C’era una volta l’estate


Ieri mattina ero in macchina e stavo facendo un po’ di zapping radiofonico. Ad un certo punto ho trovato un’emittente che trasmetteva “Celeste nostalgia” di Cocciante.
Che flash! A parte il fatto che è una canzone bellissima, la associo ad un film che adoro: Sapore di mare.

C’era una volta l’estate… Perché? Perché questo titolo e questa associazione con la canzone?

Per rispondere alle vostre domande e per spiegarvi il senso di questo post, ecco lo spezzone finale del film:

Bello, vero?

Ma non voglio parlare di amori scordati, ricordati, incerti, unilaterali, ricambiati, ecc. Voglio, invece, ripensare alle emozioni che l’estate ci regalava quando eravamo piccoli, o anche semplicemente più giovani.

Sono cresciuto andando al mare sempre nello stesso stabilimento balneare: fino al liceo entro 2-3 giorni dalla fine della scuola arrivavo in spiaggia, per ripartire poi qualche giorno prima dell’inizio del nuovo anno scolastico. Bella vita!

E come me facevano gli amici del mio gruppo. Ad un certo punto di un certo giorno, l’amico o l’amica che non vedevamo da mesi si presentava in spiaggia ed era una festa. Poi c’erano gli amici “stagionali”, quelli che avevano la casa nel luogo di villeggiatura e che dunque si facevano al mare 2-3 mesi, e quelli che arrivavano a luglio o ad agosto. L’emozione di rivederli era comunque forte, perché spesso durante l’anno non ci si sentiva, soprattutto quando eravamo più piccoli.

Emozione fortissima anche (e soprattutto) quando qualcuno partiva, ancora di più se ciò accadeva dopo ferragosto: non solo sapevamo che ci sarebbero voluti 10 mesi prima di rivedersi e tornare a fare casino insieme, ma soprattutto sapevamo che di lì a pochissimi giorni la spiaggia si sarebbe svuotata (tristezza) e a breve saremmo dovuti tornare a scuola.

Ricordo che alcune scene strazianti erano ormai rituali: alla partenza di una ragazza del gruppo, un’altra, sua grandissima amica, si scioglieva in lacrime come non si sarebbe potuto vedere nella migliore sceneggiata di Mario Merola.

Eccessi, sì, ma che testimoniano emozioni forti.

Oddio, crescendo poi comincia la fase delle vacanze con fidanzate/fidanzati, periodi di permanenza sempre più brevi per farli conciliare con le ferie, apparizioni a colpi di fine settimana, sparizioni più o meno definitive per esigenze di famiglia, figli, ecc. Tutto nell’ordine naturale delle cose.

Ok, adesso però vi dico dove voglio arrivare, altrimenti mi mandate a quel paese ed  avreste ragione 🙂

La domanda che vi faccio è: avete vissuto anche voi emozioni come quelle che vi ho descritto? E se le avete vissute, le vivete anche adesso? 

Secondo me no. E per quale motivo? Perché (ci siamo, eccoci al punto) oggi, grazie a computer, cellulari, chat, Facebook, siamo costantemente in contatto con i nostri amici e se anche non lo siamo abbiamo la possibilità di sentirli quando vogliamo.

Ieri, dopo aver ascoltato la canzone di Cocciante, ho mandato un messaggio su Whatsapp al gruppo in cui ho riunito i contatti del mare della mia rubrica. “Chi c’è la prossima settimana?”. E dopo poco sono arrivate le risposte.

Dieci anni fa (per non parlare di quello che succedeva prima) per sapere quando sarebbe arrivato Tizio o Caio ci saremmo affidati alle voci circolanti dai parenti in spiaggia, avremmo fatto previsioni in base al volo degli uccelli o tirato a caso con il lancio della moneta. Oggi basta un attimo. Cosa estremamente comoda, ma che appiattisce ogni emozione.

Non che non sia sempre un piacere rivedere gli amici, ma con i mezzi moderni non c’è più il distacco e dunque non c’è l’emozione forte del ricongiungimento.

Dite di no? Boh, forse è solo colpa del compleanno che si avvicina e dell’incipiente rincoglionimento… Però un po’ mi dispiace per i nostri figli: perché se è vero quello che ho detto, avranno per certe cose ricordi meno emozionanti di quelli che possiamo avere noi che andiamo verso i 40.

Eh sì… C’era una volta l’estate.

E per chiudere, visto che ho citato i figli… 

Buone vacanze a tutti! 😀

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