Il primo giorno di scuola


Ieri è stato il primo giorno di scuola. Non per me, ma per mio figlio.

Oddio, scuola dell’infanzia, non elementari. E meno male, perché nei giorni scorsi lo guardavo e pensavo che un momento della sua vita stava per chiudersi e lasciare il posto ad un altro che durerà fino alla fine dell’università. Sai che palle? Se non altro ancora per tre anni la scuola sarà un gioco.

Per me è stata già una fatica riuscire a capire, nei mesi precedenti, dove cacchio stava per andare: sentivo parlare di nido, scuola dell’infanzia, scuola materna… Oh, ma quante scuole ci sono? Ai miei tempi c’era l’asilo e poi si andava alle elementari. No, adesso c’è il nido, poi la scuola dell’infanzia, poi le elementari. Tra qualche anno altri geni si inventeranno un ennesimo livello intermedio.

Sì, perché i geni si sprecano quando si parla di educazione, ognuno pronto a tirare fuori le proprie teorie. Sapevate che secondo alcuni il bambino che non comincia subito a fare contemporaneamente musica, inglese, karate, nuoto, rock ‘n roll acrobatico e trapezio senza rete cresce senza sviluppare la corretta percezione di sé, diventa insicuro, manca di capacità sociali, ha un QI più basso del normale, da grande vorrà rifondare la DC  e mediamente si caga addosso più degli altri? Non lo sapevate? Ehhhhh, invece è proprio così!

Comunque, se state correndo al telefono per iscrivere vostro figlio a tutti i corsi possibili ed immaginabili (avviamento al cucito a testa in giù, fondamenti di fisica quantistica, salto con l’asta senz’asta), secondo me potete star tranquilli: ad occhio e croce, l’umanità si è evoluta anche senza tutti questi accorgimenti. Sarà che io non sono andato neanche all’asilo e ho cominciato a fare sport in seconda media… non ho un QI stratosferico, però non mi sogno di rifondare la DC. Ah, ed ovviamente non me la faccio addosso, a patto di avere un bagno libero e vicino quando mi sveglio. Ma ritengo verosimile che qualche premio Nobel possa avere dei precedenti simili ai miei. Però, sai, non mi vorrei sbilanciare troppo, le nuove teorie vanno rispettate, perché sono frutto di studi estremamente rigorosi! (si nota il sarcasmo?)

Comunque, se è vero che andare a scuola e staccarsi dai genitori per stare con persone sconosciute è un bel cambiamento per i bambini (fermo restando che il mio, ieri sera, ha detto che oggi avrebbe voluto restare a scuola e non tornare a casa… oltre a varie dichiarazioni d’amore nei confronti della maestra), è un bel cambiamento anche per i genitori.

Innanzitutto ci si trova a contatto con persone coooooooooooooompletamente diverse da noi. E che piaccia o no bisogna conviverci. Anche se vorresti menarle. Ieri mattina un bel tipo da spiaggia, con i suoi 40 anni mal portati ed il suo bel set di braccialetti da figo, per fotografare sua figlia stava praticamente calpestando il mio. Non gli ho detto nulla perché a uno con quel ciuffo lì ha già pensato Madre Natura. 

Ma lasciamo perdere il mio amico parruccone. A me piace stare in mezzo alla gente, solo che me la scelgo io la compagnia. Certo, per lavoro entri in contatto con tanta gente, c’è chi può stare più simpatico e chi meno, è normale, ma nessuno ti viene a dire che devi fare delle attività extra con loro.

Mi viene in mente una mia amica che, anni fa, mi raccontò che mentre era in ospedale dopo aver partorito ed aver passato le pene dell’inferno si sentì proporre dalla suora: “Ma perché non ti scambi il numero di telefono con le tue compagne di stanza così poi vi sentite?“. Lei, spossata dal parto, non ebbe fiato per rispondere. Voglio dire: non è che per il fatto di aver partorito insieme si diventa sorelle. E non è che perché i figli vanno a scuola insieme si diventa per forza amici. Magari sì, magari no. Però ti tocca frequentarli comunque. Ovviamente ci saranno le persone simpatiche e quelle meno, per carità. Starà ad ognuno di noi decidere se e chi frequentare, anche in base al grado di amicizia che svilupperanno tra loro i nostri bambini.

Ma forse tutti questi pensieri che affollano la mia testa sono legati al fatidico giorno, quello che da ieri ha iniziato a marciare lentamente ma inesorabilmente verso di me ed in cui ogni presa in giro mi tornerà indietro: lo spettacolo dei genitori.

In questi anni mi sono sempre fatto delle grasse risate pensando (e vedendo) i miei amici all’opera nelle feste di carnevale, recite di fine anno, memorial vari organizzati dalle scuole dei figli. E mi avevano detto “Un giorno capiterà anche a te“. Ma io, ingenuo, pensavo che, nel frattempo, sarebbe arrivato un Governo che avrebbe vietato ‘sta roba. Invece i Governi hanno pensato di mettere l’IMU, l’IVA al 780% e altre cose simpatiche. Nessuno si è occupato di salvaguardare i genitori dalle iniziative che possono recare danno alla loro salute.

Ci hanno già informati: a carnevale scoccherà la mia ora.

Al momento sto cercando su internet se esistono delle religioni che vietino ai propri fedeli di esibirsi in pubblico. Se ne trovo una mi iscrivo, chiedo l’amicizia su Facebook, metto il follow su Twitter e faccio domanda per l’attestato di appartenenza. Qualsiasi cosa pur di dimostrare che ne faccio parte e che, a malincuore ma con fermezza, devo rinunciare alla manifestazione per il rispetto del mio credo religioso.

Ovviamente, tutto questo a patto che mio figlio non abbia la brillante idea di farmi sapere che vorrebbe che io partecipassi. Perché in tal caso come potrei dirgli di no? Ero suo schiavo il giorno in cui è nato, come posso non esserlo adesso che mi abbraccia?

E insomma, alla fine, mi toccherà fare la recita. Io che quando andavo a scuola avevo il ruolo fisso di presentatore e voce narrante (una via di mezzo tra Mike Bongiorno e il Benigni di Pierino e il lupo). E non solo perché avevo una dizione che, modestamente, parevo “Maradona nell’area di rigore della Cavese (cit. De Sica), ma proprio perché inabile alla recitazione.

Vabbè, che ci posso fare? Si compia il mio destino.

Alla fine, quindi, mi sorge un dubbio? Ieri è stato il primo giorno di scuola solo per mio figlio o anche per me?

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2 pensieri riguardo “Il primo giorno di scuola

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