Tribuna politica… de noantri! La parola agli elettori.


In un’Italia che, imbiancata dalla neve, fatica a riprendersi da un evento inconcepibile, triste e diseducativo come la vittoria di Tiziana a MasterChef (la mia vincitrice morale resta Daiana), prosegue il conto alla rovescia verso le elezioni.

Da un post sulla vicenda di Giannino pubblicato sulla pagina Facebook è nata un’idea non certamente originalissima, ma che vuole essere (lo spero) lo spunto per qualche riflessione in più nelle ultime ore prima di andare a votare: far parlare di politica gli elettori anziché i politici. Pareri più pratici, più a contatto con la realtà rispetto a ciò che sembra essere, molto spesso, la politica nostrana, persa in un mondo che noi che lo viviamo fatichiamo a riconoscere come quello che ci sta intorno ogni giorno.

Ho avuto la fortuna di trovare l’appoggio di alcuni amici, che ringrazio perché mi hanno dato i loro pareri ed hanno, in pratica, scritto questo post, creando quella che ho chiamato la Tribuna Politica “de noantri.

tribunapolitica_ilpuntodilello

A queste persone ho rivolto le stesse domande e le risposte le riporto di seguito. Non si tratta di una grande intervista politica, ma d’altra parte non sono un giornalista e quindi se cercate le domande “graffianti” (che poi non vanno fatte agli elettori ma ai politici) potete rivolgervi altrove. Mi sarebbe piaciuto, invece, poter avere elettori di tutti gli schieramenti, ma non ci sono riuscito. Non me ne vogliano coloro che hanno scelto di votare liste qui non rappresentate: ho provato ad avere un esempio per ogni lista, ma non essendoci riuscito… amen! 

Ecco i protagonisti di questo post:

  1. Sergio, 33 anni, elettore di centro-destra, voterà per Fratelli d’Italia.
  2. Giovanni, 31 anni, elettore di destra quando la “destra” esisteva, voterà per M5S.
  3. Francescopaolo, 37 anni, elettore di destra, voterà per Fare.
  4. Maria Giulia, 34 anni, politicamente orientata “al buon senso”, voterà Berlusconi non perché le piaccia ma perché ritiene che sia il “meno peggio“.

Dai un voto da 1 a 10 a questa campagna elettorale.

  1. Sergio5.
  2. Giovanni4: Campagna elettorale all’italiana. Ci si confronta solo su pochi punti di cui agli italiani non frega nulla e si lasciano da parte i temi economici e sociali veramente importanti.
  3. Francescopaolo – La campagna elettorale per me merita sì e no un 3 nel suo complesso. La motivazione e’ presto detta, visto che sono mancati pressoché completamente i contenuti dei programmi. Si e’ badato unicamente e in maniera più forte rispetto al passato di sondaggi più o meno (ma forse meno) veritieri preferendo la polemica sterile al piu’ costruttivo confronto…
  4. Maria Giulia 0: non ce n’è uno che mi ispiri fiducia o da cui mi senta rappresentata.

Cosa avresti voluto sentir dire ai candidati?

  1. Sergio – Un programma serio a lungo termine per diventare un Paese serio.
  2. Giovanni – Che lavoreranno per l’Italia e per gli italiani. Alcuni lo hanno anche detto, ma molti di loro hanno perso totalmente credibilità ai miei occhi.
  3. Francescopaolo – Avrei voluto sentir parlare di programmi, di idee per uscire dal pantano in cui ci troviamo. Avrei voluto sentire risposte o possibili risposte ai molteplici interrogativi di questi periodi.
  4. Maria Giulia – Avrei voluto vedere delle facce nuove, possibilmente sotto i 50 anni e senza lauree, master e titoli vari. Credo che per far funzionare l’Italia serva la casalinga di Voghera che sbarca il lunario con 1.000 € al mese.

Cosa NON avresti voluto sentir dire ai candidati?

  1. Sergio – Stronzate demagogiche e campagne elettorali incentrate sul matrimonio gay.
  2. Giovanni – I soliti insulti personali, che non portano a nulla se non a far muovere il focus dai temi chiave alle baggianate buone solo per Pomeriggio Cinque.
  3. Francescopaolo – Esattamente quello che hanno detto, cioè soffermarsi troppo sul nulla di concreto e propositivo, il fuggire costantemente dall’esprimere un’idea che nasce da una ideologia.
  4. Maria Giulia – Non avrei voluto vedere le solite facce, che invece che preoccuparsi del bene del Paese altro non fanno che darsi addosso uno con l’altro.

Cosa ne pensi delle “quote rosa”?

  1. Sergio – Una cazzata. Le quote devono servire per rappresentare le minoranze. Le donne non sono una minoranza. Devono solo essere trattate alla pari. Imporre una quota rosa è un insulto alla loro intelligenza.
  2. Giovanni – In linea di principio sono contrario alle quote rosa e trovo svilente quando non umiliante che si debba ricorrere a questo sistema per dare il giusto risalto alle figure femminili in politica. Non è un fatto di numeri ma di qualità dei candidati. Le donne non ne hanno certo meno degli uomini ed è davvero triste vedere che sia ‘necessario’ usare mezzi come questi per garantire la posizione che meritano ad alcune donne.
  3. Francescopaolo – Una forzatura, una forma di ghettizzazione al contrario. Assurdo pensare che una quota debba essere riservata alle donne, i limiti sono inutili, se le perone valgono e sono serie lo sono sia se maschi che femmine. È davvero parità riservare un certo numero di seggi a questo o quel sesso indipendentemente dalla serietà e capacità degli aderenti a questo o quel partito?
  4. Maria Giulia – Penso che il solo fatto di prevedere delle quote rosa sia discriminazione nei confronti delle donne. È come prevedere una quota di riserva di posti di lavoro per handicappati. Non dovrebbe esserci nemmeno bisogno di parlare di quote rosa. Se una persona vale deve poter andare avanti in tutti i campi della vita a prescindere dall’essere uomo, donna o ermafrodita.

Il partito che non voteresti mai?

  1. Sergio – Ingroia.
  2. Giovanni – Gli estremisti, sia da una parte sia dall’altra. Trovo che le loro idee siano spesso realmente anacronistiche.
  3. Francescopaolo – Un partito estremista.
  4. Maria Giulia – Non voterei mai Mario Monti. Credo che abbia fatto sufficientemente danni e soprattutto trovo che sia asservito alle banche, che dopo la Magistratura sono il secondo cancro dell’Italia.

Il politico più “anti politico”?

  1. Sergio – Ingroia.
  2. Giovanni – Uno che fa politica non può essere “anti politico”. Può essere contro un determinato tipo di politica, ma non “anti politico”. Anche l’anarchico quando manifesta fa politica. È un termine per me privo di significato anche perché tutto, per certi versi, è politica.
  3. Francescopaolo – Grillo. Alcune affermazioni possono essere anche condivisibili, il metodo no, perché mi dà la sensazione di arruffapopolo, di uno che cavalca la rabbia collettiva. Ma il rischio è la perdita di controllo di questa rabbia.
  4. Maria Giulia – Credo Grillo, ma perché ancora non ha avuto occasione di fare il politico.

Il politico che ti piace di più?

  1. Sergio – La Russa.
  2. Giovanni – Non c’è un politico che mi piaccia di più a tutto tondo. Apprezzo molto alcune idee di Tosi, così come trovo “affascinante” Giannino. Tra tutti, comunque, quello che più amo ascoltare è sicuramente Renzi. Sono certo, però, di quale sia quello che mi piace meno: Capezzone.
  3. Francescopaolo – Al momento non trovo un solo politico che mi piaccia, tempo addietro avrei detto Fini.
  4. Maria Giulia – Non mi piace nessuno. Rendo merito a Berlusconi di essere un soggetto che, con tutti i suoi limiti, ha dimostrato di saper concludere qualcosa nella vita. Non credo si diventi Berlusconi senza averne le capacità e soprattutto, a differenza di tutti gli altri politici, lui almeno ha costruito aziende che danno posti di lavoro a 50.000 persone. Non sarà uno stinco di Santo, ma è l’unico dato concreto a cui posso far riferimento. E di fronte al nulla che c’è dalle altre parti la scelta diventa quasi obbligata.

A cosa dovrebbe pensare la gente per decidere cosa votare?

  1. Sergio – Deve chiedersi: chi veramente può fare qualcosa che abbia una rilevanza a lungo termine positiva?
  2. Giovanni – Trovo che ci si dovrebbe concentrare sui programmi e sulla credibilità dei candidati. E sulla credibilità cito (con la massima umiltà) Einstein: “Insanity: doing the same thing over and over again and expecting different results” (Trad: “Pazzia: continuare a fare sempre le stesse cose ed aspettarsi risultati diversi”, ndr). Credo sia giunto il tempo di cambiare. Anzi, era giunto ieri. Oggi siamo in ritardo.
  3. Francescopaolo – Forse prima sarebbe bene ascoltare ciò che viene proposto e poi fare una attenta riflessione cercando di badare al giardino intero e non solo al proprio fazzoletto di terra.
  4. Maria Giulia – Credo che ci voglia della gente capace e non della gente che si è riciclata in politica perché nella vita non è stata capace di fare altro di concreto.

Se tu fossi candidato/a quali sarebbero i tuoi punti di forza?

  1. Sergio – Meno tasse sul lavoro (drastica riduzione del cuneo fiscale almeno su nuove assunzioni), riforma della giustizia (più del procedimento le pene, certe e proporzionate al danno e alla pericolosità per la società).
  2. Giovanni – Non credo che sarei un buon politico perchè sono “leggermente” duro nelle scelte. Comunque credo che i tre temi più importanti che porterei avanti siano legalità, semplificazione tramite digitalizzazione e welfare (imbroglio mettendo una parola che ne vale almeno 5 😉 )
  3. Francescopaolo – Diciamo che ritengo che la civilta’ di un Paese si veda dall’attenzione che esso riserva a: istruzione, sanità, giustizia. Una volta sistemate queste colonne allora si può passare al resto, avendo presente etica e morale dei rapprentanti… e dei rappresentati.
  4. Maria Giulia – Proverei a gestire il Paese come un’azienda, quindi taglio dei costi inutili in primis, trasparenza totale sulle operazioni di Stato e soprattutto responsabilizzazione: chi sbaglia paga e chi dimostra di non sapere fare il proprio lavoro va a casa e non torna più. E basta con i superstipendi: se lavori per lo Stato vieni pagato come in un’azienda, cazzo.

Tre motivi per votare il partito che hai scelto?

  1. Sergio – Rappresentante di una politica veramente di centro destra, Leader nuova e innovativa, idee chiare.
  2. Giovanni – Se si intende per il partito che voterò io, direi: 1) Cambio d’aria. I signorotti dei grandi partiti li abbiamo provati per anni e anni, sempre con gli stessi medesimi risultati. Ci hanno trascinato in un baratro e non possono esser certo loro a tirarcene fuori. Forse i nuovi partiti si dimostreranno egualmente catastrofici ma se non altro godono del beneficio del dubbio. Gli altri questo beneficio lo han perso da tempo. 2) Necessitiamo urgentemente di politiche energetiche più moderne e il programma del M5S ha messo giù pochi chiari punti, tutti realizzabili, che ci aiuteranno a ridurre i costi dell’energia e, di conseguenza, i costi di produzione. Uno dei motivi per cui molte aziende internazionali (e nazionali) si allontanano dal nostro Paese, oltre al costo del lavoro, è dato proprio dal prezzo esorbitante dell’energia. Senza andar troppo lontano, si veda il caso Alcoa. Questo è un aspetto che in campagna elettorale esce pochissimo ma è veramente centrale se si vuole cercare di risollevare le sorti del Paese. 3) Nella sezione Stato e Cittadini” del programma ci sono diversi punti interessanti che vanno dall’abolizione delle Province alla rimozione del quorum per i referendum, passando per l’accorpamento dei Comuni con meno di 5000 abitanti e per la non eleggibilità alle cariche pubbliche per i cittadini con condanne penali. Tutte cose che ridurrebbero alcuni costi, porterebbero semplificazione, aumenterebbero la democrazia e consentirebbero un’ottimizzazione del rapporto con lo Stato.
  3. Francescopaolo – Fatico a rispondere, i motivi sono tanti e vari, dal desiderio di cambiamento all’aver visto o intravisto persone diverse dalle precedenti; dal desiderio di agire a seguito di riflessione alla volontà di raggiungere una precisa meta.
  4. Maria Giulia – Perché Berlusconi è l’unico che nella vita ha combinato qualcosa, con le sue aziende paga 50.000 stipendi e spero che mi levi qualche tassa!

Scegli un politico e mandagli un messaggio

  1. Sergio – Caro Vendola, basta incentrare la tua campagna elettorale sui matrimoni gay e su diritti di adozione. Hai ragione le coppie omosessuali hanno diritto al riconoscimento di diritto di coppia. Ma credo che riconoscere a una coppia gay il diritto a sposarsi e adottare bambini non risolverà i tanti problemi che attanagliano il nostro paese. Vai in Parlamento e fatti riconoscere questi diritti sacrosanti (tranne l’adozione) e dai soluzioni ai problemi del paese.
  2. GiovanniSilvio e Pierluigi, anche basta, va!
  3. FrancescopaoloFini: mi deluse profondamente sciogliendo AN ed entrando nel Pdl; si riscatto’ parzialmente mandando al diavolo il nanetto di Arcore, ma non ebbe il coraggio di lasciare il suo scranno (cosa che avrebbe dovuto fare per onestà intellettuale). Last but not least, l’attuale alleanza che mi pare degna della peggior DC e non della vecchia Alleanza Nazionale.
  4. Maria Giulia – Lo mando a tutti: alla vostra età si va all’ospizio; con i danni che avete fatto voi negli anni si dovrebbe andare in galera.

Questi i pareri dei quattro amici che si sono resi disponibili per questa specie di “chiacchierata”. Di sicuro, non costituiscono un campione statisticamente significativo, ma scommetto che chi leggerà questo post potrà avere argomenti di riflessione.

Tra l’altro, nella diversità di opinioni, emerge una certa convergenza (che bel termine, quanto mi piace) su alcuni concetti:

  • la campagna elettorale è stata decisamente di scarso livello. I partiti dovrebbero riflettere su questo aspetto, perché non è un segnale positivo da dare agli elettori, soprattutto a quelli più indecisi e che possono essere tentati anche dall’astensione;
  • le quote rosa di cui tanto si parla da anni sono generalmente ritenute una cazzata (parere riscontrato, per quanto mi riguarda, anche con molte altre persone, soprattutto donne). Mi chiedo, quindi, in che mondo viva un politico che sostiene la necessità o la correttezza di introdurre tali quote: ne ha mai parlato con la gente?

A questo punto aggiungo il mio parere, non perché conti qualcosa, ma per non sottrarmi a questa sorta di outing politico.

Io sono sempre stato un elettore di destra, quando, come dice Francescopaolo, parlare di “destra” voleva dire qualcosa. Oggi equivale a dire (mi perdoneranno i Beatles) “Obladì obladà“. Fino a qualche giorno fa sarei stato certissimo nel dare il voto a Giannino: le vicende degli ultimi giorni mi hanno lasciato molto perplesso, ma credo che mi tapperò il naso e andrò avanti (cosa che credo faranno in tanti, non tutti con Giannino ma con varie liste).

Perché Giannino? Perché credo che sia l’unico che vuol cercare di fare qualcosa per le piccole e medie imprese, che sono il cuore pulsante dell’Italia e che si trovano spalle al muro di fronte ad uno Stato che non supporta ma che chiede di essere sopportato. Giannino ce la farà? Non ce la farà? E chi lo sa? Sarebbe una bugia dire che spero in un risultato a doppia cifra, ma credo anche che anni fa la Lega era un partito con una base elettorale circoscritta geograficamente e scarna numericamente. Ma, che piaccia o no, è cresciuta nel tempo per diventare un partito come e più (numericamente) di tanti altri. Perché non dovrebbe succedere per Giannino? E come può succedere per Giannino può succedere per tutte le altre liste che ad oggi sembrano minori e delle quali si parla tirando fuori la questione del “voto utile”. Ecco, magari spero non succeda a Grillo, del quale non condivido (ed anzi trovo gravissima) la volontà di sottrarsi ai media italiani. Non penso si possa parlare veramente agli elettori in questo modo.

Nè mi convince Fratelli d’Italia, con la Meloni che oggi dice di essersi vergognata mentre era nel Pdl ma che in quello stesso momento in cui provava vergogna non ha mai abbandonato il partito. Oggi parla perché le serve per prendere certi voti. Comportamento che, secondo me, non è da persona politicamente seria.

Alcuni mesi fa mi ero affezionato a Renzi (ne ho già parlato in altri post) e tuttora penso che abbia cercato di portare qualcosa di nuovo nel centrosinistra e più in generale, nel panorama politico italiano. Una cosa mi colpì in una sua intervista e cioè quando disse che se uno è stato 15 anni in Parlamento ed ha fatto delle cose buone è giusto che vada al bar con gli amici a giocare a carte ed a raccontarle. Se invece uno è stato 15 anni in Parlamento e non ha fatto cose buone è giusto che vada al bar con gli amici a giocare a carte.

E proprio per questo non ne posso più di sentire Berlusconi dire che ha le soluzioni pronte dopo che non ce ne ha fornito tracce nei suoi anni di Governo; non ne posso più di sentire Bersani dire che è in grado di governare quando sono convinto che non conti nulla neanche a casa propria e soprattutto adesso che ha tirato fuori dall’armadio lo scheletro di Prodi; non ne posso più di Monti, il cui operato si commenta da solo.

Comunque, tra poche ore tutti questi discorsi varranno meno di zero e potremo finalmente commentare i risultati delle elezioni.

Ed in attesa di questi risultati, lascio la chiusura del post a Carcarlo Pravettoni, l’unico politico che noi tutti voteremmo volentieri. E che forse abbiamo davvero tutti votato, senza saperlo, negli ultimi decenni.

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