La crisi siamo noi


Ogni giorno c’è qualcuno che si lamenta della crisi, del fatto che le imprese chiudono, che i consumi si riducono, che le aziende non investono.

Il ché è certamente vero, ma quello che non diciamo mai è che attraversiamo una crisi di cui siamo i diretti responsabili, che magari non è economica ma che si ripercuote anche sull’economia e che rischia di durare anche quando ci sarà la ripresa che aspettiamo da anni. 

crisi

Oggi mi girano. Non dovrei scrivere con il vaffanculo pronto all’uso, ma poi mi chiedo: perché no?

Sul lavoro chissà quanti si trovano clienti che hanno ricevuto un’offerta mesi e mesi fa, che dicono di avere bisogno di tempo per decidere, che si decidono quando il listino è cambiato e si incazzano perché il prezzo è aumentato. Poi ci sono quelli che ti fanno un ordine da 2000 € ed ai quali concedi delle condizioni molto favorevoli per il pagamento; poi lo modificano a 1000 € e magari gli mantieni le stesse condizioni. Poi ti confermano l’ordine per 200 € e si stupiscono se gli dici che le agevolazioni nei pagamenti non valgono più. Ci sono quelli che ti ordinano un pezzo da 300 € e ti chiedono di pagarlo in tre comode rate perché “sai, così mi viene più comodo“. Certo, perché io intanto compro un articolo che prendo appositamente per te e ti faccio da banca per farti un favore. Oppure ci sono quelli che ti chiedono dei prodotti in omaggio per “valutare un’eventuale collaborazione“. Come no, ci mancherebbe! Infatti io quando entro in macelleria, chiedo sempre una fiorentina in omaggio perché se poi è buona diventerò sicuramente cliente. C’è il cliente che ti fa un ordine da 50 €, che inviti ad un congresso dicendo che gli regali la possibilità di avere gli ECM gratuiti (anziché fargli sborsare qualche centinaio di euro) e che ti chiede se deve sobbarcarsi le spese di viaggio, vitto ed alloggio. Come se ti stesse facendo un favore. E rinuncia quando gli dici che quelle non sono spese che puoi coprire. Sobbarcarsi??? Cioè, un individuo pensante, per il fatto di avermi dato una volta 50 € pensa davvero che io spenda per lui un migliaio di euro tra treno, albergo e ristorante? Così, per simpatia?

Questa gente vive ancora nel periodo in cui le case farmaceutiche dollari(per fare un esempio) foraggiavano i medici che prescrivevano, o in cui l’acquisto di un macchinario in un ospedale faceva comparire per magia anche una pelliccia a casa della moglie del primario o due biglietti di prima classe per le Bahamas. Oggi al limite puoi andare a farti fottere, e pure in turistica.

Non si rendono conto che quando un’azienda si affida alle banche ha un piede che sta scivolando nella fossa. Non capiscono che certi fornitori (soprattutto esteri) ormai chiedono il pagamento in anticipo di ciò che poi una ditta dovrebbe vendere “a babbo morto” alle persone sopra citate. Perché all’estero, della solvibilità delle ditte italiane, si fidano poco. Ma chi se ne frega: a loro il concetto di fare i sacrifici tutti insieme non passa per l’anticamera del cervello. I sacrifici li devono fare gli altri. Poi li trovi al bar a dire che sarebbe bello se le imprese investissero e non pensano che i soldi che sarebbero stati da investire sono serviti a pagare gli interessi alle banche sui finanziamenti per le fatture che loro hanno saldato con calma, mesi dopo l’acquisto.

Ma non abbiamo mica finito.

Noi genitori ci azzuffiamo su temi come le vaccinazioni, ma non ci poniamo il problemaSenza titolo-1 di vaccinare i nostri figli contro una malattia diffusissima: la stronzaggine. Educare i figli è un optional, meglio lasciarli allo stato brado e via, che facciano un po’ cosa vogliono. Se poi vanno in giro a spingere gli altri bambini, a prenderli a schiaffi, a giocare a punzecchiarsi con i coltelli (benché di plastica), poco importa. Mio figlio è in una scuola in cui le classi sono composte da bambini di 3, 4 e 5 anni e l’altro giorno la maestra ci ha confidato che sarà un anno difficile perché i bambini di 5 anni non possono essere esempi per i più piccoli, perché sono dei barbari. Non sono stati vaccinati, sono stati contagiati dai loro genitori e si sono presi la stronzaggine.

Non è facile educare i figli e si cammina sempre sul filo, in equilibrio precario tra la cosa giusta e quella sbagliata. Ma quando ci si prova è ammesso errare; quando non ci si prova si sbaglia di sicuro. 

Che fatica insegnare ai bambini che non si può spaccare tutto ciò che si vede, che ci sono altre persone da rispettare, che non si possono alzare le mani, che si può usare il “per favore” al posto del “dammi!“. Eh sì. Oh, ma non è mica obbligatorio fare figli, eh? Vasectomia e legatura delle tube sono degli ottimi strumenti per chi non desidera affaticarsi. Anche perché siamo così tanti su questo pianeta che non c’è questo gran bisogno di aumentare l’affollamento.

Perché c’è crisi. Ma non economica. C’è crisi di civiltà. C’è crisi di cervello. C’è crisi di educazione. Ed in un momento in cui le palle girano già perché i soldi in tasca sono quelli che sono magari un sorriso in più aiuterebbe a vivere meglio. Ed il sorriso o ci nasce dentro o ce lo rivolgono gli altri. Ma chi ce lo può rivolgere un sorriso? I bambini stronzi come i loro genitori? I clienti che ritengono tu debba venderti un rene perché così loro sono più tranquilli se possono pagarti tra 30 anni? Ed a queste persone ci viene spontaneo rivolgere un sorriso?

No, perché c’è la crisi. Solo che la crisi siamo noi.

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7 pensieri riguardo “La crisi siamo noi

  1. tempi moderni, l’evoluzione dei sistemi educativi, io penso che una sberla ben assestata sia più educativa di 100 trattati di pedagogia moderna, siamo andati bene per secoli, millenni, poi qualcuno ha deciso di cambiare registro e il mondo è andato a rotoli. Un ragazzino che tira una coltellata al compagno di banco non è una testa di cazzo… NOOOOOO… è una POVERA vittima della società, dei mass media e del sistema.

    TADS

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    1. C’è da dire che finché sono bambini piccoli sono influenzati da ciò che vedono fare ai compagni, l’importante è che nel momento in cui un genitore vede che suo figlio fa qualcosa che non dovrebbe fare intervenga prontamente. Se mio figlio prova solo a rispondere con un tono maleducato ad un bambino o ad un adulto a Pisa si direbbe che “lo càa l’orso” (traduzione educata: è in cattive acque), ma io ho visto genitori non battere ciglio mentre il loro figlio metteva un compagno a terra, gli saliva sopra e si azzuffava con lui. Ecco, questo è l’identikit del testa di cazzo. Che non farà altro che crescere delle teste di cazzo…

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