Tramezzino – Sandwich 0-2


Sul difficile rapporto che molti italiani hanno con il cibo quando vanno all’estero vi ho già detto come la penso (vedi Italiani all’estero: bon appétit). Oggi, appena rientrato da Londra, città sulla quale avevo grandissime riserve dal punto di vista culinario, mi trovo ad essere convinto ancora più di prima che il problema dell’italiano medio è il non voler guardare più in là del proprio naso.

E non parlo solo di chi si ostina a dire che non riesce a mangiare bene quando non è in Italia, ma anche di chi persiste nel sostenere che “come si mangia da noi non si mangia da nessuna parte“.

Del cibo a Londra parlerò un’altra volta: oggi voglio fare una riflessione che parte dal basso, da molto in basso. Un ragionamento che riguarda la tristezza fatta cibo: il tramezzino.

Non prendetela male: io adoro i panini ed i tramezzini, ma quando sento parlare di un tramezzino mangiato per pranzo o quando mi capita di dover fare di necessità virtù, mi intristisco. Perché? Basta pensare a quali tramezzini troviamo nei bar: prosciutto e formaggio, maionese, tonno e uova, crudo e fontina e qualche altra ingegnosa soluzione. E finché sono fatti sul momento va di lusso. Il problema è quando ci si ferma in autogrill o in un supermercato e si prende un tramezzino confezionato.

tramezzini_tristezza_ilpuntodilello

In questi casi possiamo trovare più varianti (gamberetti e salmone, funghi e tartufo, coccodrillo e anatra, prosciutto di Praga e asfalto di Milano) ma resta il fatto che ci troviamo a mangiare qualcosa che Dio solo sa quando è stata fatta (e non è escluso di ritrovarsi ad andarglielo a chiedere di persona vista la presenza diffusa della maionese…).

Non che con i panini vada sempre meglio: pensate a città fortemente turistiche, come Firenze e Roma, e cercate di ricordare cosa vedete nei banconi dei bar. Quello che si vede sono pile di panini/focacce/piadine traboccanti di qualsiasi cosa, impilati e premuti contro il vetro in modo che sia impossibile capire se questo serve a proteggerli o se sono loro che servono per sostenerlo.

panini_al_bar_ilpuntodilello Ma poco importa, perché tanto un turista a cui vendere qualsiasi schifezza lo si trova. Il turista, infatti, come tutti sanno, è stupido, mentre noi siamo gli unici intelligenti nel mondo.

Prendiamo il turista inglese, uno che non proviene da un Paese in grado di vantare una tradizione gastronomica importante come la nostra e che, molto probabilmente, quando è a casa sua ed esce la sera a cena va a mangiare in ristoranti indiani, cinesi, giapponesi, thailandesi, messicani, libanesi, ecc. Partiamo dal presupposto che questo turista, in Italia, venga a rifarsi gli occhi (e la pancia) e dunque gli si può propinare qualsiasi schifezza.

E invece no.

Il turista inglese cammina per le vie della sua città e ad ogni passo incontra negozi di catene come Starbucks e simili, dove può sedersi a mangiare indisturbato (anche delle ore con un semplice caffè mentre legge un libro o si connette gratuitamente ad internet). E di queste catene ne esistono davvero tante: qui di seguito vi riporto alcuni esempi di prodotti esposti da Pret a Manger, una catena di fast food che, a dispetto del nome, è al 100% britannica.

PretAManger2Qui il cibo è tutto confezionato, dalle insalate ai panini, dai sandwich ai dolci. Guardate questa foto e ditemi se ciò che vedete vi ricorda i prodotti in vendita in Italia. Se la risposta è sì siete ossi davvero duri (ma non nel senso di “difficili da convincere” quanto piuttosto di “refrattari alla comprensione“). Ed allora, visto che non potete semplicemente fidarvi di me se vi dico che in bocca la differenza è come tra il giorno e la notte, vi faccio notare una piccola differenza.

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Sulla confezione è specificato che il prodotto è confezionato quotidianamente. Questo spiega come mai si veda dell’insalata nei prodotti (ottimo rivelatore di vecchiaia del panino). Non solo: spiega anche come mai quando azziamo un tramezzino cotto e fontina la bocca si impasta come se ci fosse della calce, mentre i sandwich che vedete qui sopra sono “umidi” al punto giusto.

Avete capito ora la differenza? 

La stessa cosa vale per tutti i prodotti che il turista inglese di cui sopra, quando è a casa sua, trova in vendita negli innumerevoli market aperti 24/24, dove può trovare di tutto nei reparti del “già pronto”: insalate, panini, hamburgher, ecc. Tutti prodotti freschi e sono qualitativamente molto superiori ai loro equivalenti italiani.

A quando risalgono, invece, i tramezzini degli autogrill o dei supermercati? Voi lo sapete? Sareste pronti a mettere la mano sul fuoco sulla loro freschezza? Non so voi, ma a me è capitato, in autogrill, di buttar via il tramezzino (purtroppo quando ero già nuovamente in autostrada) perché c’era la muffa.

Mi riprometto di tornare sull’argomento cibo, sempre ad uso e consumo di chi dice che all’estero si mangia una chiavica, ma ci tenevo a farvi riflettere su questo: non prendiamoci in giro dicendo che “italiano” è sinonimo di “qualità“. Perché quando si parla di cibo dobbiamo anche pensare con sincerità a ciò che fanno gli altri; la qualità costa soldi e fatica e la sensazione è che qui da noi si sia un po’ restii ad investire in questo senso.

Ve l’ho detto: è un ragionamento che parte dal basso, dai tramezzini. E il tramezzino nostrano perde contro il sandwich inglese (che a dire il vero non è il suo reale corrispettivo), per qualità e per bontà. Provate, però, ad estendere il ragionamento ai ristoranti e chiedetevi ancora se siete davvero convinti che solo in Italia si mangino prodotti di qualità.

Lo so, ho scoperto l’acqua calda. Che da noi significa una roba banale, mentre per gli inglesi è la base per la bevanda nazionale.

Sandwich batte Tramezzino 2-0. Cerchiamo almeno di prenderla con sportività.

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