Povera Italia… altro che 21 dicembre!


Siccome si avvicina la fine del mondo (che incombe sicura come il Millennium Bug), ne approfitto per un piccolo sfogo serio sul nostro bellissimo Paese e su tutte le cazzate delle quali sentiamo parlare quotidianamente e che non fanno altro che renderlo un Paese piccolo piccolo, culturalmente, politicamente ed economicamente. E questo mi fa imbestialire, perché sfido chiunque in Europa a dire che l’Italia non avrebbe le carte in regola per essere leader di un’Unione Europea che esiste solo sulla carta ma che resta comunque un punto di riferimento.

Parliamo di questi punti di riferimento e di quanto ci hanno frantumato le palle con il maledetto spread (cliccate qui per godervi almeno la canzone del Bambino Alberto sullo spread, giusto per tirarvi su il morale).

Abbiamo passato mesi in cui appena aperti gli occhi al mattino abbiamo subito controllato in tv o sul cellulare a quanto fosse lo spread. 500. 498. 503. 480. Tombola. Nell’incontrare conoscenti abbiamo chiesto “Come va?” e ci siamo sentiti dire “Eh, come vuoi che vada… con lo spread a 500…”. Cazzo, neanche avessimo chiesto a quanto fossero i trigliceridi o il colesterolo!

Tutti presi dal cercare di recuperare rispetto al Bund tedesco ma molto meno intenti a riflettere su una cosa: che questo benedetto Bund non è uno “zero”, non è un punto fisso, ma oscilla. E che quindi recuperare qualche punto di spread, di per sé, non significa nulla: dipende da cosa fa il Bund. Che, stabile per stabile che sia, comunque non ha un valore fisso.

Ciononostante, di questo si è parlato pochissimo, perché comunque un po’ di fumo negli occhi è bene mantenerlo, quella cortina che serve, come dicono i maghi, da misdirection, cioè serve a distrarre il pubblico, ad attirare la sua attenzione su una mano per distrarlo dal vedere ciò che fa l’altra. Per carità, non che non ci sia una ripercussione sulla vita di tutti i giorni se lo spread sale o scende, ma non credo che debba essere l’argomento base di qualsiasi discussione politica.

Che poi, di politica (in senso stretto) in Italia non se ne fa mica molta. Il più è roba da mercato del pesce (con tutto il rispetto per gli operatori del settore).

Chi è che fa politica davvero in Italia? La destra? Quella destra che non è in grado neanche di capire se deve fare le primarie oppure no?  Quella che ha più visibilità dalle notizie sulle vicende private di Berlusconi che dalle attività politiche vere e proprie? Quella dove fino a poco tempo fa c’era Fini prima che perdesse ogni credibilità politica mentendo spudoratamente agli elettori e mostrando che la sua parola vale come il due di picche quando briscola è fiori?

Ok, allora vorrà dire che la politica la fa la sinistra. Ma quale sinistra? Quella che ha avuto la possibilità di cambiare strada ma ha preferito prendere a calci l’unico che provava a fare qualcosa di diverso (Renzi) per mantenere i vitalizi di Bersani, D’Alema, Bindi e tutto il carrozzone del circo che imperterrito continua a girare per l’Italia da una vita?

No, evidentemente la politica la deve fare Di Pietro. Ma chi, quello che incespica sull’italiano? Quello che diceva che da lui non avrebbe avuto asilo nessuno che fosse dedito al “magna magna” e che quella dell’Idv era “tutta un’altra storia”? Quello che poi ha dovuto far chiudere in fretta e furia gli stand all’indomani della scoperta che pure il suo capogruppo nel Lazio partecipava all’orgia di spartizione dei fondi di quella Regione come i Batman, i Robin e tutti gli altri supereroi?

Quindi non resta che il voto di protesta, i Grillini. Vabbè, qui non voglio nemmeno commmentare.

Basta, in questa situazione dobbiamo stringerci intorno ad uno dei simboli della Repubblica: il Presidente! Sì, però stringiamoci piano, perché ricordiamo che in Italia Presidenti che non abbiano passato i 70/80 non ne vogliamo e allora occhio alle costole, che a romperle si fa in un attimo. Ma poi perché mi dovrei stringere intorno a uno che ha deciso autonomamente che in Italia ci voleva un Governo tecnico e che ha deciso chi doveva essere il Presidente del Consiglio ascoltando la culona anziché gli italiani?

Parliamone del Governo tecnico. Esiste una cazzata più grande del principio di “governo tecnico”? Secondo me no. Oddio, in teoria dovrebbe funzionare, ma la pratica è tutta un’altra cosa. Pensate che un medico, divenendo primario, continui ad essere medico? Ma neanche per idea! Se fino ad oggi il chirurgo si lamenta del fatto che serve una sala operatoria in più, domani, divenuto primario, dirà che ne deve togliere due. Questo perché diventa un amministratore e come tale deve sottostare a necessità ed a ragionamenti completamente diversi. Allo stesso modo, pensate che un grande economista, divenendo Ministro, possa comportarsi da economista o che debba piegarsi a ciò che in politica si può e non si può fare? Ecco che alla fine, la teoria del Governo tecnico va a farsi benedire.

Allora mi si può dire: dove sta la soluzione? Siamo spacciati?

No, non siamo spacciati. Non lo siamo a patto di smettere di dire che la Prima Repubblica è finita. Non è finita per niente, perché ancora oggi vediamo gli strascichi dei suoi meccanismi perversi. Quelli che abbiamo oggi nell’emiciclo non sono altro che le teste che venivano subito dietro a quelle che sono state tagliate dal Di Pietro magistrato (che mi piaceva), se non sono addirittura le stesse teste che si sono riciclate o che sono sopravvissute al taglio (che non deve essere stato fatto molto bene…credetemi, con una moglie francese di ghigliottine me ne intendo). Ed infatti, i comportamenti sono gli stessi, i problemi irrisolti sono i medesimi. Qualcuno oggi può dire che sono stati chiariti i dubbi sui rapporti tra Stato e mafia? E, per favore, senza tirare in ballo come al solito Andreotti, capro espiatorio di comodo per tutti. Al limite la novità potrebbe essere che la mafia si lamenti delle infiltrazioni politiche piuttosto che il contrario. Ecco, questa potrebbe essere davvero una novità.

Il problema è che dietro alle teste che abbiamo oggi ce ne sono ancora altre cresciute alla loro ombra e che vedono nel fare politica un modo per portare a casa lo stipendio, un modo per poter cercare di avere sempre di più dando possibilmente il minimo. Altro che fare politica: questo è un accanimento, come se Romolo e Remo si fossero attaccati alle mammelle della Lupa per ridurla pelle e ossa.

Un momento, dimenticavo la via d’uscita. Quella c’è, per fortuna, ma servirà tempo. Sono i nostri figli. Qui serve un cambiamento culturale, non istituzionale. E per realizzarlo, purtroppo, ci vuole tempo. Bisogna che una generazione cresca pensando che fare politica ti può (e ti deve) dare uno stipendio, ma solo perché col tuo operato cerchi di rendere migliore il tuo Paese. Se ci riesci allora per me puoi anche diventare ricchissimo con la politica, non me ne frega nulla. Ma i parassiti non li voglio, ne abbiamo avuti troppi.

Ammesso che i Maya non abbiano ragione, abbiamo la possibilità di scegliere: possiamo continuare così, lamentandoci senza cercare di far nulla, oppure possiamo provare a cambiare qualcosa, educando i nostri figli a rispettare ciò che è di tutti. E non mi riferisco alle menate sulle cartacce che non vanno gettate per terra: bisogna insegnare loro che la Repubblica è il nostro patrimonio, che l’Italia è di tutti noi italiani e che bisogna isolare i parassiti e seguire chi ha delle buone idee, non il contrario.

Ce la possiamo fare?

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2 pensieri riguardo “Povera Italia… altro che 21 dicembre!

  1. Lello, per ogni progetto grande occorre la collaborazione, l’intento comune di molti individui. Quindi la risposta sulla riuscita è: dipende dalla coscienza delle persone che educano la futura generazione. E’ un’incognita.
    Non ho mai pensato alla roba dei Maya e del 21 dicembre, non guardo molta tv eccetto i telegiornali e poche altre cose, quindi sta cosa m’è sempre rimasta nebulosa…
    Ma l’angoscia per il futuro economico invece non ha smesso di attanagliarmi ogni santo giorno, le notizie non hanno smesso di intristirmi e preoccuparmi… Noi ce ne andiamo, è una cosa decisa da tempo, resta da vedere quando la crisi, che è anche negli altri paesi, ce lo permetterà.
    Intanto ti faccio tanti auguri per queste feste 😉 Ciao!

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