Boston: il sangue che non ci fa più orrore


Ero comodamente “spiaggiato” sul divano, guardando con mia moglie Grey’s Anatomy e gongolando per gli aggiornamenti che mi arrivavano da Lazio – Juventus.

Il cellulare ha emesso il suo cicalino ed ho pensato che ci fossero novità dalla partita. Ho guardato lo schermo ma in alto a sinistra non compariva la scritta “Gol”, bensì “Maratona di Boston”. Ed ho pensato: “Ma che me ne frega della Maratona di Boston!”. Però ho aperto lo stesso la schermata e mi sono trovato davanti la notizia delle bombe.

Il traguardo di Boston (Fonte: www.foxsport.it)

Il traguardo di Boston
(Fonte: www.foxsport.it)

Inutile dire a quale giorno sono tornato immediatamente col ricordo. Forse anche per questo ho iniziato a fare un po’ di zapping per cercare di capire cosa stesse succedendo. Ed è stato in quel momento che mi sono reso conto che dall’attentato alle torri gemelle la nostra vita non è cambiata solo perché rischiamo di vedere ovunque terroristi o perché temiamo di non essere al sicuro in casa nostra.

La vita è cambiata anche perché ci stiamo desensibilizzando nei confronti dell’orrore. 

L’11 settembre del 2001 ero in casa, in cucina, la mia stanza preferita per studiare. Squillò il telefono ed un amico mi chiese se stavo guardando la tv. Quando risposi che stavo studiando, mi disse di accenderla ed alla domanda “Su quale canale?” ottenni questa risposta: “Uno qualunque”. Sul momento pensai che avessero fatto un attentato al Papa, doveva per forza essere una notizia clamorosa e quella mi sembrava la più “grande” di tutte. Ovviamente mai e poi mai avrei potuto pensare di vedere un aeroplano dirigersi verso un grattacielo fino a schiantarvisi contro. E dalla voce di Enrico Mentana, che raccontava la vicenda per il TG5, traspariva tutto l’orrore che il mondo civile poteva provare davanti ad una simile atrocità. Ma Mentana, ovviamente, non era il solo: cambiando canale si aveva la sensazione di assistere ad una diretta a reti unificate.

Ieri sera, al contrario, Rai1 ha continuato a trasmettere Il Commissario Montalbano, Rai2 non so cosa stesse trasmettendo, e così via. Rai3, invece, ha dato spazio alla notizia con una diretta di approfondimento, così come qualche altro canale. Piano piano, poi, le immagini del traguardo della Maratona di Boston trasformato in un punto di raccolta dei feriti sono comparse su ogni canale. Ma con calma, la programmazione non ne ha risentito. Chi ha voluto vedere il proprio programma preferito ha potuto farlo.

Non è una critica la mia, ma mi sembra chiaro che tra gli orrori delle circostanze possiamo aggiungere questo: un attentato (terroristico o meno) non ci fa più così tanto effetto. Sì, magari stamani abbiamo acceso più o meno tutti la televisione, la radio, le applicazioni dei nostri telefoni, cercando aggiornamenti, ma sul momento abbiamo vissuto il tutto con meno empatia del solito. 

E non credo si possa fare un distinguo solo in base all’entità dell’evento: che vengano abbattuti due grattacieli o gli spalti di una maratona, che i morti siano 3.000 oppure 3 (come sembrano al momento), il punto fermo è che c’è chi desidera minare la tranquillità della nostra vita, ricordandoci che in una qualsiasi giornata, anche mentre ci stiamo divertendo, può succedere di tutto. C’è chi vuol farci presente che se abbiamo sempre pensato che la guerra fosse solo quella al fronte, adesso sappiamo che il fronte è sotto casa nostra.

Questo ci dovrebbe far provare ogni volta lo stesso orrore. Ed invece ci stiamo abituando. Ci stiamo desensibilizzando nei confronti di avvenimenti che solo qualche anno fa avrebbero attirato tutta la nostra attenzione.

Penso che in mezzo alle normali e doverose prese di posizione contro chi pianifica ed esegue atti vigliacchi ed abominevoli come questi dovremmo aggiungere anche un’altra piccola riflessione: per quanto scenari del genere, in un mondo assurdo, possano diventare parte della nostra quotidianità, non possiamo e non dobbiamo abituarci a questo tipo di dolore. Perché altrimenti arriverà il giorno in cui inizieremo a ritenere importante solo ciò che provoca un danno esclusivamente alla nostra persona o alla nostra famiglia. 

E sarà la fine della società civile.

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