L’anniversario è uno di quei giorni in cui…


Dopo un periodo in cui ho un po’ trascurato questo blog, riprendo il filo in un giorno speciale, quello del mio anniversario di matrimonio. Si tratta di uno di quei giorni in cui ti trovi a dire “Cavoli, sono già passati X anni“, ed automaticamente fai un conto di quanto stai invecchiando e capisci che c’è un motivo se ti si blocca la schiena, indipendentemente dalla tonnellata (letterale) di legna sistemata pochi giorni prima.

Ne approfitto per dare un consiglio a chi ancora non è sposato e viene invitato a matrimoni in questo periodo: evitate commenti assassini sugli sposi e sulle decisioni che, secondo voi, sono inopportune, perché che vi piaccia o no al 95% vi troverete anche voi a sposarvi tra giugno e agosto. Seguite il mio consiglio e vi risparmierete le domande del tipo “Ma non avevi detto che ti saresti sposato col fresco?“.

Ricordo che avevo pianificato la giornata in maniera assolutamente perfetta sia per non essere preso dall’ansia del momento sia per scansare il caldo eccessivo. Mattinata dedicata alla famiglia, poi ritiro spirituale. Un bel film in solitario e poi, con la messa prevista alle 16:30 nella chiesa distante poche centinaia di metri, trasferimento in hotel nella camera dei miei genitori, proprio davanti alla chiesa, in modo da vestirmi lì ed affrontare il caldo solo negli ultimi 100 metri e non arrivare pezzato all’altare. 

Altro consiglio: se pensate di fare qualcosa di simile… ricordatevi di prendere i gemelli!!! Cazzarola, pantaloni infilati, scarpe pure, camicia semi – abbottonata… e mi accorgo di non avere i gemelli. Mio padre si offre di darmi i suoi ed io sorvolo sulla domanda “E tu cosa ti metti???“. Oltretutto, a furia di fare le cose studiate al minuto, resta una manciata di secondi per tornare a casa, prendere i gemelli, rientrare in albergo, vestirmi ed essere pronto per gli scatti che il fotografo mi dedicherà prima di fare ciò che ognuno si aspetta e cioè lasciare lo sposo al suo destino ed avere occhi (o obiettivi) solo per la sposa.

Tolgo la camicia, via i pantaloni e le scarpe, metto i jeans, la maglietta e le scarpe da ginnastica.  Mi precipito per le scale facendo attenzione a non volare per terra perché presentarsi alle foto di rito come dopo una decina di round con Tyson non è bello.

Corro verso casa, sono sì e no 500 metri ma li affronto con l’impegno di Rocky sulla scalinata di Philadelphia; solo che le mie gambe sono rigide come quelle di Apollo Creed dopo le tranvate di Ivan Drago. Torno al passo, molto meglio così, perché sento che Pistorius controlla le protesi molto meglio di come io possa gestire in questo momento le mie gambe.

Prendo i gemelli e via, sul percorso inverso. Non che sia cambiato molto, perché ho ancora la flessibilità di un burattino; ma d’altra parte, se non arrivo in tempo per beccare il fotografo posso dire addio a qualsiasi ricordo del pre-cerimonia. Con un impeto di orgoglio e pensando al formaggio di fossa che mi aspetta per cena, compio lo scatto finale. Supero in agilità i parenti di mia moglie salutandoli al volo senza fermarmi e sperando che abbiano capito quello che ho detto loro. So che non è il massimo, soprattutto perché la prima volta che mi vedono e rischio seriamente di passare per scemo. Ma prima o poi lo capirebbero comunque.

Perfetto, sono in tempo. Sì, è anche vero che adesso grondo sudore che sembro un porco ricoperto di sugna. Scrocco la doccia ai miei, poi mi vesto. Porto la boutonnière al mio testimone, che ha la stanza nello stesso albergo. Lui sta entrando sotto la doccia: non c’è male, tra 20 minuti mi sposo.

Ok, si parte, carovana a piedi con genitori, zie e cugini per raggiungere la chiesa. Saluti di rito, come va, come non va, che fai stasera (come sarebbe “che fai stasera?”???). 

Ci siamo. Non tutti, però. Mio padre inizia a chiedere dov’è il mio testimone. Io lo rassicuro: “Ha la stanza nel vostro hotel, ci mette un minuto ad arrivare“. Il più è partire.

La sposa sarebbe in perfetto orario, se non fosse che il suo testimone la chiama e le dice “Ferma dove sei, manca ancora il testimone di Lello!“. Ma eccolo che spunta nel parcheggio, infilandosi la giacca, ridendo e facendomi segno col pollice che è tutto ok. Grande! Per questo è il mio testimone.

Via, tutti dentro, arriva la sposa, quindi è il mio momento di entrare insieme a mia mamma. Percorro la navata come avevo sempre immaginato, sulle note dell’Aria sulla IV Corda di Bach,  della quale mi sono innamorato da piccolo seguendo SuperQuark. Certo, mi fa specie che non compaia Piero Angela da qualche parte in chiesa, ma me ne farò una ragione. Così come mi farò una ragione della gente che piange. Cazzarola, io sto lottando per non commuovermi e mi fate vedere i lacrimoni? Se mi fossi messo a dieta vi sareste presentati con pizze e polpettoni???

La mia espressione più normale prima della cerimonia.

La mia espressione più normale prima della cerimonia.

Ok, sono all’altare. Ecco che entra la sposa. Sono curioso, non so se l’abito che ho scelto le piacerà, ho un mezzo tight ma non quello standard con il panciotto grigio. Io lo adoro ma vorrei lo adorasse anche lei. Avanza, ma vedo che non mi guarda. Ecco, lo sapevo: non le piace e sta pensando “Ma tu guarda che cosa si è messo per il matrimonio!!!”.

Invece scoprirò solo dopo che non mi guardava per non commuoversi. averlo saputo prima avrei qualche anno di vita in più adesso. E sono convinto che anche la mia schiena starebbe meglio. Anche perché quando vedi tua moglie entrare in chiesa, bellissima, e pensi che tu sei un pirla… ti viene da chiedere tempo e improvvisare un piano B. Che non c’è.

Ecco, una volta arrivata anche lei all’altare è filato tutto liscio. Sì, qualche discussione per la sistemazione dei posti, perché c’è sempre chi vuol fare di testa propria, ma sono bazzecole.

Insomma, tutto questo per dire cosa? Che anche se l’anniversario è uno di quei giorni in cui ti trovi a pensare “Cavoli, sono già passati X anni“, è anche il giorno in cui ti accorgi che certi momenti, anche se sono passati X anni, non si scordano mai.

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2 pensieri riguardo “L’anniversario è uno di quei giorni in cui…

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