Shopping night: l’importante è crederci


Se durante il vostro zapping quotidiano vi siete soffermati su Real Time (canale 31 del digitale terrestre) abbastanza a lungo da assistere ad un passaggio pubblicitario, avrete probabilmente visto lo spot di un programma che si chiama Shopping Night.

Si tratta di una trasmissione in cui tre donne, elegantemente agghindate in vestaglia e pantofole, vengono portate all’interno della Rinascente a Milano ed hanno a disposizione alcuni minuti per fare uno shopping selvaggio.

Detta così conosco tante donne che potrebbero dire “Magari succedesse a me!!!”. E invece no, perché in realtà le concorrenti non possono prendere ciò che vogliono e portarselo a casa ma devono attenersi al tema scelto dai conduttori e scegliere la vestita (o l’outfit, come amano chiamarlo) più adatta per l’occasione: la vincitrice potrà portarsi a casa ciò che indossa.

shoppingnight arrivo

L’arrivo delle concorrenti in una puntata di Shopping Night
(fonte www.realtimetv.it)

Quindi, in realtà, partecipare a Shopping Night e vincere non è sempre una gran cosa, perché se alla signora con la puzza sotto il naso capita di vincere la puntata in cui il tema è “concerto rock” mi viene da ridere.

Ad ogni modo, al di là del fatto che in alcuni casi le scelte compiute da qualche concorrente mostrano che in questa nostra società la vestita (pardon, l’outfit) “zoccola in tangenziale” piace, la vera chicca della trasmissione è rappresentata dai due conduttori: Enzo Miccio e Carla Gozzi. 

shopping-night

I conduttori di Shopping Night
(fonte http://realityshow.blogosfere.it/)

Ecco, quello che mi fa molto ridere sono i conduttori.

A Shopping Night si parla dello shopping come se fosse fisica quantistica: mentre le concorrenti scelgono i capi che ritengono più adatti, i due conduttori, con una recitazione da Oscar (ma che fa parte dell’ironia del programma) dialogano tra loro e ci rammentano che “lo shopping non ammette errori!”. E pensare che io credevo che fosse un neurochirurgo a non potersi permettere di sbagliare. Pensa un po’…

Mi si può dire: beh, ma loro sono due autorità nel settore…

Ecco, parliamone. Real Time ci mostra come per andare in TV, in realtà, spesso basti un buon aggancio e poco più. 

Non approfondisco il discorso su Carla Gozzi che, comunque, ha un suo onesto curriculum nel mondo della moda ma secondo me non si è accorta che il 1800 è passato da un pezzo e che con la nuova pettinatura sembra una Lady Gaga del futuro ma più carina (oggettivamente come donna trovo che abbia un suo fascino).

Carla Gozzi(fonte Style.it)

Carla Gozzi
(fonte Style.it)

Quello che mi fa più ridere è Enzo Miccio, noto al pubblico televisivo come wedding plannerLeggo spesso di donne che si strapperebbero i capelli pur di far organizzare ad Enzo Miccio il loro matrimonio. A queste donne mi permetto di dare un consiglio: prendete un /una qualsiasi wedding planner e dategli/le il budget che mettete a disposizione di Miccio. Scommettiamo che il risultato vi sorprenderà?

E vi dirò di più, magari se scegliete bene, il risultato sarà ancora migliore!

Perché Miccio potrà pure essere un grande esperto (tiene anche corsi di formazione e di bon ton), ma ancora non ha imparato che in Italia, contrariamente a ciò che succede negli Stati Uniti, lo smoking non si usa ai matrimoni (non essendo un abito considerato da cerimonia). Invece a lui, quando accompagna lo sposo a scegliere l’abito, capita di suggerirlo, soprattutto in occasione di matrimoni “di un certo livello”. Altro che Shopping Night!

E uso le virgolette perché come sempre capita, se sai fare le cose chic falle, ma se non le sai fare il risultato è una gran cafonata. 

Tutto questo sorvolando sul fatto che se uno vuol fare le cose da protocollo i testimoni maschi, il padre dello sposo ed il padre della sposa dovrebbero vestirsi in base a ciò che indossa lo sposo: se lo sposo porta il tight o il mezzo tight, a regola, anche loro dovrebbero indossarlo. In alternativa dovrebbero almeno avere lo stesso tipo di completo. Ma di questo vedo che Miccio non si cura (o almeno non abbiamo prova del contrario).

Allo stesso tempo, qualsiasi esperto vi confermerà che la boutonnière, cioè il fiore che lo sposo, il testimone, il padre dello sposo e quello della sposa portano all’occhiello (uguale per tutti), è un tocco di raffinatezza, non deve essere un mazzo di carciofi. Provate a vedere la vestizione dello sposo ad opera di Miccio e segnatevi le volte in cui la boutonnière è grossa come un girasole. Rimarrete sorpresi.

Insomma, guardare Shopping Night conviene.

Conviene per rendersi conto di come si faccia a gara a mandare in disuso l’italiano usando termini come outfit, per farsi una risata sulle scelte delle concorrenti e sulla “gravità” dei giudizi dei giudici (per questo consiglio di seguirlo su Twitter con @RialTaim), ma anche per vedere che per tutti c’è una possibilità a questo mondo.

Perché alla fine, il bello è ciò che cercano di farci credere. E l’importante è crederci.

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2 pensieri riguardo “Shopping night: l’importante è crederci

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