I Marò ed il picco di epidemia di “anti italianità”.


I nostri marò (Fonte www.ilsecoloxix.it)

I nostri marò (Fonte www.ilsecoloxix.it)

Spesso ho la sensazione che uno degli sport preferiti da numerosi italiani non sia tanto la diffusa esterofilia quanto piuttosto una crescente “anti italianità“.

Sintomi. I sintomi inconfondibili sono principalmente quattro:

  1. (elemento fondante) L’Italia è un Paese di merda;
  2. A prescindere da tutto, ciò che fa l’Italia è sbagliato (non importa il motivo);
  3. Le colpe altrui pesano meno (circa un decimo);
  4. Eventuali elenchi di colpe altrui non vengono minimamente considerati.

Eziologia. Questa malattia sta prendendo sempre più piede e sembra non avere stagionalità. Ci sono, però, dei picchi che compaiono in concomitanza con determinati fatti di cronaca di particolare rilevanza.

Dopo aver dato un’occhiata generale a questa epidemia, prendiamo in analisi la vicenda dei due marinai italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, e della controversia con l’India, che costituisce la causa dell’ultimo picco in ordine di tempo. Si tratta di un caso diplomatico che ha tirato fuori da molti di noi la parte peggiore della nostra italianità: la nostra anti-italianità.

Mettiamo una cosa in chiaro: come Paese in questa vicenda abbiamo fatto una figura meschina, perché nel tentativo di alzare la voce abbiamo poi dovuto calare le braghe. E questo, dal punto di vista diplomatico, è come giocare il ruolo del cornuto contento in un gruppo in cui tutti vanno con tua moglie. Quindi, è fuori di dubbio che la questione sia stata gestita dall’Italia nel peggiore dei modi. Tanto quanto è fuori di dubbio che la vicenda dei Marò deve essere chiarita legalmente e se ci sono state responsabilità è giusto che chi ha sbagliato paghi.

Tuttavia, in questi giorni sento tantissime persone dare addosso all’Italia ed al suo comportamento, senza dire una parola sull’India, che così ne esce come Paese danneggiato (prima) e più forte (poi).

Ed è qui che mi incazzo.

Perché a mio parere l’errore principale dell’Italia è stato quello di non battere il pugno sul tavolo (e anche forte) quando i simpatici indiani (custodi della correttezza, del rispetto delle regole e della bontà) hanno deciso di trattenere due cittadini italiani, Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni nella loro civilissima galera di Varanasi (qualcuno mi ha già fatto notare che quelle italiane non sono un paradiso… sì, vabbé, siamo d’accordo, ma siamo sicuri di poterle davvero confrontare?). Attualmente i due sono reclusi da tre anni e condannati all’ergastolo perché sospettati dell’omicidio del loro amico e compagno di viaggio Francesco Montis (qui potete approfondire la notizia).

Perché dico questo? Perché anche chi non andrà a leggere l’articolo che ho linkato, deve sapere che la condanna si basa su una perizia medico legale eseguita da un medico oculista (sì, avete letto bene) che giustamente ha ritenuto di dover sorvolare su una emorragia cerebrale che, secondo gli inetti esperti italiani (gente che fa perizie di questo tipo da una vita, quindi assolutamente non addetta ai lavori), da sola basterebbe a giustificare il decesso. Un decesso che non può essere dovuto all’uso di eroina ammesso dai ragazzi italiani (non può, l’eroina fa bene!!!) ed anzi fanno bene gli indiani a sostenere che la morte sia stata causata da strozzamento.

Ma vi dirò di più: hanno fatto bene gli indiani ad eseguire un’autopsia su un corpo che recava numerosi segni di morsi da parte di animali (che girano notoriamente negli obitori dei Paesi civili), perché questo rende ancora più coreografica la perizia. Anzi, non mi spiego perché non si siano fatti anche uno spritz mentre la facevano.

Ok, ora torno serio. E lo faccio perché sono consapevole che dall’India vengano fuori brillanti laureati che faranno la fortuna del nostro mondo futuro e non voglio essere tacciato di razzismo. Voglio, invece, ribadire che l’errore dell’Italia è stato quello di non incazzarsi come una iena di fronte all’inciviltà dimostrata in questa circostanza dalle autorità indiane, alla tranquillità con la quale queste ritengono di poter violare i diritti fondamentali degli uomini, alla serenità con cui detengono cittadini stranieri trattandoli come cani. Queste persone oggi fanno la voce grossa con l’Italia accusandola di comportamenti scorretti.

A questo punto ci sarà chi dirà “Eh, ma anche le carceri italiane non somigliano al Grand Hotel”. Ma che vi avevo detto? Siamo nel pieno di un picco, questo è il sintomo n°4: non si dice “Cazzarola, è vero, così è incivile… non che le carceri italiane siano il paese dei balocchi, ma non si fa così”. No. 

Era allora che bisognava ESIGERE che ai nostri cittadini fosse garantito un processo serio, che li condannasse se colpevoli e li scagionasse se innocenti. Invece stanno marcendo in un porcile chiamato galera in base a prove inesistenti. A questo va aggiunto, in ogni caso, che mi pare che la vicenda di Bruno e Boncompagni non abbia molta risonanza qui da noi, cosa estremamente sbagliata.

Comunque, ho voluto dilungarmi giusto perché si potesse correttamente inquadrare chi, oggi, ci dice che non rispettiamo le leggi, che siamo un Paese di cui non ci si può fidare. Quanto meno non siamo i soli.

Non solo. Una volta che il Governo italiano ha iniziato la pantomima del “non rimandiamo i Marò in India”, l’India ha risposto che la contromisura sarebbe stata quella di limitare la libertà del nostro ambasciatore.

Anche qui la cosa è passata quasi in silenzio, ma mi chiedo come mai nessuno si sia posto il problema di fermarsi a pensare cosa vuol dire “limitare la libertà di un ambasciatore”. Si tratta di una contromisura gravissima, molto più grave di qualunque colpa attribuibile al nostro Governo. L’ambasciatore rappresenta direttamente il Capo di Stato e pertanto ciò che viene fatto ad un nostro ambasciatore e come se fosse fatto al Presidente della Repubblica. Diciamo che le guerre scoppiano per molto meno.

Ma ovviamente di questo non si parla. Perché siamo in un picco.

Come non si parla del fatto che la tanto declamata Unione Europea si è rivelata ancora una volta inesistente. A casa mia se si fa parte di un qualunque gruppo lo si difende ma, all’occorrenza, si viene anche difesi da questo. Tranne in Europa. Non c’è stato un Paese che abbia espresso solidarietà all’Italia. E posso capire che si potesse essere in disaccordo con le decisioni italiane, ma ci sono cose sulle quali non si può sorvolare e le dichiarazioni indiane sull’ambasciatore italiano rientrano tra queste.

Abbiamo provato a pensare cosa sarebbe successo se i due militari, anziché italiani, fossero stati americani, inglesi, tedeschi? C’è bisogno di un disegnino? Non credo. Come non credo sia necessario spiegare che il fatto di non avere peso politico (leggi “essere l’Italia”) non vuol dire che i suoi cittadini possono essere trattati come persone di serie B.

E a chi dice che l’Italia non ha reagito per via degli interessi economici in ballo con l’India dico che questo è vero (errore gravissimo dell’Italia), ma è anche vero che un Paese come gli Stati Uniti in questo caso se ne sarebbe fregato di tali interessi, perché in casa si sarebbe trovato una sommossa popolare per richiedere la liberazione di due cittadini americani. Non proprio quello che succede da noi.

Mi intristisce molto tutta questa vicenda. Già a volte l’esterofilia estrema mi infastidisce un po’, perché molto spesso tendiamo a guardare in casa altrui vedendo la situazione più rosea di quella che è, non considerando che a volte, magari, la nostra è una visione da turisti e non da cittadini. Ma è innegabile che su tante cose avremmo da imparare da altri Paesi (magari anche l’amore per il posto in cui si vive).

Ma mi chiedo: con che coraggio ci lamentiamo che le cose non vanno bene se siamo i primi a spalare letame sul nostro Paese e quindi non siamo pronti a far qualcosa per risolvere la situazione?

Io critico il mio Paese, l’Italia, per tante cose, ma sono orgoglioso di essere italiano. Voi siete liberi di fare quello che vi pare.

Ma occhio che questa epidemia non porta nulla di buono.

Annunci

Un pensiero riguardo “I Marò ed il picco di epidemia di “anti italianità”.

  1. Questo è il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che io in realtà vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si è parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...