68 anni dopo Piazzale Loreto poco è cambiato


Milano, Piazzale Loreto, 29 aprile 1945: il cadavere di Benito Mussolini e quello di Claretta Petacci vengono esposti al pubblico, che li copre di insulti e sputi, in una giornata che, anche se molti non sembrano concordare, verrà ricordata come una pagina vergognosa per la storia italiana. Vergognosa perché per quanto la popolazione fosse esasperata dalla guerra e dalla barbarie nazista e fascista, non esiste giustificazione alcuna per inveire contro un cadavere, in un gesto che denuncia tutta l’inciviltà di chi lo compie.

Roma, Piazza Colonna, 28 aprile 2013: Luigi Preite, armato di pistola, si presenta davanti a Palazzo Chigi intenzionato ad uccidere un Ministro del nuovo Governo, ma ferisce gravemente due carabinieri prima di essere arrestato.

Due città diverse, due piazze diverse, due eventi che distano tra loro 68 anni, legati però da un filo comune, un sentimento violento da parte della popolazione. Un sentimento che se nel ’45 poteva trovare una parziale giustificazione nella tragedia causata dalla guerra, oggi mi sembra francamente difficile da comprendere.Mi ha molto infastidito la tiritera sulle responsabilità delle parti politiche. Quasi ogni partito ha espresso la propria posizione, indicando nel linguaggio violento di una o più parti avverse la causa del diffuso risentimento popolare.

Certo, i politici dovrebbero usare con maggior frequenza il proprio cervello (almeno quelli che ne sono dotati) ed evitare di esternare idee quantomeno discutibili come qualcuno di loro ha fatto tramite Facebook. Per contro, Grillo, che da molti è stato indicato come principale fomentatore di questo clima di odio, ha sì un linguaggio verbalmente violento ma faccio fatica a pensare che il suo non sia un parlare per immagini, perché se non lo fosse andrebbe come minimo incriminato. Dare a lui la colpa di quanto accaduto sarebbe come cercare il capro espiatorio più comodo per poi nascondere la testa sotto la sabbia. Oltretutto, forse ci stiamo dimenticando di quando Berlusconi fu ferito dal lancio della statuetta: a quel tempo Grillo non esisteva sul palcoscenico della politica italiana, eppure il clima non era molto differente.

Per come la vedo io, Preite ha compiuto un atto da delinquente, poiché non esiste altra definizione per chi si procura una pistola con matricola abrasa, prende il treno, va a Roma e spara a due persone. Treccani.it definisce così il “delinquente”: “Nel linguaggio giur., persona che ha commesso un fatto previsto dalla legge come delitto; in senso più generico, chiunque abbia commesso reato“. Mi sembra che la definizione ci stia tutta. E se le cose stanno così, trovo allucinante che radio, giornali e televisioni ci abbiano offerto il festival del “è normale che succeda se la politica fomenta…”, “è chiaro che se i politici si comportano così…”, “è inevitabile che l’esasperazione porti a certe conseguenze…”.

In tutta onestà, io non vedo alcuna normalità, nessuna chiarezza, nulla di inevitabile nello sparare ad una persona. E per quanto sia innegabile che ci troviamo in una situazione di profonda crisi, in cui tante famiglie sono in condizioni al limite della disperazione, non possiamo lasciarci andare alla violenza. Dobbiamo fare molta attenzione a non giustificare neanche lontanamente chi sceglie la via della violenza. 

Provo orrore per i tanti commenti che sento in giro, per tutti i vari “ha fatto bene”, “peccato che non ci sia riuscito”, “speriamo sia un esempio”. Non è orrore nei confronti di chi lo dice, ma verso la possibilità che davvero ci si augurino certe cose. Semplicemente non si può pensarla così.

Ci sono mille persone che, per un motivo o per l’altro mi stanno sulle palle. O concorrenti che quotidianamente cercano di portarmi via un cliente, a volte riuscendoci. E allora cosa dovrei fare? Decidere di essere libero di ammazzarli?

Lasciamo ai politici le loro responsabilità ma non imbracciamo i fucili, altrimenti è la fine. Anche perché dare tutta la colpa ai politici sarebbe comunque una nostra scelta di comodo: perché se loro hanno contribuito a creare questa situazione con anni di politica dell’abbuffata alle nostre spalle, anche noi facciamo quotidianamente la nostra parte quando, giusto per fare un esempio, accettiamo di pagare una prestazione in nero perché ci fa risparmiare. Dire “lo fanno tutti” è una giustificazione solo nella nostra testa. Questo tanto per dire come alle volte il “piove, Governo ladro” serve solo per lavarci la coscienza.

Sono passati 68 anni da quel 29 aprile a Piazzale Loreto. E se oggi ci mettiamo ad invocare il diritto di tornare ad appendere i cadaveri dei politici sarà come se fosse stato solo ieri. 

Francamente, a me l’idea non piace neanche un po’.

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