Mennea e lo sport che non c’è più


Come, immagino, molte altre persone sono rimasto sorpreso dalla notizia della morte di Pietro Mennea, primatista dei 200 metri dal 1979 al 1996 e oro alle olimpiadi di Mosca.

In questi casi si dice spesso “grande uomo prima ancora che grande sportivo” e sicuramente si tratta di parole ottimamente spese per Mennea. Ancor di più se si pensa a come sono cambiati, nel tempo, i valori associati allo sport ed i comportamenti di chi lo sport lo vive in prima persona, da personaggio sotto i riflettori.

Ecco, di molti sportivi oggi si può dire che siano “grandissimi sotto i riflettori prima ancora che sul campo”. E l’accezione non è certo positiva.

Per chi, come me, non è un fan accanito dell’atletica ma si limita (colpevolmente) a seguirla in occasione dei grandi avvenimenti, la morte di Mennea è l’ennesima occasione per riflettere su come spesso ci si accorga della presenza delle persone quando queste non ci sono più. E succede perché queste, pur avendo compiuto grandi imprese (sportive in questo caso), hanno condotto una vita normale, da onesti cittadini, senza tanto spazio sulle copertine dei giornali.

Nel mio immaginario Mennea rappresenta quel tipo di sport genuino, fatto di impegno, sudore, sacrificio ed a volte anche soddisfazioni. Ma che poi non influenza più di tanto la vita privata, che rimane fatta di famiglia, amici, lavoro.

Certo, quello di Mennea non era il mondo dell’atletica dominata dagli sponsor e dai milioni di Euro che abbiamo oggi. E non era neanche il mondo della comunicazione istantanea via internet e social network. Ma d’altra parte molti di noi, ogni tanto, pensano di essere nati nell’epoca sbagliata.

Tuttavia, i valori, se sono realmente tali, si trasmettono a prescindere dai mezzi che si hanno a disposizione.

Non me ne vogliano i tifosi degli atleti che sto per nominare, ma viviamo in un mondo in cui Maradona è considerato un grande campione (ma bisogna precisare che ci riferiamo esclusivamente al momento in cui aveva il pallone tra i piedi), Pantani un esempio da seguire (mi dispiace ma in nessun caso il ricordo al doping può essere un esempio per i più giovani) e Valentino Rossi un idolo (a quelli che si lamentano delle tasse che pagano rammento i problemi da lui avuti col Fisco). Questo è come vediamo lo sport oggi.

In questo mondo, atleti come Mennea sembrano stridere. Sembrano di un’altro pianeta. Forse perché in effetti lo erano, umanamente e sportivamente, come testimoni di uno sport che non esiste più.

Ed ecco che in queste occasioni ci accorgiamo che non perdiamo solamente un uomo, bensì un punto di riferimento per quei valori che cerchiamo di insegnare ai nostri figli quando li avviamo allo sport ed alla vita civile.

E ciò rende il vuoto ancora più difficile da colmare.

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