Requiem per un saltapasta


Alla fine è arrivato il momento che da tanto rimandavo.

Stamani, dodici anni dopo il nostro incontro, ti ho salutato, mio vecchio amico saltapasta. Ormai non ne potevi più, provato da mille battaglie gastronomiche al limite delle tue possibilità.

 Il compagno di mille avventure gastronomiche.


Il compagno di mille avventure gastronomiche.

Ci eravamo incontrati un pomeriggio di tanti anni fa nella corsia casalinghi del Carrefour di Pisa. Quel giorno avevo deciso che le comuni pentole non riuscivano a soddisfare le mie esigenze alimentari e dunque nella mia cucina e nella mia vita doveva entrare un nuovo strumento.

Avevo passato non so quanto tempo provando tutti i modelli uno per uno, prendendoli in mano e mimando il gesto di saltare la pasta. Mi ero massacrato il braccio come se avessi fatto a braccio di ferro per ore con Sylvester Stallone.
Troppo piccolo. Troppo pesante. Troppo brutto. Troppo caro.
Poi ti avevo visto. Ed era stato un colpo di fulmine: 615 grammi al servizio della mia tavola.

Mi hai servito umilmente ogni giorno per anni; in proporzione hai lavorato più di una normale padella di un qualsiasi ristorante.
Sei riuscito a tirarmi su dopo la maledetta finale di Champions League col Milan, restituendo il sorriso a 4 juventini delusi e rafforzando quello dell’unica milanista (presente a tradimento) con svariati etti di pasta allo scoglio.

Mi sei stato vicino quella volta in cui buttammo un chilo di pasta in tre e dopo non so quante crêpes alla Nutella pensavo fosse giunta la mia ora.

Hai preparato così tante volte la carbonara, l’amatriciana, la pasta aglio, olio e peperoncino che avevo l’impressione di poterti lasciare gli ingredienti a disposizione ed avresti pensato tu a cucinare.

Come potrei dimenticare come misuravi la pasta? 100 grammi dentro di te non si vedevano neppure, ed ecco che ne buttavo 200 e mi facevi “ok” col manico. Certo, questo negli anni l’ho un pochino accusato, ma so che lo facevi per vedermi soddisfatto.

Non hai mai bruciato un soffritto. Una volta mi è anche sembrato di vederti mentre regolavi da solo la fiamma.

È quando mi sono trasferito a Modena sei l’unica cosa che ho portato con me (ok, a parte le mutande, i calzini, ecc).

Poi i primi acciacchi, un paio di bruciature per segnalarmi che stavo esagerando con le verdure. Lo capisco solo ora, abituato com’eri alla mia cucina leggera ed equilibrata stavi cercando di avvisarmi che per te, così, non andava bene.

Ed ecco che il rivestimento antiaderente ha iniziato a venire via. Ma ho continuato ad usarti per un po’, perché sapevo che non mi avresti mai avvelenato.

Ogni tanto, lo ammetto, mi guardavo in giro, ma tutti gli altri saltapasta erano così impersonali e pesanti. E quando ne parlavo con gli amici mi dicevano “Ma perché non prendi un wok?”. Un wok??? Ma stiamo scherzando? Gente senza cuore, priva di sentimenti. Sostituirti con un cinese?

Adesso però, puoi andare felicemente in pensione. Ti ho lasciato tutta la notte a disposizione per dare le istruzioni al nuovo venuto. Il tuo compito è terminato e puoi finalmente riposare, orgoglioso di tutto ciò che hai fatto.

Ho letto su internet che c’è chi propone di riciclare le padelle come fioriere. Stai sereno, ti risparmierò questo orrore: sei nato saltapasta e come tale hai concluso i tuoi giorni, con la tua dignità.

Addio amico mio.

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