5 motivi per cui Chamonix è un altro mondo


Ormai da qualche anno mi reco spesso a Chamonix ed ogni volta ho la tentazione di scrivere un post. A volte resisto, altre no. E questa volta vi presento 5 motivi (ma potrei trovarne altri) per cui attraversare il Traforo del Monte Bianco per un italiano è come fare un viaggio dall’altra parte del mondo.

Dove le cose funzionano molto diversamente (in alcuni casi basta dire che “funzionano”).Premetto che, se avete già letto qualche post sapete cosa io pensi del fatto di essere italiani e sapete anche che non sono un esterofilo a tutti i costi. Preferisco essere uno che è orgoglioso di essere italiano ma che è anche convinto che dovremmo smetterla di tirarcela pensando ai tempi in cui Roma dominava il mondo. Perché nel frattempo tanti Paesi ci sono passati avanti, ivi compresi gli spesso odiati e sbeffeggiati cugini francesi. Che per certi versi farebbero bene ad imparare qualcosa da noi, ma dai quali noi, per altri versi, dovremmo andare a lezione.

1) Non bisogna più sorbirsi Isoradio!

Isoradio_Vs_Autorute_ilpuntodilello

Vi capita mai di viaggiare  e di restare sintonizzati sui 103.3 di Isoradio? A me sì e credo che ciò aumenti nettamente il pericolo di incidenti. Non so voi, ma io ho bisogno di un caffè ogni mezz’ora se ascolto la programmazione musicale della Rai. Vero è che lo scopo dell’emittente sono le informazioni sul traffico ma bisogna anche tenere su un po’ la gente, no? Quindi se magari si riuscisse a fare un passo avanti rispetto al Quartetto Cetra l’ascolto potrebbe diventare più interessante. E magari si potrebbe anche far fare un minimo di preparazione agli speaker, il cui rientro tipico dalla canzone è “Davvero bello questo brano di XXX“. Penso che se Marconi avesse anche solo ipotizzato questi incipit avrebbe subito cassato l’invenzione della radio. Lo so, sembra una stupidaggine, ma pensate che si tratta di un servizio pubblico pagato con i nostri soldi.

In Francia (ma in realtà già all’ingresso nel Tunnel del Monte Bianco) si passa dai 103.3 di Isoradio ai 107.7 di Autorute INFO e la differenza si sente subito: grandi successi di tutti i tempi, musica moderna, un ritmo tutto diverso, sempre lasciando come priorità l’informazione sul traffico. Oh, non sarà un granché, ma due ore di macchina con Autorute INFO passano che è una bellezza, mentre all’idea di stare due ore su Isoradio mi viene da rinunciare ad usare la macchina.

2) Trasporti e parcheggi. Quando sono a casa e prendo l’autobus spendo qualcosa come 1,20 o 1,40 € per ogni corsa, salvo quelle consecutive che rientrano nei minuti compresi nel biglietto appena fatto. Tutto ciò a meno che, come a Pisa o in altre città, non mi trovi nella situazione di non riuscire ad acquistare per tempo un biglietto e quindi devo farlo a bordo con maggiorazioni spaventose (si arriva a sfiorare i 2,00 €). Se invece prendo la macchina devo usufruire dei meravigliosi parcheggi a pagamento, le cui tariffe credo siano state ideate direttamente da degli strozzini. Roba da, ad esempio, 1,50 € per la prima ora con importo minimo di 0,70 € (giusto per partire dalle tariffe più basse e non citare esempi da 3-4,00 € l’ora o frazione). Anche se magari devo lasciare la macchina solo tre minuti per fermarmi a prendere il pane o cose così. Un tempo potevano accadere anche situazioni simpatiche, per cui se uno pagava l’ora di sosta ma si fermava meno del previsto e rimaneva del margine poteva regalare il tagliando a qualcuno che stava arrivando: a me è successo varie volte, di regalare e di ricevere in regalo un biglietto ancora buono. Adesso non si può più fare, perché ci sono le nuove macchinette che ti chiedono innanzitutto di inserire la targa. Dunque: biglietti nominali e addio solidarietà tra cittadini. Tra l’altro, per venirci incontro in questo momento di crisi, ho appena saputo che a breve ci saranno le nuove macchinette per un pagamento più pratico: ci sarà un comodo alloggio ergonomico per il braccio per coloro che preferiscono pagare la sosta col sangue. Mentre per chi proprio non ha soldi saranno disponibili degli apparecchi sui quali, una volta calati i pantaloni, si potrà appoggiare il sedere. E poi… beh, quello che deve succedere… succede.

In aggiunta alla tariffa per la sosta, bisogna poi considerare qualche spesa extra per levarsi dalle palle gli innumerevoli ambulanti che dapprima si sbracciano per indicarti il parcheggio (anche se ci sono decine di posti liberi) e poi ti vengono a prelevare direttamente allo sportello proponendoti braccialetti, calzini, fazzoletti, ombrelli. Qualche volta se decidi di dar loro una moneta ti guardano pure male come a dire “Non mi dai altro?“. Il problema è che se li salti al parcheggio li ribecchi al semaforo o per la strada. E non facciamo i soliti buonisti: c’è qualcosa di male nel dire che rompono i coglioni? Occhio a dire che è razzismo, perché dite la stessa cosa di quelli che vi chiamano 20 volte al giorno per proporvi abbonamenti con le telefoniche, assicurazioni, investimenti e gang bang. E di loro dite che “non se ne può più“. Solo che loro stanno lavorando. Legalmente.

Ok, questa è la situazione in Italia. E cosa succede a Chamonix? Ah, beh, la faccio molto breve: trasporti pubblici gratuiti e parcheggi che per la maggior parte prevedono la sosta gratis per i primi 30-60 o addirittura 90 minuti. E parlo di parcheggi in pieno centro.

non_si_paga_ilpuntodilello

3) Svaghi per bambini. Magari mi sbaglio, ma penso che se noi italiani ci chiediamo come far divertire i bambini all’aperto fuori dalle mura di casa o dai nostri giardini abbiamo in mente soprattutto un’idea: il parco.

Altalena, scivolo, dondoli vari. In qualche caso anche la pertica per discese in stile pompiere. Di solito la composizione dei giochi è abbastanza standard, per coprire un po’ tutti i gusti. Ma ci sono altre cose che i parchi italiani hanno in comune (magari non tutti ma assolutamente la maggior parte):

  • Generalmente sono sporchi e spesso con poca manutenzione. Per cui tu mandi fuori un figlio lavato e stirato e quando torna sembra si sia rotolato nel fango. C’è però un lato positivo nel fatto che gli attrezzi non vengano puliti: infatti, se ti trattieni al parco mentre i tuoi rampolli giocano, puoi tenerti aggiornato sulle doti amatorie di mezza città. Tra richiami alla bravura di Tizia nella fellatio, dichiarazioni di amore eterno tra Caio e Sempronia, rivelazioni sul fatto che Pinca sia una meretrice, si imparano un sacco di cose. L’unica cosa che ancora non ho imparato è quale tipo di disturbo mentale affligga gli imbecilli che scrivono certe cose nei parchi per bambini.
  • Sono luoghi di ritrovo per specifiche categorie di persone che non vorremmo intorno ai nostri figli. Sulle panchine vedo pochi genitori/nonni e tanti perditempo, spacciatori, ecc ecc. Qui davanti al mio ufficio c’è l’unico parco della città un po’ diverso dal solito, ma è terra dei tunisini che qui si incontrano, si scambiano le dosi, litigano, si tirano le biciclette.

Ora: immaginate di poter portare i vostri figli a giocare nello stesso parco, ma pulito, più grande, con più scelta di attrezzi ed in mezzo ad un prato, o di fargli guidare un’escavatore o una slitta su rotaie. Immaginate di poterli mettere in una imbragatura con tanto di moschettoni vari, casco e guanti e farli scivolare da un albero all’altro appesi ad un gancio, oppure su uno slittino sospeso nel verde o di far fare loro vari tipi di camminamenti, ponti tibetani, ecc, in completa sicurezza. E, tra le altre cose, immaginate di dover pagare un biglietto di soli 8,00 € per un numero di giri illimitato (a seconda del traffico un giro richiede mediamente almeno una ventina di minuti, quindi è abbastanza soddisfacente per il bimbo).

O ancora: immaginate di potergli far provare l’ebrezza dell’arrampicata non solo sulle piccole rampe delle aree gioco, ma su una vera parete rocciosa, o di portarlo su tappeti elastici sui quali, imbragato per sicurezza, può tranquillamente fare salti e capriole a vari metri di altezza.

Ed intorno ci sono solamente i genitori, i nonni, amici, addetti alle strutture o semplicemente persone che passeggiano o fanno sport.

Se immaginate tutto questo, non state sognando: state semplicemente immaginando di portare i vostri figli a Chamonix.

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4) Maggiore scelta di prodotti. Portatemi a fare la spesa e sarò la persona più felice del mondo. Soprattutto se si tratta di un supermercato nuovo ed ancora di più se ciò accade all’estero. Mi perdo a guardare qualsiasi più bizzarra cagatina, come un bambino in un negozio di giocattoli. 

In passato ho dedicato altri post a ciò che si può trovare di alimentare nei supermercati francesi, ma spesso mi sono soffermato sui prodotti come la pasta Panzani. Che, tra l’altro, sta causando un danno culturale e di immagine a noi italiani mica da ridere, visto che qualche sera fa alcuni cugini parigini si sono meravigliati nell’apprendere che in Italia la pasta Panzani non la si trova da nessuna parte (magari arrivano i NAS se un negozio la espone). Tra l’altro, nei giorni scorsi ho scoperto un altro prodotto Panzani: la salsa al pomodoro in tubetto che si spreme direttamente sulla pasta. Giuro. Non ci credete? Ecco la pubblicità che ho visto in tv:

Ok, prendetevi qualche secondo per smettere di vomitare e ricominciate a leggere. Perché Panzani e “panzane” a parte, nei supermercati francesi c’è una scelta impressionante di mille prodotti. In un Carrefour di un paesino vicino Chamonix c’è una image_galleryscaffalatura su 5 livelli lunga almeno una quindicina di metri riservata solamente ai vari tipi di pane morbido a fette. Avete presente il Pan Bauletto? Ecco, immaginate questo scaffale pieno di decine di varianti sul tema. Stessa cosa per patatine, aperitivi, bevande, surgelati, ecc. Da noi quando hai quello del Mulino Bianco nelle sue varianti e quello a marchio del supermercato sei a posto.

Ma non solo: anche chi cerca articoli non alimentari può trovare qualcosa di interessante che vi sfido a vedere esposti in un qualsiasi supermercato italiano.

preservativi_fosforescenti_ilpuntodilelloAd esempio, andando a fare la spesa siete mai stati tentati di comprare dei preservativi fosforescenti

Dai, una vera figata! Li compri, li indossi e con la tua donna giochi a “ora si vede, ora no, ora si vede, ora no“. Per chi, invece, è sprovvisto di donna e può solo giocare a “si vede sempre” o a “si vede solo la parte non coperta dalla mano” può essere un simpatico gadget. No? Oppure ci si può illuminare la stanza tipo lanterne cinesi. Insomma, qualunque sia l’uso che ne vogliate fare, lì potete trovare anche questo. Qui da noi a me non è mai successo, ma sono pronto a pubblicare le prove del contrario se me le vorrete fornire.

5) I ristoranti non ti servono spazzatura perché sei turista. Questa è forse la maggiore soddisfazione. Da noi, soprattutto nelle città d’arte, fioriscono bar, ristoranti e altri acchiappacitrulli che riescono a fregare il turista americano dandogli pasta che pasta non è e magari fregano pure l’italiano (turista e non), perché il turista non è una risorsa: è una persona da sfruttare. Quante volte si esce da un ristorante scontenti di ciò che si è mangiato? Tempo fa per aver fatto una critica negativa (ma propositiva) su Tripadvisor ad un ristorante di Parma mi sono visto rispondere in privato che sperano di non avere più un cliente come me. Capito? Invece di smettere di cucinare una merda sperano di avere solo gente che quella roba se la mangia senza fiatare. Questo è l’andazzo in parecchi ristoranti nostrani. E non tocco neanche l’argomento delle lingue straniere, perché a Chamonix anche i conducenti dei bus parlano almeno italiano ed inglese oltre al francese.

Non ci crederete, ma in questi anni di frequentazione a Chamonix fregature non ne ho mai avute. E Dio solo sa se sono pignolo sul cibo. Con l’eccezione della pizzeria Neapolis di cui vi ho già detto (ma che pare non sia così malaccio), non c’è un posto dove non andrei a mangiare. Vuol dire qualcosa? Non vuol dir nulla? Bah, secondo me un suo significato c’è ed ha ripercussioni profonde sul turismo.

Insomma, non voglio mica fare da promotore del turismo a Chamonix, né voglio dire che in tutta la Francia le cose vadano così. Voglio però solo invitarvi a riflettere su come sia possibile trovare un posto così tanto diverso a così poca distanza dai nostri confini. Perché magari tutto ciò è il frutto di politiche sociali, culturali ed economiche diverse che non si possono avviare o cambiare in uno schioccar di dita: ma un pensierino ci si può sempre fare.

Non dobbiamo sentirci inferiori a nessuno, ma dobbiamo anche dolerci per tutte le risorse che avremmo per essere migliori degli altri e che non utilizziamo. Il ché è peggio che non averle.

E soprattutto, forse, dovremmo smetterla di prendere in giro i francesi avendo come unica freccia al nostro arco la storia del bidet (che, tra l’altro, non si trova in tanti posti nel mondo…): perché se insistiamo a parlare solo di questo all’estero cominceranno a pensare che abbiamo una vita… di merda 🙂

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