La politica del Grillo urlante


Sta spopolando lo streaming dell’incontro tra Renzi e Grillo, in cui il primo magari sperava di trovarsi davanti un “Grillo parlante” mentre l’altro si è presentato nelle vesti del Grillo urlante. Come di consueto, mi viene da dire.

Non che mi aspettassi chissà cosa da questo incontro, ma resto colpito dai commenti di questi giorni, in particolare da quelli che inneggiano a Grillo, al fatto che le abbia cantate a Renzi. E mi chiedo: è questo comportamento che vogliamo da chi ci rappresenta?

incontro_renzi_grilloMettiamo in chiaro una cosa: non sono un renziano, anche se all’inizio ho provato una certa simpatia nei suoi confronti; inoltre, non mi va particolarmente a genio il modo in cui si accinge a diventare Presidente del Consiglio. Ma tant’è: secondo i suoi calcoli nel prossimo week end diverrà la quarta carica dello Stato.

Proprio per questo motivo, indipendentemente dalla simpatia o antipatia nei suoi confronti, ritengo che chiunque venga chiamato per le consultazioni debba quantomeno ascoltare ciò che Renzi ha da dire. Lo deve non a Renzi, ma al Presidente del Consiglio dei MinistriMa non solo: chi viene convocato lo deve a tutte le persone che lo hanno votato sperando, così, di poter avere un’Italia migliore. 

Credo che questo, Grillo, se lo sia dimenticato. Voleva urlare in faccia a Renzi che non crede in lui? Benissimo, avrebbe potuto farlo al termine del colloquio. Ma, come detto, non mi aspettavo molto di diverso da uno che non fa altro che sbraitare. E mi chiedo: si vuole far politica o si vuol solo sbavare rabbia su chi si ritiene responsabile di una o più colpe? Perché nel secondo caso, chi sbraita non è meno colpevole di chi il danno l’ha creato. Perché urlando e basta non si ottiene nulla se a ciò non segue un’azione concreta. Azione che non può prescindere dal dialogo: non si può dire “basta dialogo“, perché questo è sbagliato in partenza. Grillo forse tende a dimenticare che se molti italiani lo hanno votato molti di più (la maggior parte, per l’esattezza) non lo hanno fatto, preferendogli altri. Di conseguenza non può pensare di partire lancia in resta andando avanti da solo come se fosse rappresentativo dell’Italia intera.

Cosa ha detto Grillo? Riferimenti continui all’acqua, alle banche, al fatto che Renzi è giovane ma politicamente vecchio… si è messo a tirare fuori pure la massoneria. Ha urlato, ha urlato ancora ed ancora. E dunque?

Mi chiedo: chi sostiene che abbia fatto bene a comportarsi così, che tipo di politica ha in mente? La politica del “si fa come dico io oppure non si fa nulla“? Non mi sembra un indirizzo democratico. Vogliono la politica del “facciamo bordello“? ‘Azz, un bel programma politico. 

Questo è il solito problema di noi italiani: votiamo con la pancia. Adesso siamo incazzati con la politica, con i politici, con il concetto stesso di politica e di politico. E allora? Vuol forse dire che possiamo risolvere tutto facendo ostruzionismo totale, non essendo mai disposti a dialogare con gli altri? Scusate ma questo è un atteggiamento del cazzo. Quando si tratta di collaborare tra più persone bisogna anche stare a sentire cosa vogliono fare gli altri e trovare un compromesso. Non si può dire che non si accettano compromessi, perché è il modo migliore per portare tutti all’immobilismo. Se tu non sei pronto a fare mezzo passo verso di me figurati se io posso accettare di correre verso di te! E non parlo di compromessi in stile mafioso, ma di trovare un modo perché tutti abbiano interesse affinché la collaborazione abbia un risultato. Quando un qualsiasi partito dice che “non farà accordi” sta dicendo una cazzata, perché o hai percentuali da elezione bulgara oppure una concessione ad altri devi farla.

Se Grillo è lo specchio del concetto di politica del M5S, cosa che non credo, allora il futuro del movimento è segnato. Ma io credo che siano in molti ad aver votato per lui ed a pensare che il comportamento, almeno in quella occasione, poteva e doveva essere diverso. Perché sono sicuro che oltre ai voti di protesta fini a se stessi, M5S abbia preso la preferenza di tante persone desiderose di una reazione ad un vecchio sistema ma che, al tempo stesso, vogliono una reazione civile, che abbia uno scopo, che porti a dei risultati. Non una che induca gli interlocutori a farsi l’antirabbica.

Ripeto: questo è il futuro che vogliamo? Una politica urlata con la bava alla bocca? Una politica in cui si va avanti con lo slogan ci “siamo rotti le palle“? Una politica fatta senza criterio, senza quella coscienza che tante volte invochiamo? Forse vogliamo la politica fatta senza ascoltare quella vocina che ognuno di noi dovrebbe sentire dentro la propria testa e per la quale dobbiamo ringraziare il nostro piccolo grillo parlante.

Forse vogliamo la politica del Grillo urlante.

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