Scoop: la vera cronaca del ritiro dei Ministri in Abbazia


Quella che state per leggere è la cronaca assolutamente reale (ci mancherebbe che non fosse vera) di ciò che è accaduto durante il ritiro del Governo presso l’Abbazia di Spineto. Perché quello che avete letto sui giornali, a partire dal litigio tra Letta e Alfano, è solo ciò che vogliono farvi credere!

Non chiedetemi come ne sono venuto in possesso, perché devo chiaramente tutelare le mie fonti…

Ecco come sono andate le cose. 

Domenica 12 maggio: ritrovo fissato davanti a Montecitorio per le ore 14:00.

L'arrivo di Lupi al ritrovo. La Cancellieri, durane la gita, gli sequestrerà 20 fialette puzzolenti nascoste nel doppio fondo dello zaino.

L’arrivo di Lupi al ritrovo (Fonte: corriere.it). Nel doppio fondo dello zaino la Cancellieri troverà e sequestrerà 20 fialette puzzolenti.

Davanti al pullman, Enrico Letta, in calzettoni corti, agitando un ombrellino, chiama a raccolta i suoi Ministri, ai quali distribuisce un berretto giallo come il suo.

Venite tutti qui, che facciamo l’appello (qui la lista completa dei partecipanti, ndr)! Mentre vi chiamo salite“. Ed inizia a chiamare tutti, uno per uno. Finito l’appello chiede: “Avete tutti il permesso firmato?

Dal gruppo si leva un coro di “sìììììììì”, al quale fa eccezione solo Alfano. “Angelino – dice Letta sbuffando – Sei sempre il solito… Dai, ci penso io“.

I ministri salgono ordinatamente sul pulmino. Fonte (corriere.it)

I ministri salgono ordinatamente sul pulmino.
Fonte (corriere.it)

E preso il cellulare inizia a digitare un numero. “Pronto Silvio? Sì, ciao. Sì, tutto ok, solo ti volevo dire una cosa, Angelino non ha il permesso per la gita… Eh… lo so, però sai, prendermi la responsabilità… Ok, grazie, allora aspetto il tuo fax in ufficio. Grazie. Baci“. 

La partenza, fissata per le ore 14:30, slitta alle ore 15:30 per attendere il fax e portare in gita anche il Ministro Alfano.

Nel frattempo, Letta concede anche un’intervista ed al giornalista che gli chiede un commento su l fatto che, come alcuni hanno fatto notare, i Ministri si saranno anche pagati da soli la gita ma il servizio scorte è pagato dallo Stato replica: “Ma no, nessuna spesa aggiuntiva. In realtà anche questi agenti della scorta sono in ferie e guarda caso avevano previsto di andare proprio a pochi chilometri da Sarteano. E siccome loro conoscono la strada abbiamo deciso di aggregarci a loro e di fare una carovana“.

Terminata l’intervista, Letta sale sul pulmino e prende il microfono mentre il mezzo inizia a muoversi.

Carissimi, benvenuti. Come vi ho detto questa è un’occasione unica per fare squadra, per fare spogliatoio“. Trigilia alza la mano e chiede: “Enrico, ma il fatto di dover fare spogliatoio vuol dire che faremo la doccia tutti insieme???“. E mentre Lorenzin e De Girolamo gli fanno cenno che non c’è trippa pe’ gatti e la Bonino, invece, gonfia il petto speranzosa, dal sedile di dietro arriva uno scappellotto che fa tremare il bus. Trigilia si gira pronto alla replica ma si trova davanti la Idem che, con l’indice sul naso, gli fa capire che deve stare zitto. “Ehi, voi due, integratevi“, li richiama la Kyenge, già pienamente calata nel suo ruolo di responsabile dell’Integrazione.

Devo però dire che questa nostra avventura non inizia con il piede giusto – riprende il Presidente del consiglio, in chiaro riferimento alla manifestazione di Brescia – e mi rivolgo in particolare a te, Angelino. Il fatto che tu, andando a Brescia, non abbia accolto quella che era stata una mia chiara richiesta è un segnale che mi preoccupa, perché mina la stabilità del nostro team. Io ero stato molto chiaro, soprattutto con te!“. “Ma…“, prova a replicare il vice premier. “No, non hai diritto di replica, le cose stanno come ti sto dicendo e mi auguro, per il sereno proseguimento della nostra avventura, che episodi del genere non si ripetano! Cazzo – sbotta Letta – te lo avevo chiesto come favore personale di portarmi la pallina con la neve della città di Brescia e tu te ne sei dimenticato! E io che cosa dico a mia moglie Gianna che le colleziona?“.

Dopo qualche minuto di silenzio, il clima sul pullman si rasserena. In fondo siedono Alfano, Lupi e Bray, che dopo una lunga sfida di boccacce con i passeggeri di uno scuolabus, decidono di fare degli scherzoni telefonici. Lupi sorprende tutti: “Ho il cellulare privato della Lorenzin, dai che ci divertiamo!“. Ed iniziano a fargli gli squillini. Il tutto fino all’intervento della Cancellieri, che segnala il tutto a Letta. “Enrico, ci sono Angelino, Maurizio e Massimo che fanno gli scherzi a Beatrice!“. Letta sospira e decide di separare i tre. “Maurizio, tu vai a sederti accanto ad Emma. Tu Massimo resta lì e tu Angelino ti siedi accanto a me così non combini altri casini“. Solo che dopo un po’ stare seduto accanto ad Alfano diventa noioso e allora per dare vivacità al viaggio il Presidente del Consiglio invita tutti a cantare, intonando “Quel maaaazzoliiiiiin di fioriiiiiiiiii“. “Che vien dalla monta-a-a-a-gna“, rispondono tutti in coro. Per un po’ tutto fila liscio. Poi Franceschini intona “Una mattinaaaaaa, mi son svegliatoooooo” ma i Ministri del Pdl si rifiutano di partecipare al coro. Iniziano le prime scaramucce. Risolte però dalla Kyenge, che invita all’integrazione e soprattutto dalla De Girolamo che, cantando “Autista, autista, autista dal cuore gentil, autogrill autogrill“, richiede la sosta essendosi accorta di non aver portato con sé lo specchietto per sistemare il trucco.

La sosta è un momento impegnativo per qualunque capogruppo. Poco prima che l’autista metta la freccia per entrare nell’area di servizio, Letta si avvicina alla Bonino e alla Idem: “Ragazze, datemi una mano, bisogna stare attenti che nessuno si perda. Inoltre non vorrei che Angelino e gli altri si mettessero a importunare le turiste. Emma, li controlli tu? Josefa, se vedi qualcuno che frega le noccioline o altro oppure se qualcuno si accende una sigaretta o si scaccola in pubblico vai giù di schiaffoni, ok?“. 

Con un pool di vigilantes di questo tipo, la sosta si svolge senza intoppi, a parte il fatto di dover aspettare il rientro di D’Alia, che ha speso 105 Euro tra patatine, merendine, biscotti e tramezzini. “Non ho fatto in tempo a farmi il panino perché sono dovuto passare a prenderti!“, commenta acido il Ministro per la Semplificazione nei confronti di Delrio che lo guarda ridendo e gli fa le boccacce”. Si sfiora la rissa, D’Alia inizia a minacciare di chiamare suo cugino, che pare conosca un colpo supersegreto di karate che se te lo dà dopo tre giorni ti viene il cagotto. Letta prende entrambi per le orecchie e li fa sedere davanti in punizione, mentre la Kyenge ricorda a tutti “Dobbiamo integrarci!“. Orlando e Bray, fanno gli splendidi: “Noi ci siamo fatti portare da Epifani. Gli abbiamo detto che visto che deve fare il traghettatore del Partito tanto vale che si alleni e faccia l’autista“. Risate diffuse.

Alle 18:15 il pullman arriva a destinazione a Sarteano, all’Abbazia di Spineto, in provincia di Siena.

Letta prende il microfono: “Ok ragazzi, adesso scendiamo, prendiamo i bagagli ed entriamo. Mi raccomando, salutate il personale della reception, non ci facciamo sempre riconoscere. Siamo tutti in camere doppie, tranne una tripla in cui vanno Carrozza, Lorenzin e De Girolamo. Adesso vi leggo gli accoppiamenti: io vado in camera con Filippo (Patroni Griffi, ndr), poi Alfano e Milanesi, Bonino e Cancellieri, Mauro e D’Alia, Saccomanni e Giovannini, Zanonato e Bray, Lupi e Quagliariello, Orlando e Delrio, Kyenge e Idem, Trigilia e Franceschini“.

Io non ci vado in camera con Alfano – protesta il Ministro per gli Affari Europei – Ho letto su twitter che gli puzzano i piedi!!!“. “Non è vero! – si innervosisce il Vice Premier – uso le Geox che fanno respirare il piede!“. “Su, su, fate i bravi, integratevi e tenetevi per mano così non vi perdete“, li incalza la Kyenge.

Alla reception tutto ok, tranne qualche disputa su chi deve tenere la chiave ed un problema per cambiare la camera del trio Carrozza – Lorenzin – De Girolamo che, essendo previdenti, hanno chiesto di essere lontane da Alfano, casomai i timori di Milanesi fossero stati fondati.

Alle 19:00 ritrovo nella hall. “Adesso ognuno di voi prenda questo badge – dice Letta ai suoi compagni di avventura – Se vi perdete fermate un adulto e consegnateglielo. Lui provvederà a farvi tornare a Roma“.

Il gruppo inizia una breve visita all’abbazia. Per l’occasione, il Ministro Carrozza è scelto come guida culturale. All’ennesimo chiacchiericcio del Ministro dell’Economia, la Carrozza sbotta: “Saccomanni! Adesso mi ripeti che cosa stavo dicendo! E dopodomani a mezzogiorno voglio sulla mia scrivania un tema di quattro pagine sul piviale di Papa urbano VIII!“.

La visita si svolge senza problemi. Alle 20:30 tutti a cena.

Gente, divertiamoci e passiamo una bella serata“, l’invito di Letta, sempre più capoclasse, ai suoi amici. “Si fa alla romana, vero?“, chiede prontamente Saccomanni notando che la De Girolamo ha adocchiato l’aragosta con ripieno di caviale, crema di zafferano e tripla insalata di tartufo bianco all’uovo di condor. “Facciamo uno scherzo a Romano (Prodi, ndr) propone Orlando subito supportato da Zanonato – facciamo mettere tutto sul suo conto!“. Standing ovation! 

Nel clima di euforia, accresciuto anche da qualche bicchiere di vino in più, non mancano gli scherzi telefonici. Giovannini, fingendosi il Presidente Napolitano, chiama Giuliano Amato: “Giuliano Buonasera, scusami per l’ora ma ti debbo parlare. Enrico ha detto che non ce la fa e che rassegnerà le dimissioni. Tieni presente che, come avevo preannunciato, se salta tutto io mi faccio da parte. Tu sei sempre disponibile?“. Mentre dall’altra parte del telefono giunge il “” convinto dell’interessato, Giovannini con le dita conta fino a tre e poi il gruppo esplode nel più classico “Sceeeeeeemo, Sceeeemo“. 

Subito Letta interviene, prendendo il cellulare: “Giuliano, ciao sono Enrico. Hai ragione, lo so, sono scherzi stupidi, ma sono ragazzi… cerca di capirli, stiamo facendo gruppo. Sì, comunque sono d’accordo con te, prenderò provvedimenti. Ciao, grazie per la comprensione, scusa ancora“. Poi, rivolto a Giovannini: “Oh, però c’era cascato eh? Sei un ganzo!!!!“. E via pacche sulle spalle.

Dopo vari brindisi e un triplice giro di grappini, tutti a letto.

In realtà pochi vogliono dormire. Alfano propone un pigiama party, spalleggiato dalla Bonino che non ne fa uno dai tempi di Woodstock. Patroni Griffi, invece, si mostra organizzatissimo, facendo comparire un materassino gonfiabile portato per fare lo slittino lungo le scale. Mozione approvata all’unanimità. Un po’ di apprensione al momento della prova della Bonino e della Cancellieri per cercare di preservare loro l’osso sacro, ma per il resto tutto fila liscio.

Alfano, però, vuole fare l’ultima discesa: “Guardatemi, sono un surfista!“. E così facendo, in equilibrio precario sul materassino, scivola sopra la scalinata ma si schianta contro un preziosissimo vaso Ming, dono alla struttura da parte dell’Imperatore del Giappone. “Cazzo, Angelino!!!“, sbotta Letta. Tutti a fare “shhhhhhhhh” col dito e a camminare bassi e di corsa verso le camere prima dell’arrivo dei proprietari.

Essendo le 02:15 del mattino, Letta, furibondo, invia a Berlusconi un messaggio su Whattsup:Scusa l’ora ma Alfano ha fatto un danno!“. “Mica solo uno – replica immediatamente il Cavaliere – Comunque quando tornate lo cazzio, gli levo l’i-Phone 5! Una settimana senza angry birds e vedrai che si rimette in riga“.

Letta è comunque nero e manda tutti in camera a dormire, anche se con il suo pigiama con i Teletubbies non è molto credibile.

Dopo una notte relativamente tranquilla, i Ministri si svegliano, fanno pipì e popò, colazione e poi si ritrovano in sala riunioni, dove iniziano il dibattito sulle strategie da mantenere e gli obiettivi da perseguire nei prossimi 100 giorni.

La Bonino incolpa Milanesi, reo di non aver portato le caramelle. (Fonte: corriere.it)

La Bonino incolpa Milanesi, reo di non aver portato le caramelle.
(Fonte: corriere.it)

Il clima, però, si fa subito rovente. Infatti, alcuni lamentano l’assenza di caramelle sul tavolo della riunione. Le lamentele crescono e parte la caccia al colpevole, finché la Bonino non punta il dito accusatore su Milanesi: “Tu l’altro giorno hai detto che vicino casa tua c’è un discount dove trovi le M&M’s e le dietorelle a prezzi stracciati. Ebbene: dove sono?“. Milanesi incassa da gran signore.

Letta decide di prendere in pugno la situazione e fa arrivare caramelle, cioccolatini e pizza per tutti.

I lavori proseguono spediti e viene deciso che i Ministri si atterranno ad un regolamento interno ben preciso mirato ad evitare strumentalizzazioni da parte dei media:

1) nessun Ministro parteciperà a talk show se non per ribadire la posizione del Governo. Fa eccezione a questa limitazione la partecipazione al serale di Amici in veste di giurati, che è consentita a patto di essere più credibili della Ferilli e di Argentero. La credibilità verrà giudicata dagli stessi Ministri all’interno di un apposito gruppo di Facebook gestito da Letta;

2) gli account di Twitter saranno controllati dal Presidente del Consiglio, che vigilerà che i Ministri non si trasformino in bimbiminkia e non abbiano nulla a che fare con gli hashtag “proudofEmmaMarrone“, “IloveJustinBieber” e “pazzaInter“.

3) “franchezza” e “lealtà reciproca” dovranno essere le parole d’ordine tra i membri del gruppo. A tal proposito, non sarà permesso a nessuno di attaccare foglietti sulla schiena dei colleghi con scritte del tipo “sono un puzzone”, “prendetemi a calci”, “mi piacciono gli One Direction“. Allo stesso modo, se dopo pranzo qualcuno noterà foglioline di insalata o altri resti di cibo tra i denti dei colleghi dovrà segnalarlo. I trasgressori saranno puniti con il riascolto coatto integrale di tutti gli interventi dell’ex premier Monti.

I Ministri sono soddisfatti. Strette di mano a profusione. Questo sì che è un lavoro ben fatto!

Il Presidente del Consiglio annuncia la chiusura del “ritiro” ed i presenti tornano in camera a fare i bagagli, per poi ripartire, chi in auto, chi con il pulmino.

Ma prima di salutare tutti, Letta ha un ultimo ringraziamento da fare ai suoi: “Ragazzi, sono veramente contento di come sono andate le cose. Credo che abbiamo veramente fatto spogliatoio!“. “E ci siamo integrati!!!“, aggiunge la Kyenge sorridente. “E dai, falla finita…“, le replica Lupi.

Grazie Maurizio“, ribatte con sincero sollievo Letta, che non ne poteva più degli interventi sull’integrazione. “Amici miei – chiude il premier – adesso possiamo davvero dire che siamo un gruppo. Siamo una squadra!“.

Sì. L’Inter.

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