The Chef: un piatto riuscito male


Se vi è capitato di leggere ogni tanto questo blog avrete capito che la cucina mi sta parecchio a cuore. Avrete capito anche che sono un appassionato di programmi culinari; ma avrete intuito anche che per certe cose sono, per citare Ovidio, il classico “gattino attaccato alle palle”.

Questa volta mi scappa di dire qualcosa sull’ennesimo talent show culinario: The Chef, una brutta versione di Masterchef.

 I conduttori: Davide Oldani e Filippo La Mantia


I conduttori: Davide Oldani e Filippo La Mantia

Sì, perché dopo il grande successo di Masterchef nelle sue varie edizioni (soprattutto quella italiana e quella americana, perché quella inglese e quella francese proprio non si possono vedere) ed il “successino” di La terra dei cuochi, si sentiva proprio il bisogno di un altro reality. Non se ne poteva fare a meno.Sabato sera il gestore di un ristorante mi ha detto che le iscrizioni alle scuole alberghiere hanno recentemente subito un’impennata e molti, forse vedendo persone in tv come Simone Rugiati, belli, simpatici e famosi, pensano di aver individuato tra i fornelli la loro strada. Senza pensare che Rugiati si è fatto un mazzo tanto con la gavetta, prima di diventare meritatamente famoso (e poi è pisano, quindi altro punto a suo vantaggio!). 

Tutti si sentono Chef “dentro”. Forse troppo. Infatti, questo gestore mi diceva che solo nel 2013 ha rimandato a casa qualcosa come 26 “aspiranti”. Uno gli aveva addirittura proposto di inserire nel menù una crudità di pollo. E non serve essere dei grandi chef per sapere che tanto varrebbe servire un dessert al cianuro.

Ma veniamo a The Chef ed ai cinque motivi per cui trattasi dell’ennesima corazzata Potemkin di fantozziana memoria. 

Il titolo. Complimenti alla fantasia degli ideatori del programma. Siccome c’è Masterchef Italia, in cui viene messo in palio il titolo di “Masterchef d’Italia“, ecco The Chef, in cui c’è in palio il titolo di “The Chef of Italy“. Occorre dire altro? Aggiungo solo che Masterchef è un format e come tale deve mantenere inalterato il titolo originale. Al contrario, continuo a trovare insopportabile il fatto che si cerchino termini/titoli inglesi quando è possibilissimo usare l’italiano. Voto “0” alla fantasia.

Conduttori. L’unica nota abbastanza positiva, secondo me, è lo chef Davide Oldani. Bravo, non c’è che dire. A me sta particolarmente simpatico per aver messo al suo posto Alessandro Borghese in diretta tv (la standing ovation che gli ho fatto la ricordo ancora). Però non riesce a trasmettere il necessario pathos alla gara. Il verdetto arriva in 5 secondi e questo può essere positivo da un lato ma non tocca le coronarie degli appassionati. Purtroppo, però, accanto a lui c’è Filippo La Mantia. Che ha sì il merito di essersi fatto da sé, ma forse crede un po’ troppo nei premi che gli sono stati accordati. Durante una puntata, un concorrente ha detto di essere in ansia all’idea di far assaggiare un suo piatto ad Oldani (1 stella Michelin). Abbastanza normale, direi; ma da allora per tutta la puntata La Mantia (al massimo 4 gomme Michelin) ha insistito con il “vabbè, io non conto nulla“. Sindrome del pene piccolo? Peccato, perché se Oldani fosse accompagnato da un altro chef stellato potrebbe provare ad insidiare la coppia BarbieriCracco. Anche se Cracco ha una presenza televisiva di altro livello ed una “stronzaggine” (diciamo così) innata, che lo rendono estremamente di impatto davanti alla telecamera. Stronzaggine che è nulla in confronto a quella di Bastianich ma che è necessaria nel momento in cui si vuole dare un giudizio da professionista. 

 I coach di The Chef


I coach di The Chef

Co-conduttori. Ecco una novità del programma rispetto agli altri reality. Una novità della quale, tra l’altro, non si sente la necessità. Ci sono due “coach”, che guidano i concorrenti, divisi in due squadre. E già qui non capisco bene il perché una gara che riguarda i singoli debba vederli lavorare in squadra. Soprattutto se non è una squadra che collabora come in una cucina ma ognuno prepara i piatti per conto proprio. Comunque, la cosa più irritante è che se da un lato uno dei due coach è Alessio Algherini, uno dei nomi nuovi della ristorazione italiana, l’altro è Chiara Maci. Si tratta sicuramente della food blogger più famosa d’Italia, ma è in grado di stare in una cucina professionale? Ha una gavetta in tal senso? No. E allora che coach può essere? Soprattutto in considerazione del fatto che i concorrenti non sono a digiuno di cucina (lo vedremo dopo). Ha sicuramente avuto il merito di intuire per prima le potenzialità di un blog di cucina, ma poi la cosa finisce lì. E bastava vedere le vecchie puntate di Fuochi e fiamme (forse il programma più bello sui fornelli) e far caso alle reazioni di Fiammetta Fadda (giornalista enogastronomica) ai commenti della Maci. L’impressione è che, come spesso accade, alla fine i veri protagonisti del programma non siano i concorrenti.

I concorrenti. Parliamone. Masterchef si rivolge a dilettanti, persone che fanno spesso un mestiere che con la cucina non c’entra assolutamente. E lì emerge la bravura e ognuno di noi riesce ad immedesimarsi nel personaggio che ritiene più simpatico. A La terra dei cuochi il discorso era già diverso, perché i concorrenti erano già del settore, ma questo non influiva sulla possibilità di prendere in simpatia l’uno o l’altro. A The Chef si fa qualcosa di diverso, buttando dentro blogger, responsabili di locali, cuochi a domicilio, ecc. Ma il risultato è una via di mezzo: né dilettanti, né professionisti. E le vie di mezzo, si sa, non sono quasi mai la scelta più azzeccata.

Il cooking time. Oddio!!! Aiuto!!! Quando Oldani annuncia “Via al cooking time” mi viene da tirare un piatto contro la tv. Ma possibile che non si trovi niente di meglio che bistrattare la lingua italiana usando termini stranieri per indicare qualcosa che esiste già nel dizionario italiano? Non vogliamo chiamarlo “tempo di preparazione“? Ok, possiamo dire “Via al tempo“, o qualsiasi altra formula che abbiamo imparato a conoscere grazie a Mike Bongiorno. Avanti, qualcuno di voi che leggerete questo post mi dica se ha mai usato il termine cooking time. Bastaaaaaa, avete rotto i coglioni di usare parole straniere!!!

Come avete visto non ho neanche citato la fase più bella di Masterchef, quella delle selezioni, in cui scappano sempre delle grasse risate grazie ai conduttori. Sarebbe come sparare sulla croce rossa.

Non so, magari a tanti di voi The Chef sarà anche piaciuto ma io non riesco a mandarlo giù.

Proprio come un piatto riuscito male.

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