Il libro per le vacanze…me lo scrivo da solo.


Al momento di preparare i bagagli per le ferie, mi si pone sempre un problema amletico: quale libro porto?

Ultimamente, se andiamo in Francia, a meno di non avere già iniziato a leggere qualcosa, cerco di comprare qualcosa sul posto, in modo da potermi allenare con il francese. Ma resta comunque il fatto che la pila di libri che attende di essere letta rimane. E questo mi causa una certa ansia: dove trovo il tempo per leggerli tutti?

libro_estate_ilpuntodilello

Oltre a questo, l’avere già la lista di attesa a casa (libri acquistati nel tempo secondo il principio “prima o poi li leggerò anche se non so quando“) fa sì che io non entri più in libreria, posto nel quale passerei la mia vita. Non fosse per la mancanza oggettiva del tempo necessario a leggerli, comprerei libri dalla mattina alla sera. Lo so, state pensando a quel piccolissimo problema legato al portafogli che rende questo progetto irrealizzabile. Ma sarebbe bello.

E quanto sarebbe bello trasformare la propria casa in una libreria!libreria_ilpuntodilello
Ma torniamo al problema principale. Perché scegliere il libro da portare in vacanza non è mica una cosa da poco. Sì, ok, lo so che ci sono problemi peggiori nella vita, anche io ho posseduto una Duna e vi capisco. Ma il libro è un compagno di viaggio e nel tempo vi ricorderete sempre dove eravate quando lo avete letto.

Un tempo dedicavo l’estate alla lettura di qualcosa di voluminoso, tipo Il Conte di Montecristo (lo adoro anche nella versione televisiva con Depardieu), ma adesso è spesso preferibile qualche storia che sia possibile interrompere in qualsiasi momento e riprendere senza perdere il filo.

Ok, quindi mi butto sul genere romanzo poco impegnato? Volendo sì. Basta stare lontano da quella spazzatura illeggibile pubblicata dalla Newton Compton e ci si può fare.

Anche se…

Io ho sempre adorato scrivere ed ho iniziato a farlo abbastanza presto, prima di andare a scuola, perché guardavo spesso di straforo i polizieschi e vedevo che i poliziotti dovevano fare rapporto. E io ero forse da meno? Dovevo assolutamente farlo anch’io. Quindi dovevo poter scrivere.

Era il periodo in cui ero convinto che questo tizio di nome Digitale fosse il più gran delinquente del mondo, perché ovunque ci fosse stato un furto, un omicidio o altro venivano trovate le sue impronte. Ma su questo vorrei stendere un velo pietoso.

Per farla breve, periodicamente, più o meno a partire dai 14 anni, mi metto a scrivere un libro. Vado avanti per settimane, qualche mese, scrivendo in ogni ritaglio di tempo, cercando materiale, rileggendo. Poi dopo un po’ mi areno. E se succede è perché non sono del tutto convinto di ciò che ho scritto.

incipit

Perché va bene che uno non scrive pensando di vendere milioni di copie (ad eccezione di chi lo fa già e se non vende milioni di copie deve dire addio alle proprie ville), ma bisogna essere presi dalla storia, altrimenti non si va avanti. Mi piacerebbe riuscire a scriverne una di cui essere soddisfatto e vederla pubblicata (ci sono moltissime soluzioni per i “debuttanti”, sia col formato cartaceo che con quello e-book), indipendentemente dal fatto che poi non venga venduta neppure una copia.

Più volte, nel momento di crisi di ispirazione, mi sono ripetuto che non è mica è così semplice scrivere un libro.

Tuttavia, la cosa che più mi fa girare i coglioni è che sono circondato da persone che un libro l’hanno scritto e spesso mi sembra di essere l’unico che non ci riesce.

Il problema è trovare l’idea giusta, meglio se innovativa. Cosa assolutamente non facile. Una sera del 2001, venendo via dalla radio con cui collaboravo da alcuni anni, mi venne un’idea: mi dissi che avrei potuto ambientare una bella storia in un contesto radiofonico. L’idea mi piacque, anche se ci lavoravo molto lentamente. Alcuni mesi dopo, quando avevo appena iniziato a scrivere qualcosa, mi regalarono un libro da poco uscito e di cui tutti stavano parlando: iniziai a leggerlo, ma dopo poche pagine lo tirai contro il muro. Si trattava di Io Uccido, di Faletti. Giorgio-Faletti-Io-uccidoAddio idea originale. Ancora oggi, ben sapendo che anche se fossi riuscito a scrivere la mia storia non ci sarebbe stato confronto, non sopporto l’idea di leggerlo.

In libreria si possono trovare tante proposte che sono l’opera prima di esordienti, più o meno premiati. Nel filone “Kay Scarpetta style“, cioè quello delle anatomopatologhe alla Patricia Cornwell, si trovano parecchi libri, anche di autori italiani. E molto spesso si tratta di addetti ai lavori, che scrivono di cose che ben conoscono. In quei casi mi dico che c’è poco da fare: comunque sia, se di lavoro sezioni i cadaveri per capire perché sono sul tuo tavolo stai facendo qualcosa che può affascinare. Io, da biologo mi sento molto meno affascinante.

Poi, però, una sera in cui mi trovavo a Pisa, sono finito nella libreria del centro che frequentavo spesso negli anni del liceo e dell’università. Curiosando tra i vari libri ne ho preso in mano uno che sembrava interessante. Sono andato a vedere la quarta di copertina per avere qualche notizia sull’autore ed ho scoperto che, come me, è biologo ed ha studiato a Pisa. E che fa un mestiere che non c’entra una mazza con l’argomento del libro.

Ok, quindi si conferma la regola: solo io non scrivo un libro.

Ma non può essere, non mi arrendo. Ok, ci sono tante persone che hanno più fantasia, inventiva ed abilità con la penna rispetto al sottoscritto. Ma scrivere un libro non può essere una cosa che fanno tutti.

Dovete sapere (ma se poi ve lo scordate no problem, tranquilli) che da qualche tempo mia suocera ha una simpatica signora peruviana di mezza età che va da lei una volta a settimana per aiutarla nelle pulizie di casa ed ogni tanto questa signora viene anche da noi. Io non la conosco molto, anche perché la vedo solo quando arriva ma è anche il momento in cui vado via io. Mia moglie, invece, ha modo di parlare con lei ed ogni tanto poi a cena mi racconta qualcosa.

L’altro giorno stavamo pranzando e la conversazione è caduta su di lei. Mia moglie, con un mezzo sorriso, mi ha detto. “Oh, io non so come dirtelo ma… ha scritto un libro anche lei 🙂“.

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L’invocazione per l’arrivo del maligno in 15 lingue è stata assolutamente inevitabile.

E perché non vi sia dubbio che il mondo congiura contro di me, soltanto nelle ultime due settimane mi sono arrivate tre e-mail con offerte di sconti per la pubblicazione di un libro.

E allora basta.

Oggi ho ripreso la bozza che avevo lasciato da parte mesi fa, un centinaio di pagine da riguardare, correggere e da cui, eventualmente, ripartire.

Perché la decisione è presa: questa volta in vacanza non porto nessun libro.

Stavolta il libro delle vacanze me lo scrivo da solo!

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2 pensieri riguardo “Il libro per le vacanze…me lo scrivo da solo.

  1. Ideona…….puoi scrivere una autobiografia……. e se aspetti un po puoi usare un titolo originale I MIEI PRIMI 40 ANNI… magari poi ci fanno anche un film 🙂 Parlando seriamente mi piacerebbe leggere un tuo libro

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    1. Ideona!!! Soprattutto considerando che milioni di lettori bramano per conoscere la storia della mia vita :-):-):-) In ogni caso l’aneddoto di quella volta in cui mi spiegavi un algoritmo ed io mi distraevo in continuazione lo racconterei. Peccato solo non avere testimonianze fotografiche 🙂

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