Quell’irresistibile (e presuntuosa) voglia di reset


Cito dal dizionario online del Corriere: “La parola inglese reset deriva dal verbo to reset, ‘azzerare’. È d’uso comunissimo in ambito informatico per indicare l’operazione che interrompe e riavvia il funzionamento del computer, riportandolo allo stato iniziale dopo averne interrotto i programmi in funzione”.

Non è raro che, in qualche discussione con amici, mi capiti di ricordare che, purtroppo, noi italiani siamo spesso un popolo carente di memoria storica: tendiamo a scordare il passato e così facendo rischiamo di commettere qualche errore di valutazione del presente.

Ma dimenticare è umano. Cancellare volontariamente è spesso un atto di grande presunzione.

Ciò di cui vorrei parlarvi in questo post è iniziato, per quanto mi riguarda, nell’autunno del 1994, quando un amico e compagno di Università, Giorgio Santi, mi chiese di accompagnarlo in una radio per sostenere un provino come dj per un programma musicale. Io giocavo al conduttore radiofonico da piccolo (ho ancora le cassette con le registrazioni ma mi mette i brividi l’idea di ascoltarle) e quindi fui contento di avere l’occasione di visitare una vera radio.

Fu così che entrai per la prima volta a Radio Incontro Pisa.Al termine del provino di Giorgio, mi fu data la possibilità di farne uno anch’io: una manciata di minuti per provare ad annunciare qualche disco e vedere come me la cavavo davanti al microfono. Ovviamente fui un disastro.

Qualche giorno dopo, però, mi chiamarono dalla Radio per propormi qualcosa di diverso da un programma di animazione: mi dissero che per il tipo di voce e per l’accento poco evidente avrei potuto collaborare con la redazione, per i notiziari e tutti i servizi che essa richiedeva. A chiamarmi era stato Daniele Ceccotti che, allora, se la memoria non mi inganna, aveva il ruolo di Direttore Artistico della radio. La sua voce così “radiofonica” mi colpì moltissimo.

A stento riuscii a non fare i salti di gioia. Già mi vedevo nei panni di Robert Redford in Tutti gli uomini del Presidente.

Ilpuntodilello.Redford

Ma la realtà di Radio Incontro era, ovviamente, ben diversa. Era una struttura portata avanti da tanti volontari che facevano seriamente il loro dovere animati dal piacere di lavorare ad un progetto comune.

Il primo manifesto di Radio Incontro Pisa


Il primo manifesto di Radio Incontro Pisa

Iniziai ufficialmente nel 1995. Ricordo che avevo un paio di mattine in cui collaboravo all’edizione del Giornale Radio delle 9:00 seguito da Andrea Bernardini, giornalista che agiva come responsabile della redazione.

Un giorno arrivai in radio e trovai un mio articolo sull’anniversario della tragedia di Superga appeso in bacheca con la scritta “fazioso!”. L’autore del giudizio era Giovanni Fabbri, elemento factotum della radio, animatore e membro della redazione. Io pensai “Ma che vuole questo rompipalle???”. Poi capii che in realtà Giovanni non era un rompipalle, ma voleva solo che ci si ricordasse che in una notizia le considerazioni personali non erano ammesse. Aveva ragione lui.

Racconto questo episodio perché si possa capire come, pur non essendo tutti dei professionisti, l’impegno nel dare una notizia, nel fare informazione, fosse sempre il massimo possibile.

Nella sala da cui si trasmetteva la diretta c’erano delle luci colorate ci avvisavano del suono del campanello o dello squillo del telefono. In particolare, quando arrivava una telefonata si accendeva una luce rossa. Quando qualcosa andava storto durante un GR non appena partiva la sigla di chiusura questa luce si accendeva ed al telefono si sentiva la voce di Andrea Giuliani, colonna della radio, che… chiedeva spiegazioni (diciamo così 🙂 ).

Eravamo tutti volontari, ma ciò non voleva dire che le cose potessero essere fatte, per dirla con Shopenhauer, “a cazzo di cane”. D’altra parte non era così che si lavorava a Radio Incontro fin dal 1977. Certo, i mezzi erano molto diversi da quelli che si possono trovare oggi in una qualsiasi redazione. Allora il collegamento internet era, almeno per noi, quasi sconosciuto, se si eccettua quello che ci consentiva di ricevere notizie dall’Ansa. Ma queste erano quasi tutte incentrate su eventi a livello nazionale, mentre noi avevamo particolarmente a cuore le notizie locali.

Per battere le notizie potevamo usufruire di un paio di vecchi pc 386 o 486 (e chi se lo ricorda) ed un telefono con annessa strumentazione per registrare le interviste. D’altra parte Radio Incontro non era (e non è) una radio commerciale, non viveva di introiti pubblicitari e quindi i fondi a disposizione non erano infiniti.

Il vecchio mixer della Radio che serviva per le trasmissioni in diretta


Il vecchio mixer della Radio usato per le trasmissioni in diretta

E allora ci si ingegnava: si partiva dalle notizie principali fornite dai quotidiani e da quelle che ci arrivavano tramite i membri della redazione che lavoravano come giornalisti o pubblicisti. Si cercava di approfondirle, si tenevano costanti contatti con le forze dell’ordine per avere aggiornamenti in tempo reale sulle ultime notizie e quando loro non ci mandavano un fax eravamo noi a chiamarli. Una sera le notizie scarseggiavano e quando chiamai il comando dei Vigili Urbani chiedendo di aggiornamenti e mi dissero che non ne avevano mi scappò un “Ma incidenti? Morti? Feriti?”. Dall’altra parte del telefono, con tono ironico, mi risposero “Purtroppo no…”.

Un’altra volta mentre stavo andando in radio in tutta fretta mi fermò una pattuglia dei Carabinieri per un controllo. Dando i documenti al carabinieri dissi “Tenga. Però, per favore, facciamo presto perché ho il GR!”. Mi guardò come se fossi un pazzo e mi restituì i documenti dicendomi un “Vada pure” che sapeva tanto di “Levati di torno”. Ecco, adesso sapete che se vi fermano e avete armi, droga e cadaveri nel bagagliaio potete usare questa scusa.

Comunque, battute a parte, tutte le persone che lavoravano in radio, che fossero in redazione o responsabili di programmi di animazione o tecnici, ecc, TUTTE mettevano il massimo impegno nello svolgere il proprio compito. E gli ascoltatori apprezzavano molto.

L'adesivo che attaccavamo ovunque fosse possibile per fare pubblicità...


L’adesivo che attaccavamo ovunque per fare pubblicità…

Tutto ciò è andato avanti finché non fu deciso di chiudere la redazione ed affidare la trasmissione dei Giornali Radio al satellite. Noi della redazione ci spostammo in massa verso l’animazione e rimanemmo comunque per anni nello staff della radio. Perché la sentivamo un po’ nostra e non la volevamo abbandonare.

Ma perché vi ho raccontato tutto questo?

Perché in qualsiasi gruppo di persone arriva un momento in cui alcuni escono ed altri entrano. Questo è positivo, ci mancherebbe. Molto meno positivo è quando chi arriva viene preso da quell’irresistibile voglia di reset, di azzerare ciò che c’è stato prima. E questo è molto presuntuoso, perché per quanto capace possa essere il nuovo arrivato COMUNQUE si trova a vivere una realtà portata avanti, fino a quel momento, da altre persone prima di lui. Bene o male è da vedersi, ma comunque tutto ciò che c’è stato in passato non può essere cancellato.

Eppure ciò avviene di continuo.

A dicembre 2012 ci sarebbe stato il 35° Anniversario della nascita della Radio. Per il trentennale fu organizzata una bellissima rimpatriata con il ritorno al microfono di tanti ex redattori, animatori, ecc. Fu un bellissimo momento, di cui tutti noi che abbiamo avuto la possibilità di prendervi parte conserviamo un carissimo ricordo.

Immaginatevi la sorpresa quando ci siamo resi conto che il 35° compleanno della radio è passato in sordina. O, se vogliamo vederla in modo di verso, che tante persone non sono state contattate per festeggiare questa ricorrenza.

Ma la cosa peggiore è avvenuta pochi giorni fa, quando Giovanni, sul gruppo di Facebook che usiamo per restare un minimo in contatto, ci ha segnalato quanto riportato sul sito della radio: “Radio Incontro da circa una decina di anni ha adottato una linea editoriale che punta sulla buona informazione, sia a carattere locale che a carattere nazionale. Grazie al lavoro della redazione interna che provvede alla produzione di notiziari locali e rubriche di carattere informativo, Radio Incontro é in grado di provvedere alla pianificazione di programmi, rubriche e radio giornali anche a carattere nazionale inseriti nel palinsesto con la media di un appuntamento ogni ora“.

Beh, voi, al posto nostro, come ci sareste rimasti?

Siccome l’italiano non è un’opinione, quanto scritto sul sito significa: “Da una decina d’anni la linea editoriale della radio consente di fornire una buona informazione, contrariamente a quello che succedeva prima, quando vi raccontavano solo delle cazzate“.

Mi sono preso la libertà di scrivere alla redazione, segnalando che quelle parole andavano ad offendere il lavoro di tante persone che, da molto prima che arrivassi io in Radio, avevano  sacrificato con piacere il proprio tempo libero per un impegno nel quale credevano fortemente.

Ad oggi, trascorsa quasi una settimana da quella mail ancora non ho ricevuto una risposta.

Può essere che una redazione che funziona così bene, che è così puntuale e precisa nel fornire le notizie, si dimentichi di leggere una mail?

Beh, sì, può succedere… Certo, se questa mail segnala una notizia o una richiesta di aiuto tipo Gabibbo allora è un peccato, perché vuol dire perdersi una notizia. Ma ciò non può succedere ad una redazione che punta sulla buona informazione, no?

Diciamo che la mail è stata letta e cestinata. Direi che questa è la possibilità sulla quale scommetterei. E sapete perché? Perché una redazione di professionisti dell’informazione (fossi in quelli di Radio Rai comincerei ad avere paura della concorrenza) non può non conoscere il significato delle parole che usa e quindi non può dire “Ah, ma non intendevamo mica dire quello che pensate…”. Ciò equivarrebbe ad ammettere che c’è stato un errore di comunicazione: ma scusate, non si puntava sulla “buona informazione”? Questa sarebbe una “errata informazione”…

Diciamocelo: la mail non è neanche diventata carta straccia, è finita nel “cestino” di qualche computer.

Avere dei mezzi sofisticati, cellulari e palmari che ti consentono di leggere la notizia dell’ultimo minuto mentre sei già in diretta concede sicuramente un bel vantaggio. Ma la tecnologia è un conto, la capacità è un’altra. Allora dovremmo dire che noi siamo più bravi di Gutemberg, perché siamo in grado di comporre e stampare una pagina in pochi minuti. Lui, pezzente, con quei suoi caratteracci mobili ci metteva una vita… figuriamoci se avesse fatto il giornalista, che servizio scadente avrebbe offerto. Ma per fortuna poi c’è stato un diluvio universale che ha azzerato l’umanità finché non siamo arrivati noi da un giorno all’altro. E adesso si che si punta sulla buona informazione.

Che fortuna…

Dedico questo post a tutte le persone che ho conosciuto nei circa 10 anni trascorsi in Radio. Non me ne vogliano gli altri (Nicola Carmignani, Antonio Zavagli, e tutto il gruppo degli animatori che è troppo lungo per essere nominato per intero), ma oltre a quelli già citati vorrei ricordare alcuni nomi di persone che erano parte della redazione: Alessandro Banti, Susanna Bagnoli, Emilio Genovese, Francesca Paternesi, Francesco Paletti, Lisa Scatena, Micaela Sagliocco, Antonio Sciotto. 

Perché è a queste e ad altre persone che l’attuale redazione ha fatto un torto, passando una bella spugna sulla lavagna della memoria che riportava i loro (nostri nomi).

Noi sappiamo cosa abbiamo fatto quando eravamo in Radio. Non abbiamo certo vinto dei Pulitzer, ma non è necessario per essere tranquilli di aver fatto qualcosa di serio. E gli ascoltatori hanno ricambiato il nostro impegno.

Magari tra questi c’erano anche gli attuali professionisti del giornalismo che popolano la redazione. Ma, si sa, a furia di resettare uno la memoria la perde completamente…

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