Grazie privacy!


C’è una malattia che da alcuni anni sta infestando ed infettando la nostra società. Una malattia subdola che causa in chi ne è affetto il timore che altri scoprano qualcosa di lui, rendendolo di fatto ogni giorno più ridicolo. Questa malattia ha un nome inquietante: la privacy.

classified_ilpuntodilello

Da quando è stata nominata quella figura oscena che va sotto il nome di garante della privacy (tanto avevamo bisogno di un altro incarico strapagato) ci comportiamo tutti come degli imbecilli.

Intendiamoci, non sto parlando del diritto alla riservatezza dei propri dati finanziari, legali, lavorativi, ecc, o della striscia gialla che, negli uffici pubblici, ci dice dove stare se c’è una persona davanti a noi (anche se, in questo caso, mi viene da pensare che se devono dircelo è perché siamo incivili e non arriviamo a capirlo da soli).

Parlo di cose molto più terra terra e che francamente mi fanno apparire ridicolo chiunque tenga a “preservare la propria privacy”. Forse non dimenticherò mai che negli ultimi anni di università sui fogli dei risultati degli esami che venivano appesi nelle bacheche non veniva più riportato il nome dello studente ed il voto da lui conseguito, bensì il suo numero di matricola. Fin da subito mi sembrò davvero assurdo: non vuoi che la gente sappia che sei un ciuco? Allora studia. Anche perché se pensiamo agli appelli orali gli studenti presenti ad assistere sanno benissimo se siamo stati promossi o bocciati. E comunque: quali oscure conseguenze può avere il fatto che i tuoi amici sappiano che devi ripetere un esame? Forse sei circondato da geni infallibili? Abbiamo affrontato questo dramma per molti decenni e penso che le generazioni future possano tranquillamente fare altrettanto.

Ad ogni modo, stamani ho avuto una prova ulteriore di quanto la follia della privacy stia rovinando la società. All’ingresso della scuola di mio figlio, in questi giorni, è visibile un cartello che avvisa la presenza di casi di varicella. Da un paio di giorni sapevamo che uno dei casi si è verificato nella classe di mio figlio, ma parlando con la maestra viene fuori che… non si può dire quale sia il bambino con la varicella. Non si può per rispetto della privacy.

Ora, io non ce l’ho con la maestra, ma con chi ritiene che questo comportamento sia giusto! Ma cazzarola, parliamo di varicella, non di AIDS! E se una mamma fosse incinta, non avesse avuto la varicella e volesse cercare di non portarsi la malattia in casa? E se un genitore, come è il mio caso, volesse anche solo evitare di prenderla proprio in questi giorni avendo impegni improrogabili? Giusto per fare due esempi banalissimi.

No, bisogna tutelare l’identità del bambino con la varicella perché altrimenti potrebbe essere additato come untore da tutto il mondo. D’altra parte si sa che la varicella viene solo nelle famiglie in cui ci si droga, si vive nello sporco, ci si prostituisce, ecc. Chissà i servizi sui telegiornali nazionali. Un vero sputtanamento globale.

Ma dai, siamo seri.

Siamo una società in cui se c’è il terremoto invece di scappare abbiamo come primo pensiero quello di esprimere al mondo intero il nostro panico su Facebook. Milioni di persone ogni giorno si fotografano al cesso per condividere le immagini sui social network. Abbiamo Avatar, Gravatar, Favatar di ogni tipo, ci restiamo male per un defollow su Twitter, non facciamo altro tutto il giorno che farci i cazzi degli altri, guardiamo reality di ogni tipo in cui i protagonisti hanno le telecamere anche su per il sedere. Tutto giusto, tutto lecito, tutto perfettamente normale. E poi? Abbiamo bisogno di sentire tutelata la nostra privacy.

Siamo, francamente ridicoli. E ridicole sono le norme che ritengono di dover tutelare la riservatezza di un bambino e di una famiglia perché non si sappia che ha una malattia esantematica. Una malattia che tutti i genitori sperano che i propri figli abbiano da piccoli piuttosto che da grandi.

Ma ci rendiamo conto della follia in cui siamo precipitati? Riusciamo a capire quanto sia privo di senso raccontare al mondo ogni minuto della nostra vita e contemporaneamente reclamare il diritto a far sì che nessuno sappia nulla di noi?

Grazie privacy. Grazie per averci resi dei paradossi viventi.

Oh, se vi azzardate a condividere questo post vi denuncio. Per violazione della privacy.

Annunci

2 pensieri riguardo “Grazie privacy!

  1. Io ci tengo molto alla privacy, quindi sono dalla parte del bambino, ma sta pure tranquillo tanto se ha la varicella non dovrebbe venire a scuola ed infettare gli altri. Certo ai nostri tempi era tutto diverso, non solo si sapeva, ti venivano pure a trovare a casa ed era tutto più bello.

    Mi piace

    1. sul fatto di andare a scuola si potrebbe aprire un capitolo. Al liceo io e altri 3 prendemmm il morbillo perché un nostro compagno non era rimasto a casa per non saltare un compito in classe. Ed i casi di genitori che mandano il figlio a scuola perché non sanno dove tenerlo si sprecano. Ma il fatto non è questo, è che non c’è nulla di male nell’avere la varicella. Non è una colpa, quindi non vedo come possa essere danneggiata l’immagine del bambino. È come dire che un bambino è caduto ma non si può dire chi. Lo trovo davvero assurdo…

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...