Grande Fratello: l’unico bordello non chiuso dalla Merlin


Una manciata di ragazze poco vestite, qualche discreta maialona vogliosa di farsi vedere da qualche regista (magari di film porno), 2-3 bulli di borgata, un’abbondante dose di convinzione, un pizzico di casi umani, intellettuali “de noaltri” a piacere, presunti personaggi di successo quanto basta.

Quella che avete appena letto è la ricetta perfetta del Grande Fratello, il programma che rappresenta il vero censimento dei decerebrati in Italia.grandefratello_ilpuntodilello

Oddio, ad onor del vero bisogna dire che non è sempre stato così, nel senso che le primissime edizioni sono anche state carine: in particolare il primo anno, quando i ragazzi entrarono nella casa del GF senza avere un’idea precisa di cosa sarebbe stato di loro. Poi, nel tempo, il declino; non degli ascolti, ma qualitativo, umano. Il Grande Fratello è diventato la sagra dell’inutilità, dell’egocentrismo, della presunzione di grandezza di persone che, in realtà, sono molto più piccole di quello che cercano di mostrare.

Personalmente ho seguito con una certa assiduità le prime tre edizioni anche perché era il periodo in cui avevo un programma in radio e il grande Fratello era la grande novità, l’argomento leggero per definizione di cui parlare con leggerezza. E non nego di essermi divertito, anche se l’ignoranza mostrata da certi individui che si presentavano come “intellettuali” (leggasi Rocco Casalino) era spesso fastidiosa al di là delle risate che ci facevano fare i ragazzacci della Gialappa’s con Mai dire Grande Fratello. Diciamolo con tranquillità, non abbiamo paura di parlare di ignoranza: non significa reclamare programmi di alta cultura (eventualmente altamente pallosi), ma solamente ricordare che gli orrori di italiano fanno ridere la prima volta ma sono deprimenti dalla seconda in poi.

Mi ricordo l’alcova costruita da Pietro Taricone e Cristina Plevani per cercare un po’ di privacy dalle telecamere: a guardarli oggi fanno tenerezza. E non perché Taricone non ci sia più, ma perché erano la prova di una sorta di ingenuità con cui quella prima edizione fu affrontata.

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Oggi i concorrenti, se potessero, non porterebbero neanche i vestiti. Basta guardare il serale del programma: a volte mi meraviglio di non vedere qualche pneumatico col fuoco e borsette roteanti. 

Questo è il risultato della ricetta: per fare audience bisogna mettere il caso umano (che fa brutto eliminare), il personaggio convinto di sé (e  mi chiedo: se sei convinto di essere un grande, com’é che non hai combinato un cazzo nella tua vita e devi andare al GF per realizzarti?), almeno 2-3 budelloni da area di rigore pronte a fare il grande salto nella cinematografia (a luci rosse, ovviamente). Una volta costruita l’ossatura poi il resto si può completare a piacimento. Dipende da cosa richiede il mercato.

Ma questa ricetta ha gradualmente stancato, come testimoniano i dati di ascolto.

Per forza: i concorrenti non hanno più un minimo di spessore, qualcosa che li caratterizzi realmente come “personaggi”. Almeno il vecchio Pasquale Laricchia aveva la sua filosofia che lo rendeva simpatico e comunque diverso dagli altri. Oggi sono tutti impegnati nell’immedesimarsi nei panni del loro riferimento tra i colleghi delle edizioni passate, possibilmente cercando di migliorarne l’impatto sul pubblico. Con buona pace della novità.

Roba da far quasi rimpiangere Guido Genovesi, il pisano del GF5 passato alla storia per la prima eliminazione d’ufficio dal programma per bestemmia.

Ormai guardo il GF raramente e per pochi minuti. E soprattutto non ascolto le interviste ai concorrenti eliminati, storicamente fastidiose come quelle ai calciatori nel dopo partita. Soprattutto quando alla imprevedibile domanda “Cosa farai adesso?” (roba da Pulitzer) risuona la consueta frase “Valuterò le offerte dal mondo dello spettacolo“. E io penso: razza di mentecatto/a, credi che aver mostrato le tette o i bicipiti per qualche giorno in tv ti possa valere un ruolo in qualche film? Vero è che in tv in Italia ci vanno tutti (pensate al nuovo vomitevole programma Dire, Fare, Baciare Italia), ma insomma! Personalmente, certi concorrenti li vedrei bene solo come portata principale in una puntata di MasterChef Cannibali.

Il Grande Fratello è diventato prevedibile come una campagna elettorale: quando la Marcuzzi annuncia una sorpresona non possiamo più aspettarci, che so, un attacco alieno, un congiuntivo azzeccato da Biscardi, una scelta di campo da parte di un democristiano. No, niente di tutto questo. Sappiamo tutti che si tratterà dell’ingresso di un VIP nella casa, o un’eliminazione a sorpresa, o l’incontro con un personaggio che rivelerà cose scioccanti su qualche concorrente. Adrenalina a go go.

Già, la Marcuzzi. Ne vogliamo parlare? Vogliamo dire due parole sul direttore dell’orchestrina delle scimmiette ammaestrate, pronte a scattare sull’attenti quando il GF chiama? Colei che annuncia le decisioni del Grande Fratello con la solennità di una cartella esattoriale di Equitalia?

Povera Alessia, a furia di usare il bifidus ormai è la brutta copia di se stessa. E forse si è pure bevuta il cervello (oppure lo ha espulso in maniera naturale grazie ai fermenti lattici). Perché se pensa davvero che il Grande Fratello rappresenti “…l’Italia e gli italiani, il nostro Paese, la nostra cultura” allora è davvero alla frutta. Certi giudizi non sono ammissibili e non si possono giustificare con il livello infimo dei programmi televisivi italiani. Andiamo, Alessia, è vero che bisogna pur mangiare, ma non per questo si può spacciare la merda per cioccolata.

Perché in Italia ci sono tantissimi giovani che non trovano lavoro ma non fanno la trafila dei provini per il Grande Fratello: vanno a cercare un lavoro da commessi o da camerieri anche se hanno fior di lauree in tasca. Perché un lavoro sono in grado di farlo e ne hanno bisogno, perché è quello che dà dignità. Non i muscoli, non le tette. Non la pietosa rincorsa ad un posto al sole artificiale dei riflettori di Cinecittà. Questa è l’Italia, non quella di una manica di disperati che pensano di svoltare nella vita facendo l’animale in gabbia.

Circolano voci su una eventuale chiusura anticipata del programma per fallimento degli ascolti. Sarà vero? Boh, probabile che siano bufale. Certo è che il Grande Fratello è l’unico bordello la cui apertura non si scontra con la Legge Merlin. E mi fa un po’ specie che in un clima in cui si parla di riapertura delle case chiuse si vociferi di chiudere il GF.

Forse per paura di concorrenza sleale.

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