Ma quale umiliazione???


Premetto che questo è un post solo in apparenza calcistico. Perché il calcio, come sport, è anche un modo per parlare di una mentalità, di come si affronta la vita, di come si vuol vivere.

Anche i sassi a quest’ora sanno della sconfitta della Roma, che ieri sera ha preso 7 pere dal Bayern Monaco. Certo, un bel risultato e non nego di aver sorriso ieri mentre il cellulare aggiornava il pallottoliere. Ma quello che non mi fa sorridere è quando si parla di “umiliazione”. Perché ieri sera non c’è stata nessuna umiliazione!

EurosportQuando ero in terza media, prima di innamorarmi definitivamente della pallavolo, ho giocato per un anno a pallacanestro. E mi sono divertito tantissimo, benché fossimo delle vere pippe. Essendo nel girone livornese, ci toccarono sei delle squadre cittadine, tra cui l’Enichem, cioè i ragazzi della squadra che quell’anno giocò la finale scudetto. Mi ricordo che per quanto all’epoca fossi già abbastanza alto, dovevo “marcare” uno che mi dava 30 centimetri ed aveva la barba. Loro erano il frutto di una selezione di molte decine di ragazzi che giocavano a pallacanestro da anni, noi eravamo un gruppo di bimbetti, alcuni alla prima esperienza, che semplicemente si erano iscritti per giocare.

Finì 232-8 (orgogliosamente dico che 2 di quegli 8 punti li segnai io) e sicuramente ci giravano le palle, ma nessuno di noi si sentì umiliato. Una squadra di pippe può sentirsi umiliata se prende un’imbarcata di canestri da gente che al tempo già schiacciava? Diverso fu il ritorno, quando vennero a giocare in casa nostra e perdemmo solamente 93-11. Voi penserete che ci siamo difesi meglio, ma la realtà è che si limitarono a fare circolazione di palla e tiro da 3. Ecco, questo ci umiliò.

Dopo una partita come quella di ieri sera è normale che il web si scateni con mille battute, alcune delle quali sinceramente divertenti (parlo da non romanista), ma grazie a Dio un minimo sul calcio si riesce ancora a scherzare.

ironia_RomaBayern_ilpuntodilello

Ma quando sento parlare di umiliazione mi incazzo. Come può esserci “umiliazione” quando si affrontano due squadre di livello nettamente diverso e la più forte vince? Ci sarebbe stata umiliazione se il risultato fosse stato invertito, cioè se la Roma avesse strapazzato i campioni del Bayern. Ma anche in quel caso bisognerebbe far attenzione ai termini.

Perché mi incazzo? Perché ieri le due squadre hanno offerto uno spettacolo di sport: i campioni che mostrano tutta la loro forza, la squadra di casa che va in bambola ma vuole onorare l’impegno e reagisce, pur venendo ancora colpita dall’avversario. Questo è lo sport.

Invece bisogna appellarsi alla regola non scritta del “non infierire”. Che se ci pensate non ha senso! Anzi, è quella la vera “non sportività”. Smettere di giocare per manifesta superiorità? No, cazzo, questo solo noi italiani possiamo pensare che sia “sportivo”. Visto che nel calcio non viene interrotta la partita per manifesta superiorità, allora si continua a giocare fino alla fine. E se l’avversario continua a giocare col coltello fra i denti è perché ti rispetta, non perché ti vuole umiliare. Se invece si mette a fare melina, fa giocare i ragazzi della primavera, smette di attaccare, allora ti sta mandando un segnale: sei talmente inferiore che non gioco più.

Ecco, questo per noi italiani è “essere sportivi”. 

In realtà diciamo così perché le abbiamo prese, ma se ieri fosse stata la Roma a vincere 7-1 oggi nessuno direbbe che l’allenatore avrebbe dovuto dire ai ragazzi di darsi una calmata. E nessuno si lamenta del 7-0 con cui ieri lo Shakhtar Donetsk ha liquidato il Bate Borisov.

Nel Bayern che sul 7-1 sfiora un paio di volte l’8-1 io vedo solo grande rispetto dell’avversario: hanno continuato a giocare come se fossero sullo 0-0 perché in campo si offre sempre il meglio. 

Questo i tedeschi lo sanno. E lo fanno. Noi invece dobbiamo pararci il culo, se ci mettono al tappeto dobbiamo pensare a lamentarci del fatto che nessuno ci porga la mano per tirarci su invece di provare a rialzarci da soli.

E non ci accorgiamo che è in questi casi, quando si è al tappeto e non si tenta di rimettersi in piedi, che dovremmo sentirci davvero umiliati.

Ma da noi stessi.

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2 pensieri riguardo “Ma quale umiliazione???

  1. secondo me è un problema “culturale”, premetto che condivido in toto il tuo post, il calcio italiano è stato per quasi un secolo il calcio dell’uno a zero o del due a uno, quando si vinceva quattro a zero si mandavano in campo le riserve per non infierire. Sarà discutibile ma c’è una logica, rifilare un 7 a 1 al brasile che già festeggiava il mondiale ha un senso, lo ha anche rifilare 5 pere alla spagna campione avvezza a fare proclami poco sportivi, è tuttavia innegabile che la germania usi anche il calcio per calcare la mano del potere. Lo sport è soprattutto rispetto, credo, Bolton tira come un pazzo quando serve, nelle qualifiche si “umanizza”. Non sono romanista e nemmeno parlo di umiliazione ma non accolgo con applausi certi risultati, l’avrei capito in una finale, in un girone ha il sapore dell’accanimento. Credo, penso…!!!

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    1. Quando si vince ed il risultato è al sicuro far rifiatare chi è stanco, chi dovrà giocare tre giorni dopo, chi è reduce da infortunio e far giocare chi ha trovato meno spazio o chi era infortunato ed ha bisogno di minuti è normale. Questo nel calcio professionistico deve succedere, nei campi di periferia, invece, secondo me manda un segnale che può essere diverso. Se fai entrare quello che non gioca mai è come dire “con te posso far giocare pure lui”. E allora questo rischia la gamba 🙂 Cosa possono fare i professionisti? Smettere di giocare ed aspettare il 90°. Ma allora si dovrebbe avvisare il pubblico: andate a casa, nom c’è nulla da vedere. Il pubblico vuole il sangue, come ai tempi del Colosseo. Io allenatore che sono sotto di 6 gol vorrei vedere che l’altra squadra non toglie la gamba e che l’arbitro non lascia correre per pietà nei miei confronti. O almeno io la vedo così, ma certo i tedeschi son dei bei rompicoglioni come dici tu :-):-):-)

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