Le confessioni di un sottilettomane non pentito. Parte 2^


Eccoci alla seconda e ultima parte della mia terapia. O, come l’ho ribattezzata, il mio outing alimentare.

Dopo aver confessato le mie perversioni gastronomiche, ecco alcune cose che, invece, proprio non sopporto, cibi o aspetti che hanno comunque a che fare con il mio accesso al cibo. Questo post, in realtà, non è altro che un breve riassunto di alcune idiosincrasie che giustificano mia moglie quando dice che sono un brontolone…

1) Odio mangiare cibo troppo caldo. Sono cresciuto vedendo che nel frigorifero di mia nonna non mancava mai una ciotola con la sua salsa di pomodoro fatta in casa: il massimo per me era quello di aggiungerla fredda sulla pasta appena scolata (preferibilmente penne rigate), fare uno strato omogeneo da ricoprire di formaggio, mangiarlo e poi procedere con un nuovo strato.  Questo quando ne restava abbastanza dopo le mie furtive scorribande armato di pezzi di pane. Quante volte mia nonna mi ha cazziato dicendo che le briciole nella salsa la facevano inacidire e di mettermela nel piatto: ok nonna, avevi ragione! Ma fare come dicevi tu non era più la stessa cosa!

Comunque, poi uno si chiede come ero arrivato a 106 Kg…

fuoco

Ma torniamo a noi. Ci sono alcune cose che vanno mangiate calde: ma un conto è il caldo, un conto è la temperatura di fusione della mia lingua. Quando mi trovo davanti qualcosa che mi piace non mi viene da “soffiare” ma da passare all’azione mandibolare!

Generalmente ho un conto in sospeso con tutti gli addetti al banco degli autogrill: ci deve essere qualcosa che non riesco a trasmettere quando alla domanda “Lo scaldo?” rispondo “Va bene, ma appena appena…”. Sì, perché mi viene restituita una palla infuocata. Eppure solitamente parlo un italiano corretto. Spesso prendo il panino così com’è, dal bancone, se non è troppo freddo. E comunque preferisco che me lo servano con tanto di stecchino tipo gelato piuttosto che rovente come il pomodorino di Fantozzi.

Mi fa incazzare quando me lo restituiscono chiedendo “Così va bene?” e appena lo sfioro con le labbra ho la sensazione di addentare un tizzone ardente e la fetta di pomodoro (o, se sono proprio sfigato, il ben più temibile formaggio) si stende sulla mia bocca come una striscia di lava durante un’eruzione. In quei momenti vorrei essere un’anestesista ed avere questa persona come paziente, per somministrarle l’anestesia moooooooooolto lentamente ad operazione già iniziata e chiedere ogni volta “Va bene così?”.

2) Voglio un panino, non un “gratta e vinci”. Altro problema in autogrill sono le varie lotterie e le promozioni del momento. Personalmente adoro fermarmi in autogrill fin da piccolo, mi piace fare una sosta e passeggiare tra scaffali di paccottiglia di vario genere, muraglie di Toblerone e cd di Renato Carosone e Massimo Ranieri in offerta 3 Euro. Certo, lavorando nel settore, mi piace molto meno vedere tutta quella roba da acchiappacitrulli come i libri sulla Dieta Dukan o la Tisanoreica. Ma d’altra parte l’autogrill è un gran bazar, dove si vede e si incontra di tutto. Il problema è quando ti fermi ed hai una certa fretta: di solito, prima di avere in mano lo scontrino della tua brioche devi scansare tre tipi di “gratta e vinci”, quattro menu in promozione e il caffè del momento, tutti proposti in rapida sequenza dall’operatore di turno.

Giorni fa stavo davvero per dare in escandescenze. Ero in macchina direzione Trento e mi mancavano ancora 50 minuti buoni prima di arrivare. Ciò voleva dire che rispetto all’appuntamento avevo un margine di 10 minuti: non era molto ma non mi andava di saltare il pranzo, dovevo per forza mettere qualcosa nello stomaco.

Mi sono fermato in un’area si di servizio ad Affi pronto a prendere qualcosa al volo (freddo, ovviamente). A causa di un’afta molto fastidiosa avevo bisogno di qualcosa di morbido e purtroppo l’unica opzione era rappresentata dai tramezzini preconfezionati. Ne ho preso uno (prosciutto di praga, formaggio e pomodorini secchi) e mi sono fiondato alla cassa. Dove, purtroppo, un unico cassiere gestiva due file. Dopo sei clienti che avevano rifiutato lotterie e promozioni varie, il mio margine di tempo era ormai andato. Avevo davanti un’unica persona, che però faceva lo scontrino per altri due amici. E ad ognuno di loro si è rivolto il cassiere.

Cassiere ad Amico n°1: “Gradisce il nostro caffè di Natale?” – Amico n°1: “No, grazie”.

Cassiere ad Amico n°2: “Lei gradisce il nostro caffè di Natale?” – Amico n°2: “No, grazie”.

Cassiere al tipo davanti a me: “E lei? Lo vuole provare il nostro caffè di Natale?”

Stavo per esplodere. Volevo dirgli: “Lo vuoi capire o no che non lo vuole nessuno il tuo stramaledetto caffè di Natale???”.

Ho mantenuto la calma, non avevo alternativa. Ma sono stato da Nobel per la Pace quando per appiopparmi un gratta e vinci mi è stato chiesto: “Vuole scoprire se è il suo giorno fortunato?”. Nella mia testa ho risposto: “Mi stai facendo pagare 4,70 Euro due tramezzini preconfezionati: pensi che sia il mio giorno fortunato???”.

3) Odio i “tris di primi”. Quando mi siedo al tavolo con altre persone ed il cameriere dice “Vi porto un antipasto misto, faccio io?” già sono indisposto. “Fai tu” a casa tua, ma siccome porti da mangiare a me (che ti pago) facciamo che decido io, che ne dici?

Quando poi arrivano a proporre il tris di primi “così assaggiate un po’ di tutto” io solitamente mi dissocio. Lo so, è più pratico, ci mettono di meno a servirci, ecc ecc. Ma se vedo sul menu qualcosa che mi piace particolarmente io non voglio assaggiarlo: voglio mangiarlo. Con il tris, invece, non appena mi sto assuefacendo ad un sapore ecco che l’ultimo boccone se ne va. E ci rimango male. Ecco perché voglio il mio piatto. Solo mio. Tutto mio.

4) Non sopporto la salsa messa sulla parte centrale della pasta. Chiariamoci: avete presente pastaalpomodorola classica immagine del piatto di spaghetti con la “chiazza” di pomodoro spiaggiata sopra? Ecco, a me così non piace. D’altra parte da piccolo non mi piaceva neanche che la pasta fosse mescolata, ma credo fosse solo un trucco che mi ero inventato per giustificare il fatto che volevo che l’intera superficie del piatto fosse coperta di sugo. Comunque, in sostanza, l’icona per eccellenza della tavola italiana nel mondo a me fa passare la fame.

5) Il cioccolato al peperoncino è una cagata pazzesca. Io non lo so cosa sia saltato in testa allo psicopatico che ha ideato il cioccolato al peperoncino. Esiste l’equivalente dei premi Nobel da dare a chi fa la scoperta più stronza del mondo? E non mi riferisco al Premio Ig Nobel, ma a qualcosa che possa sottolineare ancora di più il “crimine” commesso da chi ha ideato questo abbinamento. Non vi dico come ho risposto la prima volta che me lo hanno proposto, perché può darsi che questo post finisca sotto gli occhi di qualche bambino.

Come dire: il gorgonzola è buono, la birra pure: non per questo faccio la birra al gorgonzola!!! L’unico accostamento che ammetto tra cioccolata e peperoncino sono gli habanero chocolate che coltivo, ma per il resto non se ne parla proprio!

6) La pizza non è un crostino, altrimenti si chiamerebbe “crostino” e non “pizza”. In Toscana, purtroppo, se non vai in una pizzeria napoletana (e anche lì bisogna avere fortuna, ci sono i napoletani che si sono “venduti” ai gusti del mercato locale) sono convinti che la pizza sia quella bassa bassa e croccante, col cornicione carbonizzato che si frantuma a sfiorarlo. E dico “sono” perché mi dissocio completamente: per me la pizza è quella napoletana, un altro mondo, una galassia completamente diversa di sapori e di profumi. Quindi, quando vedo le pizzerie che stendono l’impasto con la pressa e fanno quelle cialde sottili coperte di pomodoro e formaggio, mi ribolle lo stomaco. Così come quando sul menu leggo di pizze alla carbonara, pizze con ananas, pizze con panna acida e nefandezze simili.

Per non parlare di quelle schifezze di cui abbiamo già parlato in un altro post (vedi qui)…

SAMSUNG

La mia fantastica pizza napoletana

Ok, penso di aver riassunto le mie principali antipatie e di aver concluso il mio outing. E so che non ve ne è fregato nulla, ma che ci crediate o no adesso io mi sento più leggero. E forse, da oggi, mi lamenterò un po’ meno.

Per questo vi ringrazio e vi autorizzo a mandarmi la fattura per la seduta psicanalitica 🙂

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3 pensieri riguardo “Le confessioni di un sottilettomane non pentito. Parte 2^

  1. Ciao Lello! Sulla questione cibo-troppo-caldo ho dei dissensi (bonariamente) con mio suocero, che con mio marito chiamo ‘mangiafuoco’: a lui piace la roba ustionante.
    Le volte che ho mangiato a casa loro, se chiedevo un bis di minestrone, per esempio, la mamma di mio marito partiva a riscaldare il pentolone..Io a dire no! no! mangio così com’è, è ancora caldo, o magari tiepido, ma mi va bene così.. Allora mio suocero: no no, così non è buono. E via con il surriscaldamento, con la conseguenza che, riavuto il bis di minestrone io lo lasciavo raffreddare di nuovo nel piatto sotto lo sguardo di disapprovazione di mio suocero…
    La roba che scotta ustiona lingua e palato e poi non senti più alcun sapore di quel che mangi!
    Su pasta e pizza mi pronuncio poco: ho una certa intolleranza al glutine quindi pizza ne ho mangiata molto di rado (comunque ora abito in Liguria temporaneamente, e la vedo fare così: sottilissima anche qui, una crosticina), pasta ne mangio appena appena più spesso, ma sempre di rado…

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    1. Domanda: cosa vuol dire che hai “una certa intolleranza al glutine”? 🙂 te lo chiedo perché lavoro anche con questo settore e questa intolleranza o c’è (e allora non si deve assumere glutine) o non c’è… 🙂

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