messe! Questo giusto per rispondere a tutti quei malpensanti che dicono che la politica non è vicina alla gente comune, ai problemi di ogni giorno. E anche per dare una frecciata a Berlusconi, che magari a volte in aula si scaccola ma appiccica il tesoro sotto il banco, come a scuola. Di fronte a questo schieramento comune sul “NO alle estrazioni nasali” si può capire come mai le primarie del PDL salteranno: c’è bisogno di un intervento forte per vincere!

Insomma, una bella gara di rutti tra i due contendenti avrebbe aiutato a scaldare un po’ l’atmosfera e a far capire chi può fare la voce grossa quando serve. Ma purtroppo non era prevista dal regolamento del confronto.

Detto questo, il mio parere è che la gara sia stata da 0-0 per quanto riguarda i contenuti: non che non ci siano, ma più o meno si equivalgono. Chi vince su un aspetto perde su una ltro e così via.

Ai punti, però, il mio vincitore è Renzi. Sì, è vero, sembra più un uomo di marketing che un politico, ha iniziato mille frasi ricordando il suo ruolo di Sindaco di Firenze, ma almeno ha trasmesso qualcosa, un po’ di vigore, un minimo di partecipazione, la voglia di essere presente in quello studio per dire qualcosa.

Bersani no. Era lì, con l’aria di chi avrebbe dovuto e voluto essere da un’altra parte ed è stato portato via contro voglia. Renzi aveva davanti a sé un’intera cartoleria tra pennarello, fogli, smartphone… forse aveva portato la cartella, gli mancava solo l’astuccio e la Smemoranda. Bersani non aveva nulla. Ed ascoltava il suo avversario con aria quasi seccata, come a dire “ma che cazzo stai dicendo?”. Iniziava le risposte facendo partire lo sguardo da terra, per poi sollevarlo e mostrare al mondo la sua espressione scoglionata.

E quando credeva di aver finalmente finito, quando già pensava di poter tornare a casa, ecco la classica buccia di banana.

La Maggioni chiede: “Una volta vinte le elezioni, prendete l’aereo, andate a Washington, entrate alla Casa Bianca, incontrate Obama e… cosa gli dite?”

Un assist, magari involontario, per Renzi, che spesso e volentieri ha ricordato l’aneddoto del suo incontro con Obama: ed anche ieri sera lo ha fatto, ribadendo la sua ammirazione nei confronti del Presidente degli Stati Uniti, al quale direbbe che l’Italia non è più il Paese che si fa dettare le regole dalla Germania, bensì la Nazione che vuole essere una guida per l’Unione Europea. Standing ovation, bella risposta.

E Bersani? Con il borbottio che caratterizzava certi discorsi di Prodi, ha provato ad abbozzare una risposta, ma sembrava spiazzato. Ne è venuto fuori qualcosa del tipo “Cosa gli direi… che il 2013 deve essere l’anno del ritiro definitivo dall’Afghanistan, gli parlerei di F35…”.

Insomma, in poche parole si farebbe mandare a cagare.

Ma il Segretario del PD non è stupido e deve aver percepito qualcosa nell’aria. Tanto da giocarsi la carta definitiva: l’aneddoto sui bambini. Ha raccontato di aver incontrato una bambina alla quale ha chiesto cosa desiderasse per Natale. La bambina ha risposto: “Una bambola e lo stipendio della mamma”.

Lacrime e commozione per la più classica risposta da aspirante Miss Italia. Chissà, magari per il prossimo anno potrà cercare di centrare questo obiettivo nel caso in cui non dovesse diventare Premier.

Triplice fischio. Tutti a casa. Ma non prima dell’intervento della Maggioni per ricordare che saranno i telespettatori a decidere con il loro voto. Un’espressione che solitamente preannuncia l’apertura del televoto come al Grande Fratello. Ma per fortuna così non è stato.

Staremo a vedere cosa succederà domenica al ballottaggio. Intanto Bersani si tiene una porta aperta per i concorsi di bellezza.

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