Ma chi era Mandela?


La domanda non vuole certo essere irrispettosa, soprattutto oggi.

Sappiamo che la Mesopotamia è la regione compresa tra il Tigri e l’Eufrate, che Bruto uccise Cesare con 23 coltellate (Vespa ancora oggi si dispera perché con una roba del genere sarebbe andato avanti per mesi con i suoi plastici a Porta a Porta), che Annibale attraversò le Alpi con i suoi elefanti. Sappiamo anche che Cleopatra la faceva annusare un po’ a destra ed a sinistra, che Napoleone era alto un metro e tanta voglia di crescere. I più secchioni ricordano che il 4 settembre del 476 DC Romolo Augusto abdica e così finisce l’impero romano d’occidente.

Ma chi era Mandela? Oggi milioni di persone saranno sicuramente andati a leggere la sua biografia su Wikipedia, ma fino a ieri quanti sapevano qualcosa di più oltre al fatto che fosse stato in galera, premiato con Nobel per la Pace, ecc?

Questa mia riflessione parte dal tweet del Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza:

twitter_ilpuntodilello

L’invito del Ministro è giustissimo, perché paradossalmente il giorno della morte di Mandela può essere l’occasione per farlo conoscere a chi prima ne sapeva ben poco.

Ma la domanda è: perché se ne sapeva poco? E non parlo di Mandela in maniera specifica. Parlo di lui, delle Falkland, dell’uccisione di Moro… di eventi storico-politici di ormai 30-35 anni fa, non di ieri.

Io ho sempre adorato la storia, ma quando ho iniziato il liceo per anni mi sono fatto due palle così a studiare il metodo di produzione antico orientale sul Bontempelli che, pace all’anima sua, ci si era messo d’impegno a fare un libro per far annoiare gli studenti. Un malloppo tutto testo (poche cartine e alcune pure sbagliate), rigorosamente in bianco e nero, che ho dovuto sopportare per i primi due anni.

Chiaro che poi passare addirittura alla nascita dei comuni è stato come andare al luna park. In questo senso il rinascimento l’ho vissuto con secoli di anticipo. E da lì abbiamo iniziato una corsa ininterrotta attraverso la rivoluzione industriale, i moti del ’48, l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando, la Prima Guerra Mondiale ed il trattato di Versailles.

Però a quel punto si intravedeva già l’arrivo degli esami di maturità e allora giù in picchiata a studiare il perché ed il percome si arriva alla Seconda Guerra Mondiale. Fascismo, nazismo, 8 settembre, referendum Repubblica Vs Monarchia. E già sul processo di Norimberga si glissava velocemente, roba che al giorno d’oggi si è fatto più attenzione al processo a Fabrizio Corona.

E il ’68? Seeeeeeeeeeee, non c’è mica tempo!

Non so come sia la situazione della scuola oggi, ma qualcosa mi dice che gli studenti italiani continuano a non sapere un benemerito cazzo (e scusatemi se ho detto “benemerito”) di tutto ciò che c’è tra la fine della seconda guerra mondiale e quello che hanno mangiato a colazione stamattina.

Sì, sanno che c’è stato l’11 settembre e che adesso quando si prende un aereo si sta per metà viaggio con la sinistra sulle palle perché non si sa mai e che se niente niente non vi fate la barba per una settimana all’aeroporto vi perquisiscono alla ricerca della cintura esplosiva. Ma poi? Quanti ragazzi sanno collegare la guerra di Abissinia ed il prezzo del carburante?

Oggi tutto è accessibile via internet, si può scoprire ogni cosa si voglia. Ma quante cose vengono effettivamente scoperte? Quanti si pongono il problema (o si fanno venire la curiosità, mettetela come vi pare) di colmare autonomamente quel buco nero di informazione di cui non hanno colpa gli studenti ma i programmi scolastici?

Poi escono i rapporti OCSE come quello della scorsa settimana che mettono l’Italia al 32° posto su 65 Paesi, sottolineando che gli studenti italiani hanno nozioni di matematica inferiori alla media. Ok, ma non penseranno mica che siamo un popolo di ritardati mentali! Qualcuno starà pensando di sì, visto che abbiamo avuto Berlusconi per 20 anni, Prodi, Napolitano, adesso c’è Grillo, quindi qualche tara mentale ce l’abbiamo di sicuro, quantomeno nella cabina elettorale.

Però proprio idioti del tutto non siamo.

Tutto questo ragionamento vale per la storia ma anche per la letteratura italiana: alzi la mano chi può testimoniare di aver studiato come Dio comanda anche quella del novecento. Però di Manzoni e Leopardi si sa tutto ed il contrario di tutto.

Bah… 

Spero adesso vi sia più chiaro che il titolo di questo post non vuole essere una mancanza di rispetto, ma solo una provocazione. Per farmi perdonare chiudo con una canzone che immagino le radio stiano trasmettendo in tutto il mondo.

Forse da oggi, molte più persone sapranno chi era Nelson Mandela.

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2 pensieri riguardo “Ma chi era Mandela?

  1. Ciao Lello,
    sono “pienamente d’accordo a metà” con te (non dubito sul fatto che tu possa ricordare questa dotta citazione) riguardo a quanto anacronistico sia, o almeno era ai nostri tempi, il modo di insegnare le varie discipline. Un ulteriore esempio è l’insegnamento delle lingue straniere……ricordo ancora le ore passate in classe al 5° anno ad imparere la dizione esatta di tutte le isole del Canale della Manica (orrore). Ti faccio un appunto….come canzone avrei scelto Give me hope Jo’anna di Eddy Grant in cui viene citato anche un altro personaggio, oltre a Mandela, che ha fatto la STORIA del Sudafrica, l’arcivescovo Tutu, ma che a differenza di Mandela viene ricordato raramente, nonostante abbia ricevuto un nobel per la pace pure lui e abbia “teorizzato” per primo l’idea della nazione arcobaleno….e poi vuoi mettere il ritmo 😀

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    1. La citazione completa è “sono pienamente d’accordo a metà col mister”, no? 🙂
      In tema di Nobel per la Pace mi viene da pensare a quanto è stato svalutato questo premio negli anni…
      Comunque un aspetto positivo c’è: abbiamo chiuso col liceo :-)))

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