Una suora a The Voice? Bah…


Premetto che non guardo The Voice, perché vedere la Carrà atteggiarsi da ventenne mi fa venire un mezzo infarto (l’altra metà è un conato). Lo dico perché lei è stata il mio mito personale da bambino, tanto che mi raccomandavo sempre con mia mamma: “Quando viene Raffaella a cena fai le tagliatelle?“. Vederla così mi fa provare le stesse sensazioni che, nel ’91, devono aver provato gli amanti del tennis nel vedere Borg giocare al torneo di Montecarlo, con racchetta di legno e fascetta in testa al contrario per non far vedere lo sponsor, facendosi prendere a pallate da Arrese

Detto questo, stamani ho letto di Suor Cristina, la suora che si è presentata al programma canoro facendo strabuzzare gli occhi ai giudici.

suorcristina_ilpuntodilello

Vado dritto al punto: sarò strano, sarò vecchio dentro, sarò scemo, tutto quello che vi pare, ma per come la vedo io le suore devono fare le suore e non andare a fare le star in tv.

Sono favorevole alla modernizzazione della Chiesa, ma non credo che sia questo il modo con cui si avvicinano le persone che si sono allontanate. Fatico a pensare che questo Sister Act all’italiana possa servire ad “evangelizzare”. Mi viene più facile pensare che dietro a tutto questo ci sia da una parte la trovata geniale degli autori (prossimamente si esibiranno anche un cannibale vegetariano ed un politico onesto) e dall’altra, magari, una ragazza con il desiderio di realizzare un sogno.

Desiderio più che legittimo per una ragazza qualunque, ma che dovrebbe essere in “n-esimo” piano per una persona che ha scelto di consacrare a Dio la propria vita.

Mi si dice che il canto è un dono di Dio e che lo si vuole condividere. Non dico di no. Però io ho sotto gli occhi l’esempio di un prete giovane che predica il dialogo tra le religioni, che fa la predica sedendosi tra i fedeli, che fa tante cose che lo rendono amatissimo dai giovani. Una persona così non può che essere ammirata e personalmente credo che abbia centrato il tipo di dialogo da instaurare con la gente. Credo sia questo il modo con cui si possono avvicinare e ri-avvicinare le persone.

Paradossalmente sono i piani alti della Chiesa che, spesso, allontanano i fedeli. Lo fanno, ad esempio, non prendendo posizioni nette sui ben noti fatti di cronaca. Sempre secondo il mio umile modo di vedere, in questi casi non vorrei sentire spiegazioni: vorrei sentire parole di condanna per chi ha commesso atti che definire atroci è dire poco. Se si vuole riavvicinare chi si è allontanato dovrebbe essere questo il primo passo: dimostrare alle persone che se si mandano i propri figli in oratorio questi sono al sicuro. 

Una Suora che decide di andare a fare la cantante diverrà la portavoce della Chiesa presso i giovani? Boh, non lo so. E non lo può sapere nessuno. Le auguro buona fortuna, questo è ovvio, ma continuo ad essere perplesso. Se l’evangelizzazione passa dalla partecipazione ai reality qualcuno si deve porre delle domande.

Infine, vi ricordo che Suor Cristina, in realtà, non ha inventato nulla. Ricordiamo il caso di Padre Cionfoli, che nel 1981 partecipò a Domenica In e poi anche ad alcune edizioni di Sanremo.

E che adesso è semplicemente Giuseppe Cionfoli e fa il cantautore. Nulla di grave, evidentemente ha scoperto che la sua vocazione era un’altra.

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17 pensieri riguardo “Una suora a The Voice? Bah…

  1. Ho letto tutto il post e mi è piaciuto molto, ma ci sono alcune cose che ti voglio dire e far capire.
    Primo: abbandona l’idea di voler sentire dalla Chiesa parole di condanna perché nella Chiesa esiste il perdono, quindi non le sentirai mai.
    Secondo: non si augura mai buona fortuna ad una suora perché è contrario alla Chiesa. In Chiesa credono solo in Dio nella fortuna no, è peccato.
    Terzo: non c’è niente di male che una suora canti.
    Quarto: quello che è successo a Padre Cionfoli non è una novità. La Chiesa non era la sua strada e purtroppo lui se n’è accorto dopo aver preso i voti e non prima. E’ una prova che devi superare e lui non ce l’ha fatta.
    Quinto: stasera sono uscita ma sono rientrata più presto del solito. 🙂

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    1. Posso essere d’accordo su tutto ma non sul discorso del perdono. Non si può perdonare un prete che tocca un bambino. Non si può giudicare chi fa sesso fuori dal matrimonio e perdonare chi molesta un’anima innocente. La Chiesa deve condannare i delinquenti altrimenti si tratta di connivenza. Non ci sono vie di mezzo: la credibilità di qualsiasi istituzione passa dal modo in cui gestisce le mele marce.

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      1. Purtroppo anche se per noi è imperdonabile un prete che tocca un bambino, per la Chiesa no. Sarà Dio poi a dare il giusto castigo al prete pedofilo. Questo è l’insegnamento della Chiesa.

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      2. Non sono d’accordo su questo, sarebbe come dire che secondo la Chiesa un assassino non deve andare in galera. Sarebbe un mondo senza regole ed in cui nessuno potrebbe dirsi al sicuro…

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      3. Diciamo che i preti pedofili dovrebbero essere scomunicati, ma la Chiesa non lo fa. Il caso di Padre Cionfoli è ben diverso: quella che per lui doveva essere una tentazione è diventata sua moglie. Per quanto riguarda le suore, non ci vedo niente di male se cantano. Allora se io fossi suora non potrei neppure più cantare? Cantare non è peccato.

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      4. L’ho vista. E’ piena di vita. M’è piaciuta. E’ giovane ha venticinque anni e tanta adrenalina. Dice che cantare è un dono e lei lo ha donato. L’ha fatto per quello: donare. Che c’è di male? Io non me la sento di crocifiggerla.

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      5. Se insegue un sogno insegue una realizzazione personale, quindi per certi versi per il proprio ego. Allora io dico: se sei prete o sei suora la tua vita hai già deciso a cosa e chi consacrarla. Ripeto: non stiamo parlando di una ragazza qualunque…

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      6. L’ha consacrata a Dio, ma può cantare è come la maritata ha il marito, ma può cantare a meno che il marito non è geloso. Dio non è geloso. La gelosia è peccato, come l’orgoglio è uno dei sette peccati capitali. Quindi la suora può cantare, ma non può essere orgogliosa.

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    1. Ciao Giulio e grazie per il tuo commento!
      Sinceramente non so se sia un programma inutile, perché non lo seguo e non mi attira. Non mi piacciono questi reality per mille motivi che non sto qui ad elencare. Però credo che, sempre più, si stia raschiando il fondo. Se un talent show fosse davvero tale allora credo che non ci sarebbe bisogno di ricorrere a soluzioni sensazionalistiche come la partecipazione di una suora (che comunque non è una cosa che si possa definire “normale”) o altre adottate in passato. si vive di dati auditel e mi rendo conto che se c’è da attirare il pubblico che altrimenti guarderebbe Geordie Shore una soluzione, che non sia solamente l’offerta del talento canoro, bisogna trovarla. Ed è qui che casca l’asino: lo scopo del programma fa a cazzotti con quello che il pubblico vuole vedere. Alla fine il talento più puro rischia grosso se si deve scontrare contro il caso umano o il concorrente eccezionale.
      Più che un talent show diventa una corsa disperata allo share.

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      1. Difficilmente scrivo su blog e somoli,partendo sempre dal presupposto che é giusto che la libertá di pensiero,parola ed espressione siano uno dri valori più importanti,ma stavolta gaccio uno syrappo alla mia regola.Hai ragione,semplicente.Condivido sia il concetto sia il tono dell’articolo,che si presterebbero a facili,banali e pesanti parentesi polemiche.Penso anche che,assolutamente,qualcuno dovrebbe porsi delle domande,anche molto importanti, ma sono lieta di trovare dubbi e perplessitá in ogni dove,vuol dire che la coscienza esiste..e re-siste!

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      2. Ilaria, ti ringrazio per quello che scrivi. anche perché (giusto per informare chi leggerà il tuo commento) sei un’addetta ai lavori vista la tua attività radiofonica 🙂
        Hai compreso perfettamente il messaggio che volevo trasmettere. Auguro tutte le fortune possibili a Suor Cristina ma rivendico il mio diritto a pensare che ci sia qualcosa che non torna in tutto questo 🙂
        Un abbraccio!

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