Italiani all’estero: bon appétit!


Per me la vacanza in un posto che non sia casa mia significa anche assaggiare i piatti della cucina locale. Da qui il mio “bon appétit“.

Se per voi non è la stessa cosa vi avviso che potreste trovare noioso questo post. Perché la cucina fa parte della tradizione e della cultura di un popolo. E soprattutto, se non ci si concede qualche scappatella culinaria in vacanza quando ce la si può concedere?

Non sono uno che ha visto mezzo mondo, ma quando mi capita di essere all’estero evito accuratamente i ristoranti italiani, perché non mi va di mangiare qualcosa che potrebbe somigliare ad un piatto che posso mangiare quando voglio a casa mia. Mi piace sperimentare, lasciarmi incuriosire, scoprire che esistono altre ragioni per vivere oltre alla carbonara, l’amatriciana, la gricia, le pappardelle al cinghiale, la pizza, ecc.

E mentre penso a queste cose riservo un minuto di silenzio per quelle persone che dicono che all’estero non riescono a mangiare.

Tempo fa ero con un collega che, mentre mi stava portando a mangiare una pizza, parlando di cibo mi ha detto “...mica come quando vai in Francia… io non mangio le lumache. Una cucina che proprio non mi piace. Ma come si fa a mangiare certa roba? No?“. Io non ho resistito (perché sono bastardo) nel dire che, in effetti, la vedo un po’ diversamente avendo moglie e figlio italo-francesi ed apprestandomi (chi lo sa, magari il prossimo anno) a diventarlo pure io.

Ma al di là delle battute, non è che in Francia vadano avanti a lumache, nouvelle cuisine e baguette.

Colpa un po’ di Paul Bocuse, che ufficialmente figura tra i più grandi cuochi del XX secolo ma che per me ha fatto più danni delle periodiche epidemie di peste del Medioevo. Sarà che la nouvelle cuisine spesso mi sembra una presa in giro, soprattutto quando viene esasperata; sarà che quando mi dicono che bisogna mangiare anche coi sensi chiedo se posso anche pagare con i sensi (ma vedo che non trovo riscontro); sarà che io preferisco una bella trattoria al ristorante stellato. Sarà come sarà, ma non facciamo di tutta l’erba un fascio (non vorrei che Bocuse poi iniziasse a proporre fasci d’erba come prelibata pietanza).

Il problema di noi italiani (generalizzo un po’ perché spesso sento queste opinioni) è che ridiamo dei tedeschi che pasteggiano col cappuccino, ci schifiamo quando vediamo gli americani che mangiano contemporaneamente pasta (col coltello) e insalata, ma quando siamo all’estero cosa cerchiamo? Il ristorante italiano, la morte nera culinaria della vacanza.

Tre anni fa, arrivando a New York per l’ora di cena (premesso che a New York è SEMPRE ora di mangiare), io e mia moglie abbiamo preferito cenare nel ristorante dall’altra parte della strada rispetto all’hotel, per pura comodità. Non vi dico il giramento di palle nell’aprire il menu e scoprire di essere in un ristorante italiano. Perché per carità, alla fine il pesce era fresco, tutto era buono, ma se ho voglia di pesce fresco me lo mangio dai miei che vivono al mare!

Invece, purtroppo, tanti italiani non riescono a lasciarsi andare, a convincersi che la gente mangia anche negli altri Paesi, non è che venga da noi a sfamarsi. Quanti ne ho sentiti che al rientro dall’estero dicono di avere una voglia matta di pasta o pizza… Buonissime, per carità, ma io dagli Stati Uniti sono tornato desiderando ancora la carne che ho mangiato lì; dall’Australia sono tornato rimpiangendo di non poter assaggiare ancora il canguro. E di Mosca ricordo la cucina casalinga della famiglia che mi ospitava e che mi ha fatto innamorare del borsh.

Nel caso della Francia pensiamo che la cucina sia fatta tutta di assaggini piccoli come sassolini ma che pesano come macigni sul portafogli. Ma questo accade anche in certi ristoranti italiani, in cui puoi trovarti a pagare un conto spropositato rispetto a qualità e quantità delle portate ordinate.

Lasciate invece che vi mostri cosa abbiamo mangiato qualche giorno fa a Chamonix:

Esempi di piatti di un menu savoiardo


Esempi di piatti di un menu savoiardo

Da sinistra a destra troviamo una classica salade con dadini di pane croccante, pancetta, pomodorini e formaggio, condita con una semplice vinaigrette. Attenzione, leggete bene gli ingredienti, non confondiamo l’insalata che noi usiamo come accompagnamento della carne con quella che i francesi usano come entrées, cioè come primo piatto.

Mentre io mangiavo la mia salade, mia moglie si dilettava con la sua soupe aux oignons, cioè la classica zuppa di cipolle. 

Dopo, entrambi abbiamo preso un piatto tipico dell’Alta Savoia: la tartiflette. Un piatto che potrebbe tranquillamente essere un pasto completo a seconda delle porzioni: infatti è composto da un letto di patate, pancetta e cipolla ricoperto da fette di un formaggio che si chiama reblochon. Una cosa incredibile.

Nelle zone di montagna di Savoia e Rhone Alpes esiste tutta una serie di piatti che vertono intorno a questi ingredienti, cambiando le proporzioni e il formaggio e aggiungendo magari della panna. Provateli!

Comunque, finito questo ci siamo fatti i due dessert della foto. Spesa complessiva a persona per il menu savoiardo: 19 Euro.

E non aggiungo altro.

Ma torniamo al rapporto degli italiani con la cucina estera e parliamo della cucina cinese e di quella giapponese. 

Sui gusti non discuto, per carità, ma quando mi dicono “Ma come fai a mangiare quella roba?” a me viene in mente che esistono piatti della nostra tradizione come la pajata che tanta gente in tutto il mondo troverebbe rivoltante. O altri come il lampredotto che, per quanto possa essere squisito, lascia abbastanza perplessi al primo contatto visivo.

Per contro, cosa si mangia al ristorante cinese? Tra le altre cose pollo, anatra, maiale, gamberi, verdure, riso. Vero è che esistono anche tanti altri ingredienti e che sicuramente in Cina la varietà aumenta ancora, ma provate a vedere quanti piatti sono disponibili con questi ingredienti in un ristorante cinese in Italia. E ditemi se non è la stessa cosa che possiamo mangiare a casa in un giorno qualsiasi.

Più o meno lo stesso discorso per il ristorante giapponese, che comunque anche a chi non gradisce il pesce crudo offre tante possibilità, con tonno, gamberi, verdure, riso… addirittura ora ti fanno gli uramaki col philadelphia!

Insomma, il fatto è che noi italiani abbiamo un po’ il paraocchi che riduce a pochi gradi il nostro campo visivo. E in quel che vediamo c’è spazio solo per ciò che conosciamo.

Resta il fatto che è avvilente ritenere di avere la cucina migliore del mondo e non sforzarsi di assaggiare le altre: senza confronto sarebbe come dire che io sono il blogger più famoso di casa mia. Il ché è senza dubbio vero, ma è un teorema limitato alle mie quattro mura.

Chiudo riservando qualche riga a coloro che, come dicevo all’inizio, all’estero cercano il ristorante italiano.

Pensateci quando entrate in un ristorante italiano in qualche angolo del mondo:

  1. Chi gestisce il locale? Se si tratta di stranieri possono offrirvi una cucina italiana come quella che mangereste a casa vostra? O “rivisitano” il piatto? E se sono italiani, siete sicuri che non siano di “n-esima” generazione e che, dunque, non abbiano un’idea della cucina italiana completamente sbagliata come quella di Buddy Valastro?
  2. Come si procurano gli ingredienti? Una pizzeria di New York riesce sicuramente ad avere una bella mozzarella di bufala, ma… quante lo fanno? E senza gli ingredienti adatti, come fanno a prepararvi piatti italiani?

Certo che se vi accontentate di qualcosa che sembri italiano perché vi rassicura allora accomodatevi.

E accomodatevi anche, ad esempio, alla Pizzeria Neapolis, di Chamonix Mont-Blanc, che rivendica le origini campane ed espone questo bel cartello:

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Per gli appassionati di vessillologia: che bandiera è?

Non so voi, ma ammesso che sia davvero gestito da italiani, le cose sono due: o non conoscono la bandiera oppure sono fermi al 1797. Nel qual caso, se volete provare ad andare a mangiare lì, vi auguro che non siano del 1797 anche gli ingredienti!

Bon appétit.

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7 pensieri riguardo “Italiani all’estero: bon appétit!

  1. Io nei ristoranti italiani all’estero non ci entro perchè o sono carissimi o cucinano da schifo!!! Prevale quasi sempre il secondo!!!
    Nel contempo assaggio poco la cucina del posto perchè molte cose proprio non riesco a mangiarle tipo il formaggio, cipolle, pancetta brrrrr mi vien la pelle d’oca solo a pensare a questi alimenti e purtroppo mi ritrovo a mangiare (si ora che lo leggerai fuggirai dal pc) al Mc’Donalds ma non perchè mi piace ma perchè è una delle poche cose commestibili che non mi facciano morire di fame quando non sono in Italia ^_^ perchè io assaggio assaggio ma poi lascio perchè proprio non mi piace >.> non ho per niente palato e non so mangiare per dirla come mia nonna!!! 🙂

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    1. Però vedi, la differenza tra te e quelli che contesto io è che almeno hai assaggiato! Poi, come dicevo nel post, sui gusti non discuto. Chiaro che se mi dici che a te i formaggi, la cipolla e la pancetta non piacciono allora capisco che una vacanza a Chamonix dal punto di vista gastronomico te la godi di meno 🙂
      Non sono fuggito, anzi ti confido un segreto: mio cognato mi prende ancora oggi (giustamente per il culo) perché al McDonalds mi sno fatto rapinare mangiando oltretutto insalate! E mi sta bene perché in un luogo di perdizione non si ordina l’insalata (ero con mia moglie, volevo simulare di volermi tenere leggero in attesa della pasta e fagioli del suocero a cena).
      Dai, però ci sarà pur qualcosa che ti sia piaciuto… non dirmi che non hai trovato niente niente niente… oppure dimmi cosa ti piace e ti dirò che piatto mangiare 🙂 Sembro un po’ Gigi Marzullo, aiutooooooooo

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      1. ahahahah guarda la pizza la provo da per tutto anche se fa schifo XD ma non so se fa testo 🙂 così come la pasta, anche se quella di un ristorante di Budapest mi ha fatto quasi rimettere puzzava di qualcosa non ben definito con un pezzo di pane raffermo sopra O.O… a Vienna ho provato un insalata e un secondo che non ricordo cos’era.. e bè dopo pochi morsi ho preferito andarmi a dormire con la fame! In grecia l’amica mia era allergica alle spezie perciò non ci ha fatto provare nulla del posto anche se le avrei voluto tanto é_é il resto non è che ho viaggiato molto perciò le altre sono località italiane che bene o male qualcosa trovi sicuro!! ^_^ mamma mia ora che ne parlo mi pare di essere una vecchia che se ne sta sempre a casa >.<

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      2. Premessa: come dicevo nel post, neppure io ho girato mezzo mondo. Il fatto è che se mi metti davanti alla televisione con i programmi di cucina o quelli molto porcelloni tipo “Man Vs Food” o uno che ho visto qualche sera fa sul cibo da strada, mi viene talmente tanta fame che ho voglia di provare quello che vedo. Ecco perché poi, quando sono all’estero mi piace assaggiare.
        La pizza l’ho provata solo negli Stati Uniti e devo dire che in un posto sperduto in Pennsylvania non era neanche male. Certo che forse anche in punto di morte mi ricorderò della pizzeria di Caserta che già nel 1996 ti proponeva la pizza con la panna acida o quella con l’ananas, roba che soprattutto in un santuario della pizza come la Campania mi suona come una bestemmia. Comunque, tornando a bomba, come si dice in Toscana (cioè “tornando a quel che dicevamo”), la pizza è abbastanza international.
        Quando ho letto della tua esperienza con la pasta a Budapest mi è venuta in mente l’unica volta in vita mia in cui ho lasciato della pasta nel piatto (ti giuro che la mangio veramente in qualsiasi modo): nella mensa del Distretto Militare di Firenze. Figurati, venivo dalla Scuola di Polizia di Bolzano, dove si mangiavano robe da urlo (soprattutto considerando che era una mensa) e mi sono trovato davanti delle pennette al pomodoro che…brrrrr, ho i brividi!
        Per quanto riguarda il sembrare vecchi…beh, se ti può consolare io ci sono nato così. Brontolo già da diversi anni come se ne avessi 80 e non sono neanche alla metà… 🙂

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  2. Ciao Lello, condivido in pieno il tuo pensiero.
    Nei miei viaggi scopro sempre di più che ogni Nazione, ogni entroterra ha tradizioni con un sapore speciale.
    Volevo creare e proporre qualcosa che fosse solo Made in Italy, in realtà ho virato verso le specialità di ogni Nazione.
    L’essenza è proprio questa: scoprire che ogni luogo ha una tradizione culinaria che merita di essere scoperta, assaporata e raccontata.
    Un abbraccio

    Selina Martinello

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    1. Ciao Selina,

      ma fammi capire: sei nel commercio alimentare? La cosa si fa moooooooooooooooolto interessante 🙂

      Figurati che io da piccolo non volevo mangiare il pecorino, avevo quasi la fobia. Oggi ne vado pazzo… effettivamente con decisioni immotivate aprioristiche (scusa ma ci tenevo a d usare un termine un po’ elegante, ma la smetto subito) rischiamo di privarci di esperienze entusiasmanti!

      A presto
      Lello

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