Di Monti e dei soldi che ci poteva far risparmiare


Ieri sera ho ripreso in mano una pagina di giornale messa da parte prima delle feste natalizie per leggerla con calma una volta trascorsi i giorni di festeggiamento all’ingrasso. E devo dire che le notizie che ho letto non mi hanno favorito la digestione.

La prima che mi sono trovato davanti è stata quella relativa a “Fratelli d’Italia”, il nuovo movimento della Meloni e di La Russa. Mi sono cadute le palle. Ma non per il programma o la caratterizzazione politica, bensì per il nome. Ogni volta che nasce una lista, un partito, un qualsiasi assembramento di politici o aspiranti tali, probabilmente si riunisce un’apposita commissione di cervelli per stabilire il nome più adatto. A suo tempo Berlusconi fu criticato perché con la sua Forza Italia (ed il nome di “azzurri” dato ai suoi membri) aveva sfruttato gli slogan calcistici. Evidantemente La Russa, che a quel tempo seguiva il Cavaliere, deve aver ricordato quell’insegnamento.

Ma ci siamo mai fermati a riflettere, ad esempio, sul nome Partito Democratico? Pensiamoci un attimo: scegliere questo nome vuol dire che chi non ne fa parte non è un democratico. Il ché è fuori da ogni logica. Oltre che palesemente falso.

Comunque, afflitto da questi pensieri mi sono trovato davanti l’ennesima notizia sull’agenda Monti ed a quel punto mi è partito un ragionamento che adesso vi espongo.Subito dopo l’estate si è cominciato a sentire parlare con sempre maggiore insistenza di un possibile Monti-bis ed abbiamo assistito ad una serie di leccate di sedere nei confronti del Professore talmente trasversale da non avere precedenti a partire dal dopo Craxi.

Ma il buon Monti ha fin dall’inizio detto che il suo compito era soltanto quello di portare il Governo alla fine della legislatura. Punto.

Lo ha detto talmente tante volte che alla fine ci hanno creduto tutti. Soprattutto a sinistra. E infatti sono state fatte le primarie: Bersani si è fatto due conti in tasca ed ha giustamente pensato che con il centro destra allo sbando doveva solo battere Renzi (cosa purtroppo abbastanza facile da prevedere) per avere la strada spianata verso la Presidenza del Consiglio.

Poi siamo arrivati a dicembre e ad un certo punto si è cominciato aparlare di Agenda Monti: tutti in allarme! C’è o non c’è? Ci sarà o non ci sarà? Alla fine c’è e quindi c’è anche la candidatura di Monti. Cosa che tutti, in fondo, immaginavamo.

Peccato che io non riesca proprio a credere che il nostro premier dimissionario non sapesse già di volersi candidare.

Ho dato fiducia ad uno sciroppo gusto “gin-tonic senza alcool” (senza peraltro, restare troppo deluso e potendo comunque, eventualmente, provvedere a ritoccare il livello alcolico), ma non per questo credo a tutto.

Personalmente penso che nel momento in cui molti auspicavano un Monti-bis ed il Presidente Napolitano cercava di tenere Monti fuori dai giochi (convinto che poi sarebbe stato chiamato comunque in causa) il primo ad essere felice di tutto questo fosse proprio il diretto interessato. Perché tanto in Italia nessuno si candida perché “vuole candidarsi”: ci si candida perché “spinti dal volere popolare”.

Solo che a furia di sentir dire di no a Monti, Bersani ci ha creduto davvero, è venuto fuori il progetto delle Primarie ed è nato l’avvincente scontro con Renzi. Talmente avvincente che Monti non avrebbe potuto candidarsi in quel momento, perché sarebbe stata una mossa fatta nel momento sbagliato. D’altra parte lui è il Professore: quando parla c’è il silenzio e tutti ascoltano. Non è il rappresentante degli studenti, che deve sgomitare per far sentire la propria voce.

Ed ecco che la candidatura è venuta in un secondo momento.

Per carità, può darsi che io mi sbagli, ma io penso che le cose siano andate così.

Il problema, è che se davvero per puro caso dovessi aver ragione vorrebbe dire che l’organizzazione delle Primarie del Centro Sinistra non sono servite ad altro che a far spendere altro denaro pubblico. Pensate che Bersani sia stupido? Che si sarebbe messo in marcia sulla strada verso la Presidenza sapendo che avrebbe trovato davanti a sè un muro e giocandosi, così, la sua forse unica possibilità?

Non so quanto siano costate esattamente le Primarie, ma se è vero (ed è vero) che più di 3 milioni e mezzo di italiani sono andati a votare e che ognuno di loro ha dovuto versare 2,00 Euro ecco che dalle tasche degli italiani sono usciti più di 7 milioni di Euro.

E se per caso io dovessi avere ragione, vorrebbe dire che alla faccia della spending review, dei tagli e dei sacrifici imposti dal Governo Monti non si è pensato che forse questi soldi sarebbero potuti restare nelle nostre tasche.

Pensando a quanto denaro, anche questa volta, è finito in fumo, sono tornato alla notizia su Fratelli d’Italia. E per cercare di farmi una risata ho richiamato alla memoria il grande Massimo Troisi nel film capolavoro Non ci resta che piangere.

Mi chiedo: anche per noi questa è l’unica possibilità?

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