Dove c’è Barilla c’è casino


Parafrasando il noto slogan, si potrebbe dire che, almeno in questi giorni, “Dove c’è Barilla c’è casino“.

Infatti, alla fine, tutti quelli che inneggiavano al linciaggio di Guido Barilla in seguito all’intervista rilasciata a La Zanzara su Radio24 (qui il link alla notizia) hanno avuto soddisfazione: la dinastia della pasta italiana si è arresa. Ecco le parole di Luca Barilla: «Le affermazioni sono state in poche ore riportate da tutti gli organi di informazione del mondo. I giornali hanno cercato di focalizzare l’attenzione su quei piccoli elementi che avrebbero potuto scatenare la polemica. Così si è creata una situazione drammatica. Il rischio per noi è stato quello di essere buttati fuori dai negozi. Per noi questa situazione avrebbe potuto rappresentare un danno molto grave all’azienda e alle migliaia di suoi dipendenti» (fonte www.secoloditalia.it).

 La posizione della Barilla sul sito internet aziendale


La posizione della Barilla sul sito internet aziendale

Morale: nel nostro Paese, in cui si inneggia alla tolleranza, la libertà di espressione è morta e sepolta.

Ma scusate, che cosa ha detto Barilla di così inquietante? Ecco il riassunto:

  • Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale. Non per mancanza di rispetto ma perché non la penso come loro, la nostra è una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale“.
  • “(Noi) abbiamo un concetto differente rispetto alla famiglia gay. Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane un valore fondamentale dell’azienda“.
  • Va bene, se a loro piace la nostra pasta e la nostra comunicazione la mangiano, altrimenti mangeranno un’altra pasta. Uno non può piacere sempre a tutti“. 
  • Sono anche favorevole al matrimonio omosessuale, ma no all’adozione per una famiglia gay. Da padre di più figli credo sia molto complesso tirare su dei bambini in una coppia dello stesso sesso“.
 Guido Barilla


Guido Barilla

Lo dice chiaro e tondo: non farebbe uno spot con una famiglia gay perché la loro famiglia di riferimento è quella tradizionale (= uomo + donna), nella quale la donna è protagonista (capito Onorevole Boldrini???). Aggiunge anche di essere favorevole al matrimonio omosessuale e dice la sua sull’adozione.

Dunque mi chiedo: in qualche parte dell’intervista, Barilla ha detto che gli fanno schifo gli omosessuali? Ha detto che non sono esseri umani? Ha detto che sono persone da emarginare? Li ha offesi in qualche altra maniera? Perché se lo avesse fatto allora saremmo d’accordo sul linciaggio mediatico.

Ma siccome mi sembra che non lo abbia fatto, siccome mi sembra che abbia solo detto una sua opinione ed abbia ribadito che il riferimento su cui la sua famiglia ha costruito l’impero è quello della famiglia tradizionale, non vedo dove sia il motivo dello scandalo. Perché la famiglia tradizionale, porca miseria, forse tra 50 anni sarà quella padre – padre – figli o madre – madre – figli, ma ad oggi, per la società in cui siamo cresciuti, è composta da padre – madre – figli. 

E badate bene: Barilla non ha detto che quelle formate da coppie omosessuali non sono famiglie!!! Ha solo detto che loro, come azienda, hanno una tradizione che si basa sulla famiglia eterosessuale (come ognuno di noi!!!).

Ma questo, ovviamente, non può andare bene.

Vi ricordo che siamo in un Paese in cui se allo stadio viene offeso un giocatore di colore parte la caccia all’uomo per perseguire i responsabili e il destinatario delle offese finisce all’ONU a parlare di razzismo. Ma se si urla contro i napoletani invocando un nuovo terremoto o il risveglio del Vesuvio nessuno se ne fotte. Al limite viene chiusa la curva dello stadio per un turno.

Vi ricordo altresì che, ad oggi, una donna non solo ha più difficoltà di un uomo nel trovare un lavoro ma, a parità di responsabilità (e magari pur avendo qualche competenza in più), mediamente riceve uno stipendio inferiore. E questo succede da decenni. Ma chi se ne strafotte? Nessuno. Perché, con l’eccezione delle recenti discussioni sul femminicidio, gli unici dibattiti che la nostra classucola politica è in grado di tirare in ballo si riferiscono alle quote rosa: in pratica, così come i Comuni devono riservare dei posti per i disabili, in Parlamento ci devono essere dei posti per le donne.

Una bella pensata, no?

Su questo, Onorevole Boldrini, non pensa che sia necessaria una riflessione? Non crede che questa possa essere una riflessione più urgente rispetto a quella fatta su un messaggio pubblicitario che normalmente enfatizza il ruolo della donna come cardine della famiglia?

Se poi ci sono famiglie in cui la donna non c’è, dove sta il problema? Ognuno è libero di costruire una famiglia come desidera, con chi desidera è quando desidera farlo. Questo perché ad ognuno deve essere garantita la libertà di esprimersi nella vita, negli affetti, nelle opinioni, ecc. Ovviamente senza offendere gli altri.

Ma attenzione: se la mia conoscenza dell’italiano non mi inganna, questo vuol dire che tale libertà deve essere garantita ad ognuno!!! Quindi anche a chi la pensa differentemente!

E che cazzo: se mai mi dovessero intervistare e mi dovessero chiedere se potrei mai fare una famiglia con un uomo sono ancora libero di dire di no o, per non essere linciato, devo dire che per me con una donna o con un uomo sarebbe assolutamente la stessa cosa?

Nessuno mette in dubbio che gli omosessuali debbano avere gli stessi diritti degli eterosessuali, non è che stiamo parlando di “specie” diverse. Ma sulle adozioni ognuno può avere la propria opinione, no? Io il dubbio me lo pongo spesso ed ancora non sono arrivato ad una conclusione certa. Però ho un carissimo amico omosessuale e sono convinto che se lui avrà la possibilità di adottare dei bambini, questi potranno contare su un riferimento importantissimo per la loro crescita, perché li adorerà e li educherà come qualunque coppia eterosessuale fa con i propri figli. Ma possiamo accettare che ci sia chi la pensa in maniera diversa?

Qui non stiamo ponendoci il problema dei diritti degli omosessuali; stiamo parlando di garantire a chiunque la libertà di avere una propria idea. È ammesso?

No, a quanto pare no. 

In questi giorni su Facebook ho visto tante immagini di case produttrici che hanno fatto pubblicità con slogan che si riferivano a quanto accaduto. Roba del tipo “Non ci interessa con chi ti fai la famiglia, basta che cuoci bene la pasta“. E tutti a mettere “Mi piace”.

Allora: io non so se si tratti di vere campagne pubblicitarie o di falsi. Pare che non siano dei falsi e quindi mi sento di dire a tutti quelli che hanno espresso il loro gradimento: avete mostrato il vostro disappunto per le dichiarazioni della Barilla ma vi siete fatti prendere per il culo da chi fino ad ora non è mai (ovviamente) intervenuto sull’argomento ma adesso cavalca l’onda. “Oh, guarda che razza di assist ci ha fatto la Barilla! Aspetta che ci prendiamo una fetta di mercato“. E tutti lì ad abboccare, ad urlare che sono stati bravi.

Strategie di mercato. Esattamente come quella di Barilla, che ha detto chiaramente che se a qualcuno non piace la sua pasta o la sua pubblicità può scegliere di rivolgersi ad altri produttori.

Gente, ma davvero non vi rendete conto della situazione in cui siamo? In Italia ogni giorno sono sempre di più le persone che per mangiare la pasta devono andare alla mensa dei poveri e noi perdiamo tempo a parlare di come un privato deve fare la sua pubblicità? Ci mettiamo a litigare sul fatto che uno non possa dire ciò che pensa? 

Non solo: Imma Battaglia (SEL), attivista per i diritti gay, vuole chiedere (meno male, almeno lei vuol “chiedere” e non “pretendere”) alla Barilla di apporre sulle confezioni il marchio Rainbow, come simbolo di lotta a qualsiasi forma di discriminazione o di omofobia. E se così sarà, rimarrà imperitura memoria di quanto accaduto: la Barilla sarà marchiata a vita con il simbolo di quelle dichiarazioni che non dovevano essere fatte.

Perché ognuno è libero di dire solo quello che la stampa ed i geni tipo Fo e Vecchioni vogliono. Non ciò che pensa.

Dario Fo, nel suo intervento pubblico, ricorda i tempi in cui era attore, autore dei test, della sceneggiatura e del montaggio delle pubblicità della Barilla. Ecco, mi viene da chiedere se in quegli anni Fo avesse previsto di fare pubblicità con coppie omosessuali. Ovviamente no, perché l’immagine di famiglia era un’altra. La tradizione sulla quale si erano basati quegli anni era diversa.

Allora mi domando ancora: se oggi, in un momento in cui è ancora vivo il dibattito sui matrimoni gay e dunque di fisso ed immutabile c’è ancora poco, parliamo di famiglia tradizionale, cioè quella che la tradizione ci ha tramandato, non è forse corretto dire che questa è ancora composta da una coppia eterosessuale e dai figli? Tutto ciò sempre senza escludere che da oggi in poi si possa sedimentare sempre di più l’immagine della famiglia basata su una coppia omosessuale e che tra 50 anni l’immagine tradizionale della famiglia possa diventare semplicemente quella del nucleo familiare in genere, senza distinzione di sessi.

Nel frattempo in televisione possiamo vedere Gandia Shore, Jersey Shore, ecc, programmi in cui culturisti a caccia di ragazze estremamente disponibili coabitano insieme a pulzelle vogliose di soddisfare le loro brame e di mostrare le proprie forme.

Ma su questo non serve riflettere. O almeno, l’Onorevole Boldrini non ci segnala tale necessità.

Insomma: personalmente, anche se se ne fanno sicuramente di poco, esprimo la mia solidarietà alla famiglia Barilla, vittima della morte della libertà di espressione in un Paese sempre più alla deriva.

È proprio il caso di dirlo: Dove c’è Barilla c’è casino.

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7 pensieri riguardo “Dove c’è Barilla c’è casino

  1. In un mondo parallelo un imprenditore annuncia che, seppur gli individui di colore diverso (per dire, nero) abbiano diritto di esistere e anche di mangiare, i suoi prodotti sono principalmente pensati per quelli di colore tradizionale (non so, bianco).
    Riteniamo legittima una rivolta della popolazione civile mirata al boicottaggio di detto imprenditore e riteniamo giusto che egli perda credibilità e prestigio?

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    1. Caro Andrea la tua osservazione è giusta, ma credo che stiamo andando fuori dall’argomento. La famiglia è composta anche da un singol e un cane, da un singol e un gatto o un criceto, da persone diversamente abili, da persone dello stesso sesso, da comunità di più famiglie. Il concetto di famiglia è un concetto di diritto o un concetto di fatto, talvolta abbraccia entrambi, ma a volte no.Per me la famiglia rimane un concetto di fatto, ma per la legge e le sue tutele vale il diritto, il problema è nazionale non di Barilla. Questa è la triste e discriminante realtà. Rimango in ogni caso della mia pesonalissima idea, formata a suon di schiaffi morali: sta ad ognuno di noi crescere immune da pregiudizi, sentirsi offesi da un pensiero altrui, significa non stare bene con se stessi e con le proprie scelte. Felice giornata Andrea…

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      1. Sei sempre estremamente saggia nei tuoi interventi! In effetti per il concetto di “famiglia” valgono le stesse considerazioni che possiamo fare per quello di “casa” (toh, sono anche strettamente legati tra di loro…). Un conto è la casa fisica, le mura dentro le quali torniamo la sera o desideriamo tornare quando siamo via. E queste mura sono in un punto preciso, che la legge vuole conoscere e vuole che inquadriamo sotto le voci “residenza” o “domicilio”. Ben altra cosa è la casa “affettiva”: questa può essere ovunque nel mondo, ovunque ci siano le persone che amiamo. E quella che ci aiuta quando ne abbiamo bisogno è la seconda, non la casa fisica, che pur deve esistere.
        Stessa cosa per la famiglia: ce la creiamo con la persona che amiamo, di qualunque sesso, razza, religione essa sia. Questa è la famiglia. Poi c’è l’aspetto legale, che è altra cosa, ma che si sta evolvendo in questi anni. Lentamente, ma lo sta facendo. E magari, continuando questa evoluzione, tra qualche anno il concetto legale e quello affettivo di famiglia coincideranno e quindi anche la tradizione si modificherà. E tutte queste discussioni saranno un ricordo. Non un ricordo brutto, bensì il ricordo di un momento di passaggio che è fondamentale in qualsiasi trasformazione.

        Buona giornata cara Selina
        Lello

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    2. Ciao Andrea,
      innanzitutto ti ringrazio per il tuo commento e per la tua provocazione 🙂 Soprattutto perché questa mi consente di fare una premessa che avevo tralasciato ieri.
      Per quanto riguarda l’aspetto del boicottaggio non sono d’accordo. O meglio: bisogna vedere come lo si fa.
      Soprattutto in questi giorni ci troviamo a criticare certi comportamenti di alcuni politici, rimproverandoli di danneggiare il popolo con le loro decisioni guidate da puri interessi personali.
      In questo senso, fatti i dovuti paragoni, il boicottaggio non è molto diverso. Infatti, un conto è il singolo individuo che, non avendo in simpatia un imprenditore, non compra i suoi prodotti. Tutta un’altra storia è quella del singolo che incita tutti gli altri a fare altrettanto. Perché dietro questo imprenditore c’è un’azienda con dei dipendenti (tanti, in questo caso): la rivolta civile, in questo senso, si ripercuote sulle famiglie dei dipendenti, che magari hanno le stesse idee di chi protesta ma devono portare lo stipendio a casa.
      Venendo alla prima parte del tuo commento, ovviamente se uno dicesse che i suoi prodotti sono destinati ai soggetti caucasici sarebbe assolutamente censurabile (te lo dice uno che, tra le altre cose, vende dei prodotti che sono indicati SOLO per i caucasici…). Ma penso che un imprenditore debba essere libero di creare una pubblicità come meglio crede: se la fa usando una famiglia eterosessuale non credo che gli omosessuali se la debbano prendere, né credo che si prefiggano di mettere in atto dei boicottaggi. Perché se lo facessero sbaglierebbero e passerebbero dalla parte del torto. Ricorda che, per fare un esempio molto vicino a tutti noi, i gestori dei locali possono scegliere la loro clientela. Così come A&F non vuole donne “in carne” con indosso i propri capi (ma questo sembra non scandalizzare nessuno), un gestore può decidere che nel suo locale entrano solo ragazze con il seno dalla quarta misura in su. E può farlo? Certo che può. Così come poteva la Capannina di Forte dei Marmi quando i buttafuori ti rimandavano a casa se cercavi di entrare con le scarpe da ginnastica. Perché si tratta di locali aperti al pubblico, ma non di locali pubblici.
      Ora, ti ho fatto questo esempio perché continuo a pensare (ma sono pronto a cambiare idea se me ne date motivo) che un imprenditore possa fare delle scelte, puntare a delle precise fette di mercato. Se poi queste scelte si ripercuotono contro di lui sono fatti suoi, se ne assume il rischio. Alla domanda “Farebbe uno spot con una famiglia omosessuale?” penso che Barilla fosse libero di rispondere di no. Perché, ripeto, non ha detto “No e li ammazzerei tutti!”, ma ha solo detto che il suo (occhio, il SUO) concetto di famiglia è quello tradizionale.
      Ed in tutto questo continuo a non vedere alcuna offesa nei confronti della comunità omosessuale…
      Ovviamente mi farebbe piacere conoscere meglio il tuo punto di vista!

      Nel frattempo ti ringrazio ancora per il tuo contributo e ti auguro una buona giornata.
      Lello

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  2. Io credo che il dottor Guido Barilla, non avesse l’intenzione di offendere nessuno. Credo solo che abbia sbagliato la modalità di espressione del suo pensiero, permettendo agli inteletti disonesti di strumentalizzarlo. Quando ci sono argomenti che toccano i sentimenti delle persone bisogna usare delle modalità molto delicate e questo per due motivi: primo per rispettare chi ha avuto la forza di essere se stesso e secondo per non permettere agli stolti di strumentalizzare il proprio pensiero.
    Quanto alla terza carica dello stato, io da Donna laureata e che lavora le auguro di trovare il piacere di preparare una bella crostata piena d’Amore per poter sentire il profumo della felicità: una casa che profuma di amorevole tradizione.
    Un abbraccio Lello
    La tua lettrice

    Selina Martinello

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    1. Carissima Selina, idealmente ti sto facendo una standing ovation.
      E non perché alla fine siamo allineati sullo stesso pensiero, ma perché da donna mi confermi che se la tua famiglia gioisce nel vederti arrivare a tavola portando qualcosa che hai preparato, tu gioisci insieme a loro. Mia moglie adora fare dolci e mi ha sempre detto che per lei l’odore di casa è quello della torta appena sfornata (pensa un po’, per me è quello del soffritto… 🙂 ). E in effetti continuo a chiedermi quale donna possa sentirsi offesa da questo quadro.
      Detto questo e precisato che (purtroppo) non ho interessi economici nel difendere la Barilla e i suoi prodotti (fermo restando che se volessero manifestare l’apprezzamento per le mie idee sono pronto a fornire gli estremi per un bonifico che sarebbe graditissimo), davvero non riesco a capire dove possa annidarsi l’offesa agli omosessuali.
      Sicuramente, come dici tu, le stesse cose potevano essere detta in un modo diverso, perché il contesto de La Zanzara è molto particolare, spesso estremamente ironico. Però mi sembra che molto peggiore sia il voler censurare il pensiero di chi, senza offendere, esprime una sua idea.
      Un’insegnante, ai tempi della scuola media, mi disse di tenere sempre presente che se una persona dice “secondo me” non le si può dire che “non è vero”, ma si può replicare portando il proprio “secondo me”, cioè le proprie idee. Così c’è un confronto.
      Qui confronto non c’è stato, abbiamo assistito ad una caccia all’uomo.
      Che tristezza. E che peccato.

      Detto questo ti ringrazio per la tua consueta gentilezza. Sono in debito!

      A presto
      Raffaello

      P.S. Ho visto due giorni fa che qualcuno è finito sul mio blog cercando il tuo nome e cognome. Volevo avvisarti ma non sapevo come farlo e allora ne approfitto adesso 🙂

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