Non si muore solo per le malattie


La dottoressa entra nell’ambulatorio e si scusa con i pazienti in attesa. “Mi spiace del ritardo“. Poi, in privato, mi dice che è andata da una signora anziana che non ha modo di spostarsi ed alla quale lei va a fare visite a domicilio quando serve. Mi dice che è sola al mondo e con la sola pensione di invalidità di 250 € non potrebbe permettersi di pagare l’affitto del monolocale in cui abita e che, infatti, è pagato per metà dalla dottoressa e per metà dal medico curante della signora. 

Ogni giorno ci viene richiesto di donare soldi per qualcosa. Anni fa c’era una associazione di invalidi civili che chiamava per vendere biglietti per spettacoli teatrali che erano in programma da lì ad alcuni mesi: pur sapendo che non saremmo andati allo spettacolo, abbiamo sempre preso i biglietti, convinti di fare una cosa utile. Poi a mio zio hanno dovuto amputare una gamba e mia zia, già anziana, si è trovata ad affrontare la situazione. Mia madre si è attivata contattando proprio le associazioni degli invalidi civili, ottenendo solo porte chiuse in faccia. Da allora non abbiamo più donato mezzo centesimo a nessuna associazione di quel tipo.

Una brutta esperienza può capitare, ci mancherebbe. Ben altrabill-gates-Ice-Bucket-Challenge cosa sono (lo spero) le raccolte fondi per AIRC, le campagne come l’Ice Bucket Challenge ed ogni altra opera che non sia solo di sensibilizzazione ma anche di raccolta effettiva di denaro. Tra l’altro, mi viene da pensare che è vero che il meccanismo della sfida sensibilizza alla partecipazione, ma questo vuol dire che se uno non venisse sfidato non donerebbe? Bah, io penso che in teoria la donazione è un atto che ognuno dovrebbe valutare secondo la propria coscienza senza bisogno di stimoli. Se ciò non accade chiediamoci anche il perché.

In televisione ne vediamo di ogni tipo: ogni giorno ci capita di ricevere inviti per sostenere la ricerca sulle malattie rare, per le quali le aziende farmaceutiche non investono per il semplice motivo che non avrebbero un ritorno economico dovendo vendere farmaci a spot. Non ho i dati, ma penso che ogni anno vengano investite somme spropositate per cercare nuovi farmaci contro il mal di testa, il raffreddore, le emorroidi. Se uno ha la sindrome di vattelapesca, invece, va a finire che deve attaccarsi. Magari mi sbaglio, ma temo di no.

Ma ecco che mi viene un dubbio: ok aiutare chi è malato, soccorrere chi, nella sfortuna, ha anche la beffa di avere una malattia rara e quindi con poche speranze di cavarsela. Va bene tutto. Ma perché non veniamo invitati anche a donare per la vecchietta che campa con 250 € al mese? Una che, magari, ha la sfiga di essere sana come un pesce ma che non ha i soldi per mangiare.

Mi piacerebbe che ci fosse maggiore attenzione anche nei confronti di chi soffre perché non può permettersi un tetto sopra la testa o perché non sa come comprare da mangiare. O perché ha figli da mantenere ed ha perso il lavoro. 

Lo Stato non interviene, questo leviamocelo dalla testa. Ieri la dottoressa mi diceva che ogni volta che ha segnalato la situazione ai servizi sociali si è sentita rispondere che “si deve riunire la commissione“. Purtroppo non si muore soltanto per le malattie. Io vorrei che ci fosse un programma mirato per aiutare chi è sano ma rischia comunque di morire. Magari di una morte interiore, perché anche la povertà può toglierci la dignità. Vorrei una pubblicità in stile “aiuta i poveri della tua città”, fatta seriamente, in cui nessuno si intaschi un euro di ciò che viene donato. E vorrei che le persone venissero sensibilizzate. Non con l’elemosina, non solo con la raccolta di indumenti, ma con donazioni vere e proprie.

Non so, è da un po’ che mi frulla in testa questa cosa.

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2 pensieri riguardo “Non si muore solo per le malattie

    1. Ti ringrazio 🙂
      Sulla raccolta di indumenti l’unica cosa che trovavo francamente allucinante è che molti la intendevano come “piuttosto che usarli come stracci li dono ai poveracci” (che fa anche rima). Lo trovo allucinante perché si perde di vista un aspetto fondamentale: la decenza e la dignità della persona che li riceve.
      Ti capisco, quando uno legge certe notizie non sa più di chi fidarsi. E ci rimette chi ha bisogno. Tanto per cambiare…

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