Le confessioni di un sottilettomane non pentito. Parte 1^


L’altro giorno mi sono trovato alle 10:15 a discutere di amatriciana (mi raccomando, “amatriciana“, non “la matriciana”!!!) e vitello tonnato, due dei miei piatti preferiti. Ed a pensarci bene mi capita spesso di parlare di cibo. Anzi, forse è l’argomento su cui la conversazione ricade più spesso. Anche durante appuntamenti di lavoro: trattando per il 90% con nutrizionisti ed instaurando, generalmente, un rapporto molto cordiale, alla fine si finisce a parlare di ricette.

Il fatto è che quando inizio a parlare di alcune cose che mi piacciono (cosa che faccio solo con persone con cui ho confidenza) spesso mi capita di trovarmi davanti ad espressioni disgustate o di sentirmi chiedere “Ma come fai a mangiare quella roba???”.

Questo mio outing alimentare è dedicato a tutti quelli che si sono sentiti dire almeno una volta nella vita “come puoi mangiare una cosa simile?”. E che in tutta risposta hanno dato un esempio di “come si fa”.

Alcune premesse: 1) fortunatamente vengo da una famiglia dove la cucina era ed è sacra e sono sposato con una donna che adora cucinare da quando aveva 2 anni (oltre ad essere medico nutrizionista); 2) mi sono dato una bella regolata rispetto a quello che leggerete, ma saltuariamente sgarro ancora ed è per questo che sono un “non pentito”; 3) non sono il cavernicolo che posso sembrare, anche se magari non ci crederete; 4) questo è un post con l’inserimento di prodotti commerciali. Purtroppo non me ne viene in tasca nulla, ma è un gesto di riconoscenza verso alcuni prodotti con i quali sono cresciuto. Se poi i produttori volessero inviare delle forniture gratuite… ci possiamo mettere d’accordo 🙂

Ok, iniziamo.

1) Sono un sottilettomane. Ditemi quello che vi pare, non me ne frega niente: sono cresciuto mettendo la sottiletta nel panino e morirò facendolo (ma non per colpa delle sottilette). Alle medie, ad inizio anno, sceglievo sempre un posto accanto al termosifone: Un po’ perché sono freddoloso, un po’ perché mi piaceva arrivare al banco e mettere al caldo il mio panino (generalmente rosetta con sottiletta e prosciutto cotto), così che all’intervallo il formaggio fosse bello sciolto.

Vi risparmio le innumerevoli volte in cui mi sono messo a mangiare le sottilette tout court; altre volte, prima di pranzo e/o cena (cioè con i piatti praticamente in tavola), mettevo una sottiletta tra due fette di buitost ciascuna dotata di una striscia di maionese e di qualche goccia di tabasco (quando non avevo una salsina a base di habanero che era la fine del mondo).

Con una moglie francese le sottilette adesso non avrebbero diritto di asilo nel frigorifero (quante volte mi ha chiesto di non usare nella stessa frase le parole “sottiletta” e “formaggio”), ma saltuariamente fanno capolino, perché l’amore è amore.

2) Adoro i Ringo. Ma non il gelato e tutte le varianti che sono venute fuori negli anni! Parlo dei tubi di biscotti classici, quelli con la vaniglia. Sono cresciuto (anche troppo) sbattendone mezza confezione in una tazza di latte e pestando il tutto col cucchiaino… Chi non ha provato non può giudicare. Ultimamente mi sono convertito agli Oreo, che non sono la stessa cosa ma che si trovano nella versione “mini” (le “minimerde“, come le ha ribattezzate affettuosamente la mia amica Giulia) ed in quella ben più porca ricoperta al cioccolato, bianco o nero. Li prendo raramente perché sono una mazzata tremenda, ma sono pochi i biscotti che possono competere con questi…

3) Di base, metto e ri-metto il formaggio ovunque. L’unica evoluzione rispetto a questo comportamento alimentare è che adesso non lo metto sulla pasta con le vongole come facevo da piccolo nonostante le proteste dei miei genitori. Ma la mia filosofia è sempre stata questa: lo metto nel mio piatto, non nel vostro. Quindi faccio quello che mi pare. D’altra parte, stando a quello che mi hanno detto negli anni, sui funghi non ci va perché copre il sapore del fungo; sulla pasta col tonno non va messo perché non si accosta col pesce; sulla pasta all’olio no perché non esalta il gusto dell’olio. Mi sono sempre chiesto: ma se uno ha la fobia del formaggio perché deve rompere le palle a me? Oltretutto sbagliando, visto che da qualche anno l’accostamento del pesce e del formaggio è stato “sdoganato”.

4) L’Ikea non è il magazzino dei mobili da montare ma la dispensa della salsa al rafano. Me ne sono innamorato al primo assaggio: quando vivevo a Pisa ricordo di aver fatto scorta di 5-6 barattoli perché l’Ikea era a Sesto Fiorentino e quindi era scomodo andarci. La mettevo sull’insalata come condimento, ma mi capitava di mangiarla anche a cucchiaiate. Occhio perché può dare assuefazione. Un po’ come la salsa formaggio e gamberi che, sempre all’Ikea, vendevano in dei tubi gialli tipo dentifricio, ma più grandi. Se avete mai assistito ad una ecografia o vi hanno mai fatto un elettocardiogramma, le dimensioni sono più o meno quelle delle confezioni di gel che usano prima di passare la sonda o di posizionare gli elettrodi. Per capirsi, più o meno il doppio di un tubetto di dentifricio. Univano due cose che amo visceralmente: il formaggio e i crostacei. Credo che non la vendano più perché con il mio consumo rischiamo l’estinzione di tutti i gamberi del mondo.

saporidinfanzia

5) La mia droga è il Brioschi. Chiudo la carrellata con un sapore che veramente mi accompagna fin da bambino. I miei lo tenevano per quelle situazioni in cui si ha bisogno di qualcosa per digerire: io invece lo prendevo e lo sgranocchiavo “a crudo”. Ancora oggi, quando è in giro per casa, a fine pasto mi fa compagnia. E tutto sommato ho scoperto di non essere il solo drogato esistente nella mia cerchia di conoscenze. Questo mi tranquillizza molto.

Ok, come prima seduta psicanalitica penso possa bastare.

Sì, ho detto “prima”… perché per completare la terapia devo parlare anche di ciò che non mi piace, della mia idiosincrasia nei confronti di certi tipi di ristoratori, dei cassieri degli autogrill che ti fano perdere 10 minuti per fare uno scontrino proponendoti tutti i gratta e vinci di questo mondo, dei piatti troppo caldi.

Ma questo è storia di un altro post… 🙂

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5 pensieri riguardo “Le confessioni di un sottilettomane non pentito. Parte 1^

  1. hahaha! l’outing alimentare! E’ la prima volta!
    Mi ha fatto troppo ridere il “pappone” di ringo nel latte (perché presumo che ne venisse fuori un pappone..)
    Io non avrò mai coraggio di fare outing alimentare.. ti dico solo che un pappone al giorno esiste anche nella mia alimentazione, e ha suscitato/suscita le smorfie di marito genitori e suoceri (ad altri meglio non far sapere l’innominabile cosa).
    Sappi che anche io adoro latte e latticini (e nel mio pappone rientra anche il latte, oltre a qualcos’altro).
    I granuli del brioschi da piccola li sgranocchiavo pure io, ma ho smesso crescendo (del resto da piccola sgranocchiavo qualsiasi cosa mi capitasse a tiro, pure la carne macinata cruda, per dire..).
    😀

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    1. Adesso però sono curioso di conoscere la ricetta segreta del tuo pappone 🙂 Ma mi puoi rispondere che per definizione di “segreta” non si può sapere 🙂
      Quello con i ringo diventava, in effetti, una poltiglia ma alcuni pezzettoni restavano ed erano tenuti insieme dalla crema alla vaniglia, io andavo a cercarli e poi bevevo il resto. Prima o poi lo rifaccio…

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