Nostalgia (della borsa) dell’acqua calda


Quante volte ho usato e visto usare la borsa dell’acqua calda. Qualche sera fa eravamo dai miei genitori e mia moglie l’ha chiesta per tenerla un po’ sullo stomaco, perché non riusciva a digerire. La sfortuna ha voluto che la borsa dell’acqua calda non fosse disponibile e proprio quando ci hanno detto che non l’avevano, in quel preciso momento ho pensato a tutto il tempo che era passato dall’ultima volta che l’avevo usata, a quella sensazione di benessere che è in grado di darti; e mi sono accorto di provare una certa nostalgia.

ImmagineUna nostalgia che non si limita a questo simpatico pezzo di plastica, ma a tante sensazioni che provavo un tempo e che oggi sono state cancellate dal trascorrere del tempo, dal normale processo di evoluzione dei costumi e delle mode.

Quando ero piccolo il venerdì era un gran giorno: in edicola usciva Topolino! Oggi un giorno sì ed uno no esce un fumetto dedicato ad un personaggio diverso.

Paperone, Paperino, Qui, Quo e Qua un tempo non avevano internet, non si mandavano sms né e-mail. Se c’era un problema la soluzione veniva trovata grazie al Manuale delle Giovani Marmotte o alle invenzioni di Archimede Pitagorico. Se Paperone aveva bisogno di Paperino lo chiamava con il megafono dal tetto del deposito facendo sobbalzare mezza Paperopoli, oppure gli telefonava e dall’altezza raggiunta dalla cornetta con lo squillo il povero squattrinato sapeva già chi lo stava cercando.

Brigitta le escogitava tutte per conquistare il cuore del suo taccagnissimo amore: serenate, appostamenti, sfide negli affari appoggiata dal fedele amico Filo Sganga. Oggi, probabilmente, prenderebbe il suo smartphone, si farebbe un selfie del piumatissimo lato “b” e lo invierebbe a Paperone.

Non solo sono cambiati i disegni, ma anche le storie, che si sono adattate alla nostra quotidianità. Forse oggi Paperino invece di rincorrere i nipotini col battipanni per non avergli preparato la cena o per essersi rifiutati di rompere il porcellino per fare la spesa, bloccherebbe i loro account di Facebook. Inevitabile adattamento per mostrare ai bambini di oggi una realtà più vicina alla loro; ma altrettanto inevitabile è il fatto che io non possa apprezzare il tutto come accadeva un tempo (oltre al fatto che prima di leggere una storia la si deve trovare in mezzo a mille pagine di pubblicità).

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Tutto cominciò quando acquistai questo fumetto…

Quando iniziai il liceo, mi prese la fissa dei fumetti della Bonelli, in particolare Dylan Dog e Nick Raider, con saltuarie puntate su Martin Mystere e Nathan Never. Leggevo il fumetto avendo cura di non aprire troppo le pagine per evitare che si scollasse la rilegatura e poi lo riponevo con cura insieme agli altri: avevo per quei libretti una cura che se avessi avuto una ragazza forse non l’avrei avuta neppure per lei (dunque c’era un motivo se non ero fidanzato). Ma al di là delle manie, il bello era andare ad eventi come Lucca Comics per cercare i fumetti mancanti, magari ambire al prezioso Dylan Dog n°1 che al tempo (parlo dei primi anni ’90) già veniva quotato intorno alle 80.000 lire (no comment, please). Che ansia prima di iniziare a girare tra le bancarelle.

Perché farsi venire l’ansia oggi, se basta andare su e-bay o su qualsiasi altro sito di fumetti per acquistarli con un click?

Qualche giorno fa mio figlio, dopo avermi sentito dire che la pistola per le bolle di sapone che gli era stata promessa non era ancora sua perché al negozio non l’avevamo trovata, quando ha udito le parole “continueremo a cercarla” ha candidamente commentato “Sì, magari la troviamo su internet“. Perché per lui, che ci vede fare acquisti via internet, è normale che se una cosa non è in negozio sarà da qualche parte nel mondo raggiungibile via computer. Per me fino a qualche anno fa non era per niente scontato.

Per anni ho cercato il 45 giri di Video killed the radio star senza trovarlo. Era una ricerca che non dava esito, ovunque mi rivolgessi. Poi, un’estate, ne parlai con una persona che avevo conosciuto in occasione di alcune serate organizzate insieme. Aveva fatto parte dello staff di un’emittente radiofonica fiorentina che anni fa aveva un grande seguito e conosceva bene la musica. Dopo qualche mese, il giorno del mio compleanno, si presentò con un pacchettino fatto artigianalmente e mi disse “Auguri“. Dentro c’era la sua copia del 45 giri. Non so descrivere la sensazione che ho provato, non solo perché ricevevo ciò che cercavo da tempo, ma anche perché a regalarmela era una persona con la quale non c’era un’amicizia da anni: semplicemente voleva compiere un atto di gentilezza. Un episodio che ricordo ogni volta che riascolto quel disco, soprattutto pensando che pochi mesi dopo il mio compleanno quella persona morì per una malattia contro la quale non poteva combattere.

Cosa avrei fatto oggi per ascoltare questa o qualsiasi altra canzone? Avrei potuto scaricare il file audio da internet per poi ascoltarlo con un lettore o masterizzarlo su cd. Oppure, visto che adoro il vinile, l’avrei acquistato in pochi secondi su Amazon ad un prezzo variabile tra i 498,98  ed i 35,66 $ (chi non ci credesse può cliccare QUI). Facile, non economico, immediato e senza alcun pathos.

Ecco cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa (“qualche”???): adesso qualsiasi cosa manchi è reperibile senza muovere un passo. Le necessità o i desideri si realizzano senza alcun problema, molto prima che il desiderio si trasformi in sogno. E se da un lato è indubbiamente molto comodo, dall’altro viene a mancare quella sensazione di attesa quasi da Sabato del Villaggio. Solo che in questo caso non c’è la delusione per la festa che finisce: manca proprio l’emozione iniziale. Come si può provare emozione senza il dubbio o la paura di non riuscire ad avere ciò che si desidera? Ed al di là del fattore economico: come si può non avere ciò che si desidera se in tasca o sulla scrivania abbiamo accesso ad un negozio grande come il mondo dove trovare “dallo spillo all’elefante” come da Harrods. “Omnia omnibus ubique“: tutto è accessibile ovunque da parte di chiunque.

Bah, forse dovremmo riflettere sul fatto che quello che chiamiamo progresso ha indubbiamente migliorato le nostre vite, ma ha chiesto un prezzo per tutto questo. Che sia piccolo o grande ognuno lo giudichi per proprio conto.

Sono comunque contento di essermi almeno ricordato la sensazione di piacevole tepore che solo la borsa dell’acqua calda può dare, proprio perché inconsciamente l’avevo relegata in un remoto angolo del mio cervello.  E con essa sono riaffiorati tanti altri bei ricordi.

Grazie (borsa dell’) acqua calda: ri-scoprirti è stato un piacere.

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2 pensieri riguardo “Nostalgia (della borsa) dell’acqua calda

  1. tu riderai..ma a casa ho una borsa calda identica a quella della foto che hai inserito nel post!!
    La usavo spesso anni fa…oramai l’ho abbandonata ma che beatitudine scaldarsi i piedi in pieno inverno o appoggiarla al pancino quando brontola un pò!
    Ho ricambiato la tua visita e ho trovato un blog bellissimo
    Torno presto 🙂

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    1. Ti ringrazio.
      Beh, se proprio vogliamo ridere ti racconto questa. Quando giocavo capitava di avere libere 1-2 sere la settimana e tra impegni vari c’erano delle sere in cui mi impuntavo che sarei rimasto a casa. E allora il massimo era carbonara/amatriciana rigorosamente in padella (anzi, nel mio caro vecchio slatapasta cui ho dedicato un post commemorativo), film e durante il film… pediluvio 🙂 Quella sensazione dei piedi nell’acqua calda era incredibile 🙂 Che tempi… 🙂

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