Il matrimonio: la sobrietà è tutto


Le donne lo sanno e lo sanno anche gli uomini: nell’organizzare un matrimonio la chiave di tutto è la sobrietà.

Ma faccio una domanda alle donne: avete mai sognato di avere un matrimonio in cui arrivate in chiesa su una carrozza trainata da tre coppie di cavalli bianchi e vi presentate agli invitati indossando una scintillante tiara ed un abito da principessa con tanto di gonnellona e paggetti che vi portano un chilometrico velo?

No, aspettate, ho sbagliato domanda. Forse meglio rivolgermi ai colleghi maschi.

Cari uomini: avete mai sognato di andare ad un matrimonio  dove l’alcool scorre letteralmente a fiumi, lo sposo è spesso ubriaco già in chiesa ed il ricevimento è strapieno di ragazze di 18-25 anni seminude ed intente a ballare in maniera provocante fissandovi negli occhi?

No, no, non va bene neanche così!

Ok, ci sono: avete mai sognato di rendere il vostro matrimonio una grottesca imitazione del Rocky Horror Picture Show?

Ecco, questa è la domanda giusta. Perché se avete risposto di “sì” a questa domanda allora spero che non vi siate mai persi una puntata de Il mio grosso grasso matrimonio Gypsy.

Si tratta di un programma di RealTime (avevate dei dubbi?) che ci illustra lo stile di vita dei Gypsy, termine che potremmo tradurre con gitano. 

In un certo senso, loro realizzano il sogno di ogni donna e quello di ogni uomo. In un certo senso. Perché la sposa non si presenta come una principessa ma piuttosto come una Moira Orfei giovane. E le invitate, dai 14 anni in su, secondo i nostri canoni, sono agghindate più o meno come delle prostitute, anche se tali non sono. Ma si tratta della loro cultura, in cui apparire, esagerare, stupire tutti con l’eccesso è la norma.

Un collage di sposi, invitati e damigelle dei matrimoni Gypsy

Un collage di sposi, invitati e damigelle dei matrimoni Gypsy

Come si suol dire, Paese che vai, usanza che trovi.

Lo so, soprattutto voi donne starete storcendo il naso. E magari starete anche pensando “Ma questi so’ zingari!” (in senso figurato, perché i gypsy non sono gli zingari come noi li intendiamo). Magari starete pensando che questo è un tipo di cultura lontana anni luce dalla nostra.

Vero.

Cioè, no, scusate: falso. Falsissimo!

Perché se ve lo siete perso mi spiace tantissimo, ma RealTime offre anche un’altra perla, Il boss delle cerimonie! Una perla tutta… attenzione… MADE IN ITALY!

Eccolo, il boss, Don Antonio, patriarca della famiglia Polese e proprietario del Grand Hotel La Sonrisa, il castello dove molte coppie del napoletano coronano il loro sogno d’amore.

Don Antonio ed il suo "castello"

Don Antonio ed il suo “castello”

Il giorno stesso in cui chiesi a mia moglie di sposarmi andammo a vedere un castello (solo di nome) nel modenese e venimmo accolti da una signora sui 55-60, con zeppe, minigonna jeans e top da majorette a coprire un seno piuttosto abbondante su cui ricadevano lunghi riccioli biondi. Rimanemmo un attimo perplessi ma quando, poco dopo, ci disse “Dei vostri ospiti non dovrete preoccuparvi, ci penserò io ad accoglierli“, la decisione era già presa. Sì, perché uno può anche decidere di sposarsi al circo se vuole, ma, in linea di massima, non era questa la nostra intenzione.

Come si suol dire, i gusti sono gusti. A me questo Grand Hotel La Sonrisa fa pensare più a Gardaland che alla location di un matrimonio.

Don Antonio, personaggio davvero particolare, ma a dire il vero abbastanza simpatico (anche se, come direbbe una mia amica, “fine, ma non finissimo“) pensa a tutto: all’addobbo floreale della casa della sposa, all’intrattenimento, a reclutare gli immancabili cantanti neomelodici (che per chiunque non sia della zona equivalgono ad una picconata nelle palle alla sola idea): insomma, vuole rendere fiabesco il matrimonio.

Direte voi: ma allora a lui si rivolgono famiglie di un certo livello, dei signori. E qui sta il bello. Perché lasciando da parte la differenza tra essere ricchi ed arricchiti o tra essere signori o meno, in realtà nel programma si vedono matrimoni di persone comuni. Persone che sognano la fiaba. Ma che purtroppo non la distinguono dall’incubo.

Avete presente la famosa scena della partita a tennis tra il ragionier Fantozzi ed il geometra Filini? “Abbigliamento di Filini: gonnellino pantalone bianco di una sua zia ricca, maglietta Lacoste pure bianca, scarpa da passeggio di cuoio grasso, calza scozzese e giarrettiere, doppia racchettina Liberty da volano. Fantozzi: maglietta della Gil, mutanda ascellare aperta sul davanti e chiusa pietosamente con uno spillo da balia, grosso racchettone 1912, elegante visiera verde con la scritta: Casinò municipale di San Vincent“.

Ecco, questo potrebbe essere adatto a descrivere lo stile scelto da queste coppie. L’androne del palazzo dove abita la sposa è addobbato come neppure il palco dell’Ariston a Sanremo, con tanto di tappeto verde sintetico, che fa chic come la patta aperta.

E questo non è nulla se consideriamo quello che è l’argomento di discussione di ogni matrimonio: l’abito della sposa.

Non credo che dimenticherò le dichiarazioni della madre che durante le prove dell’abito da parte della figlia diceva che la sposa “deve essere notata da tutti, deve attirare gli sguardi, con una bella scollatura“. Sì, ok. Forse però la signora dimentica che la sposa deve anche entrare in chiesa, non sta andando a fare uno spettacolo di burlesque.

Vogliamo parlare del pranzo? Per stessa ammissione degli sposi si tratta di una sorta di gara a chi mangia di più. Ovviamente gestita con garbo, delicatezza e senza eccessi. Come nel film Ricky e Barabba:

Immancabile, a quanto pare, anche l’ingresso di un piccolo carrettino che non sono riuscito a identificare con certezza, ma portato da un bambino con la maglia del Napoli. Quel tocco di finezza cui spesso, immagino, si riferisse il primo Bossi nei suoi inviti alla fratellanza tra tutti gli italiani.

Pregevoli anche le interviste agli sposi, perché permettono di capire cosa pensano i giovani, quali sono i loro riferimenti e cosa l’Italia può attendersi da loro. Che dire di quella ragazza che alla domanda sul momento che l’ha divertita di più del suo matrimonio ha risposto senza esitare: quando lo sposo ed i suoi amici si sono messi a camminare in mezzo alla strada, mani in tasca, in stile gangster.

Un gustoso momento di sobrietà

Un gustoso momento di sobrietà

Mancava un tocco di raffinatezza, vero?

Ma se siete dei leghisti e state pensando male dei napoletani vi state sbagliando di grosso. Un po’ perché di napoletani ne conosco tanti ma piuttosto che fare un matrimonio come questi sputerebbero in faccia a Maradona (Babbo Natale, segnatelo per il prossimo anno, vorrei questa possibilità come regalo a Natale! ndr). Un po’ perché questo programma ha sollevato un vero e proprio vespaio, con i napoletani giustamente sul piede di guerra perché l’immagine che viene data dal programma non sia associata alla “tradizione napoletana” ma al limite a quella della famiglia Polese (ecco qui l’articolo).

Perché contrariamente a ciò che si pensa, il napoletano vero può essere più signore di molti altri.

Staremo a vedere come finirà questa querelle tra i napoletani ed i Polese. Nel frattempo potremo continuare a bearci con il gusto delle cerimonie in scena presso il castello di Don Antonio. Magari prima  o poi troveremo una coppia che come tema del matrimonio sceglierà “le dita nel naso“. Chi lo sa.

Perché in un matrimonio la sobrietà è tutto. E nonostante la birra, a volte un gypsy può essere più sobrio di un italiano.

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5 pensieri riguardo “Il matrimonio: la sobrietà è tutto

  1. Ho scritto un post sul mio blog a proposito proprio di questo programma e questo tema. Se vorrai leggerlo ed esprimermi la tua opinione,mi farà piacere ed alla fine ti lascerò il link al mio blog. Qui ti riassumo brevemente il mio pensiero: non condivido le richieste di sospensione del programma, non condivido l’idea che tutti i napoletani anche quelli che vivono nei quartieri meno in o appartengano a ceti meno alti siano cosi e si comportino cosi. Come dici tu in molti non farebbero quelle scelte. E lo dico da napoletano, innamorato della (come mi piace dire) napoletanità genuina.
    Quelli rappresentati lì sono dei napoletani che hanno perso la napoletanità e la portano all’eccesso, rendendola ridicola. Lo fanno per sentirsi ancora napoletani. Ma non lo sono più.
    Non mi fa male e non mi vergogno per loro. e per l’immagine che danno di napoli. Non la rappresentano perchè non lo sono più di napoli. Hanno perso quel valore intenso e genuino che solo l’essere napoletano dà e che ti rende piacevole anche determinate scene, fin quando non sono esagerate e portate all’eccesso.
    Nel mio blog l’ho spiegato sicuramente meglio che in poche righe qui. Se ti va di approfondire il link è: aspettatiilmeglio.worpress.com

    In ogni caso, complimenti per il tuo blog, per l’accuratezza dei tuoi post e per l’ottimo modo di scrivere.
    A presto.

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    1. Ciao!
      Intanto ti ringrazio sia per il commento sia per le tue parole.
      Ho letto il tuo post ed in effetti concordo. Il problema, chiamiamolo così, è che si è voluto sparare sulla croce rossa: la gente pensa che Napoli sia pizza, mandolino, sole e cafonate ed ecco servito il piatto pronto. Dispiace, perché Napoli non è questo. Con tutti i difetti che può avere, il napoletano non è quello che si cerca di disegnare per fare audience. Questi sono dei cafoni che vogliono i 15 minuti di gloria ed il programma gliene offre addirittura qualcuno in più. Questa è gente che pensa di poter apparire di più di ciò che è solamente per il fatto di organizzare un evento in quella location, senza sapere che si ottiene l’effetto opposto. e il tutto fa ascolto. Mi sta bene solo se la contropartita non è l’identificare il napoletano con l’immagine che emerge dal programma. Cosa che, sono certo, in molti faranno in automatico. Sbagliandosi di grosso.
      Spiacevole. molto spiacevole.
      Anche perché se l’audience davvero si ottiene con il cattivo gusto (e non sarebbe la prima testimonianza, siamo messi proprio male…

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  2. Non mi sono mai sentita così offesa come in quel programma! Sono stata a tanti matrimoni, mai uno somigliava minimamente a quelli che si vedono in quel programma…
    Ho visto solo una puntata e tanto mi è bastato.
    Degli amici mi hanno detto che, alla Sonrisa, se vai oggi trovi un giorno libero tra un anno e mezzo (con il sabato e la domenica prenotati per due matrimoni contemporaneamente)…non volevo crederci! A questo punto non mi resta che sperare che molte di queste coppie la utilizzino solo come location, ma che organizzino tutto il resto loro e non Mister Finezza 😦
    Che indignazione, non si può capire 😦 già si fanno tante lotte contro i pregiudizi, ci mancava solo il “boss”!

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    1. Non faccio fatica a credere che tu ti sia sentita offesa. Tu come i tantissimi napoletani che con questi eventi cafoni (perché tali sono) non hanno nulla a che vedere. Per carità, ognuno gestisce il proprio matrimonio come crede, ma ovviamente questo, come tante altre cose nella vita, costituisce un po’ un nostro biglietto da visita. Nulla in contrario al matrimonio fiabesco, anche se continuo a pensare che, come sosteneva Aristotele, la forma debba essere funzione della sostanza. un “popolano” può sicuramente scegliere di sposarsi nel castello, arrivare in chiesa in carrozza, ecc ecc. Così come può anche decidere di avere il cattivo gusto di fare un matrimonio da circo come quelli che vediamo in tv. Quello che è imperdonabile (secondo me) è il voler apparire in tv per far sapere a tutti che razza di pacchianata si è riusciti ad organizzare per un giorno così speciale. Perché vuol dire non arrivare a capire la differenza tra il bello e l’orrido. E questo spiega tante cose.
      Io sono stato ad un solo matrimonio a Napoli e l’ho trovato di una raffinatezza unica (tra l’altro si trattava di una cena e a mezzanotte eravamo già rimasti in pochi). Ma non ho dubbi che non si sia trattata di un’eccezione. Il fatto è che se si vuole fare una trasmissione trash si specula sul fatto che l’immagine “caciarona”, nell’immaginario collettivo, appartiene al napoletano e allora giù a sparare sulla croce rossa.
      Che ti devo dire… passerà anche questa.

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