Sessofobia e pubblicità


La storia si ripete.

All’inizio del XVIII secolo si concluse la caccia alle streghe ma oggi finalmente abbiamo la possibilità di dilettarci con una nuova caccia: quella al sesso. Al rogo qualunque uomo osi definirsi tale e auspicare di fare una famiglia con una donna. Sia arsa viva quella donna che, secondo strane voci nel villaggio, affermi di essere l’unica in grado di generare una prole.

Al rogo, al rogo!!!

Nel solito clima da bempensanti che caratterizza il nostro Paese, quel clima in cui chiunque può pestare i piedi degli italiani ma nessun italiano deve azzardarsi a proferire parola sugli ospiti, ecco che mancava proprio una bella scarica di sessofobia.

Mi viene il dubbio che in giro ci siano tante persone che hanno dei problemi col sesso; non che non riescano a copulare, ma forse hanno difficoltà ad identificarsi in un genere o nell’altro. E, sì, parlo di due generi, perché solo due ne esistono.

Ma non sto parlando delle persone che decidono di cambiare sesso: sto parlando di quelle che sono terrorizzate dal fatto che ci possa essere chi ritiene, a ragione, che i sessi siano due: maschile e femminile.

Tutto questo genera una serie di conseguenze aberranti, come quelle con cui ci delizia il sempre utilissimo ministro Kyenge.

A coloro ai quali sia sfuggito, ricordo che il nostro brillante esponente politico vuole che sui documenti con valore legale i genitori di un bambino non siano più indicati come padre o madre, bensì come “Genitore 1” e “Genitore 2“. Tutto questo per essere giusti nei confronti delle altre realtà in cui, magari, manca il papà o la mamma, o tutti e due.

Opinione: questa è una sonorissima stronzata. Ed è anche vergognoso che uno possa pensarlo!

Spiegazione: io, come padre, ho tutto il sacrosanto diritto di essere chiamato papà da mio figlio (se poi mi chiamasse babbo potrei morire). E come me tutti i padri del mondo, così come tutte le madri hanno diritto di sentire pronunciare ai propri figli la parola più dolce e più amata del mondo: mamma! Ed abbiamo anche il diritto di non dover nascondere la nostra natura di padre e madre davanti alla legge usando dei giri di parole.

Non solo: ritiene forse il ministro che i componenti di una coppia (eterosessuale) che adotta un bambino non possano definirsi papà e mamma dal momento che, come si dice sempre, i figli sono di chi li cresce?

Il problema nasce per le adozioni da parte delle coppie omosessuali? Perché in caso di adozione la legge non prevede che possano esserci due papà o due mamme? Allora che lo preveda. Se la legge affida un bambino a queste coppie allora preveda anche che esistano due papà e due mamme. Dove sta il problema?

Domanda: caro ministro Kyenge, con la sua proposta del Genitore 1 e Genitore 2, ha intenzione anche di riscrivere il Kamasutra? D’ora in poi leggeremo cose del tipo “Inserire il Genitore 1 sul Genitore 2 utilizzando la brugola allegata“? Insomma, va bene che si possa sempre parlare di montaggio, ma mica è un mobile dell’Ikea!

Ma il nostro caro Ministro non è quello che ha fatto di peggio in questa materia. Perché in Francia, il Ministro dell’Educazione Nazionale, il socialista Vincent Peillonha avuto l’idea veramente geniale: ma quale genitore 1 e 2, qui si parla di responsabile legale 1 e 2“!

Ma vi rendete conto? Uno in Francia si addormenta padre e si sveglia responsabile legale!

Attenzione: un padre è anche responsabile legale dei figli (minorenni), ma un responsabile legale non è necessariamente padre! Quindi, non sono termini equivalenti.

Insomma, un tempo i comunisti mangiavano solo i bambini: adesso la sinistra si è messa a rompere i coglioni ai genitori.

Ed ecco che, in questo quadro, cade a fagiolo un’altra esponente di sinistra (in particolare di SEL) che pensa bene di fare un riassunto: siccome i bambini ed i genitori (1 e 2, si intende) formano una famiglia, parliamo di tutta la famiglia!

Quindi, nel clima da sessofobia si cala anche il Presidente della Camera, l’On. Laura Boldrini che dichiara di ritenere necessaria una riflessione su quelle pubblicità che ritraggono i bambini a tavola insieme al padre mentre la mamma porta da mangiare.

Un quadro certamente raccapricciante: bambini che sparano a raffica richieste vessatorie, il padre (il grande stronzo nonché orco cattivo) che, grattandosi, i genitali e ruttando sonoramente in do maggiore, reclama a gran voce il suo diritto alla pastasciutta e la madre, ridotta a schiava in stile Cenerentola, costretta a subire continue angherie, pena il trascorrere la notte in ginocchio sui ceci in un castello infestato dai fantasmi e con le finestre da pulire.

Questo è il quadro sul quale il Presidente della Camera evidentemente ha tempo di riflettere a lungo.

Strano, perché io in televisione ho sempre visto pubblicità in cui vengono ritratte scene idilliache, con bambini che fanno colazione vestiti di tutto punto, tirati a lucido senza un capello fuori posto, una caccola cadente, con la Critica della ragion pura sotto braccio. Vedo mariti di chiaro successo ed ostentata bellezza, in elegante camicia e cravatta. E li vedo tutti sorridenti, allegri, felici. In particolar modo quando a tavola arriva la mamma, l’eroina della famiglia, una donna bellissima ed elegante che porta fumanti piatti di pasta o profumate brioche. E chi se ne frega se non le ha fatte con le sue manine (peraltro dotate di una perfetta manicure) o le ha comprate. Chi se ne strafotte, dal momento che tutti impazziscono di gioia al suo arrivo?

Ora, in effetti mi sembra di poter dire che tutto questo è leggermente lontano dall’esperienza che ognuno di noi può fare quotidianamente, ma è chiaro, trattandosi di una pubblicità. Quello che mi chiedo è: esiste davvero una donna che, immaginandosi in quel quadro stupendo e pensando di ricevere un’ovazione nel portare il cibo a tavola (occhio, sfamare la prole è l’occupazione primaria dalla notte dei tempi anche per gli animali, ndr), si sentirebbe offesa?

No, perché se c’è allora che intervengano le ambulanze!

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Caro Onorevole, non mi spiego come mai non ci sia stata una levata di scudi da parte dei padri di tutto il regno per la pubblicità della Barilla/Mulino Bianco dal messaggio: “Le mamme italiane sanno quello che fanno“. Le cose sono due: o il messaggio è che le mamme sono il cuore della famiglia (il ché è contrario a quello per cui lei protesta), oppure è sottinteso che i padri non capiscono un cazzo (il ché può anche essere). Ma siccome non c’è stata una rivoluzione sobillata dalle associazioni dei padri (che poi sarebbero il genitore 1 o il genitore 2?), non le sembra di essere scivolata su una banana?

Un po’ come quando dice di voler essere chiamata “ministra”: ma Presidente, capisco che per porre attenzione alle pubblicità non abbia molto tempo libero, ma se lei avesse una base di conoscenza della lingua italiana o avesse letto “Il Cerimoniale“, il testo scritto da uno che in materia ancora lo rimpiangono alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, saprebbe che “ministro” vale per uomo e per donna, così come “presidente”. 

Ma visto che ho nominato la Barilla, parliamo di quelli che oggi invocano il linciaggio nei confronti di Guido Barilla, presidente dell’omonima multinazionale, che ha dichiarato: “Per noi il concetto di famiglia è sacrale, rimane uno dei valori fondamentali dell’azienda. La salute, il concetto di famiglia. Non faremo uno spot gay perché la nostra è una famiglia tradizionale“.

Mi chiedo cosa si aspettassero queste persone da un industriale che ha costruito la fortuna del suo marchio (e anche del Mulino Bianco) proprio puntando sull’immagine della famiglia come la vediamo nella tradizione: padre, madre, figli, nonni. Dove sta la cosa scandalosa? Nel fatto che non si ammette che la famiglia tradizionale possa essere composta da papà, papà e figli? O da mamma, mamma e figli?

Mi spiace, ma questa non è la famiglia tradizionale. Il ché non vuol affatto dire che non possa essere una famiglia, perché lo è. Ma non è tradizionale. E non si può rompere i coglioni a uno che ha un obiettivo di mercato diverso.

Allora consideriamo che Abercrombie & Fitch non fa capi per donne superiori alla 44 (o 46? non ricordo), perché il boss ha dichiarato di non volere che queste donne indossino la loro firma. E questo accade da anni!

Caro Presidente della Camera, visto che adesso si parla del passaggio di Telecom agli spagnoli e considerato che lei è così attenta alle pubblicità nostrane, come ha fatto a non accorgersi che da tempo gli spagnoli ci hanno già fregato il Mulino Bianco? Forse non sa che adesso Antonio Banderas produce uno per uno i tegolini, controlla con le sue dita che ci sia il buco nelle macine e misura lo spessore delle fette biscottate? Anche questo merita una riflessione, no? Cosa ne è stato del Piccolo Mugnaio bianco? Riesce ancora a sfamare la sua adorata Clementina (più che altro la manteneva nella speranza che gliela desse…) adesso che sono arrivati gli spagnoli? Non vogliamo fare una bella interrogazione parlamentare? O almeno una profonda riflessione?

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In ogni caso, mi permetto di elencare altre pubblicità sulle quali riflettere:

– quelle degli assorbenti, dei lassativi e delle pomate contro le emorroidi: il messaggio è che la donna trascorre il 100% del tempo che passa da sola o con le amiche pensando al tempo intercorso dall’ultima volta che è andata al cesso, a quanto le rompa quell’assorbente che irrita le sue parti intime ed al timore di un prolasso intestinale al momento del parto. Se così stanno le cose allora noi uomini possiamo liberamente scaccolarci ai semafori, perché tanto non veniamo degnati di attenzione;

– quelle dei gioielli giocattolo per bambine: le fa apparire tutte come future passeggiatrici;

– i canali televisivi che mostrano fustacchioni dal fisico scultoreo, che fino a due giorni prima erano dei cicciobombacannonieri ma che adesso, grazie alla pedana su cui si mettono in ginocchio ed iniziano ad oscillare a destra e sinistra, sono dei Mister Universo.

Per ora mi fermo, perché so che riflettere su tutte queste cose porta vie del tempo e chi deve guidare la Camera dei Deputati non può buttarne via.

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