Un bambino di 40 anni


Ci ho pensato spesso nelle ultime settimane, più o meno da quando, una mattina di agosto, guardando una targa con la data di nascita e di morte di un antenato di mia moglie ho detto: “Tra 20 anni sarà il bicentenario della morte!“. E subito dopo ho pensato: Oh cazzo, tra 20 anni io ne avrò 60!

Mi piace il 2014 e so già che il 2015 mi starà antipatico: il primo mi piace perché mi vede ancora negli “enta”, il secondo già non lo reggo perché mi porterà negli “anta”. 

Il problema è che io mi sento un bambino di 40 anni

bimbovecchio_ilpuntodilelloNon in generale, si intende, perché quando ci sono di mezzo i figli non ti puoi permettere di essere più infantile di loro.

Eppure per certe cose… è proprio così che mi sento!

Se entriamo in un negozio di giocattoli vado a vedere cosa piacerebbe a me e vorrei comprarlo a mio figlio, sapendo che poi ci giocherei pure io. Non l’ho ancora fatto ma non escludo che prima o poi non tornerò a comprare una confezione di soldatini, quelli piccoli con cui giocavo tantissimo da bambino. Un giorno siamo andati a comprare un regalo per un compleanno e dopo mezz’ora di ricerca mia moglie mi ha proposto di prendere qualcosa anche a nostro figlio. Una cosina, perché è bravo, perché non chiede mai nulla (o meglio, ci prova ma con scarsa convinzione). E d’altra parte non è che gli si possa comprare ogni giorno qualcosa. Non tanto per il portafogli, quanto perché poi diventerebbe un mostro assetato di regali. Comunque, ci trovavamo nella zona Lego (ovviamente reparto pompieri) ed avevamo concordato per la macchinina (concordato… avevo esercitato lievissime pressioni, tanto se riguarda i pompieri comprerebbe anche un test di gravidanza). Poi, nelle vicinanze della cassa, mia moglie gli ha proposto il playmobil sommozzatore: si è illuminato ed ha cambiato idea. Sì, lo so, da giorni non faceva che parlare di immersioni, quindi era ovvio che avrebbe preferito il playmobil, ma io ormai avevo fatto la bocca alla macchinina dei pompieri Lego!!!

Quando andiamo in giro subisco il fascino delle cazzate, di quei gadget che, sì, quando li vedi ti piacciono ma che se ci pensi solo per due secondi ti accorgi che probabilmente non utilizzerai mai. Ad esempio, in viaggio di nozze, girando per une91e_bbq_branding_iron_burn centro commerciale di Alice Springs, abbiamo visto uno strumento che si chiama BBQ Branding Iron: è tipo un marchio per vacche ma sul quale si può comporre la scritta, arroventarla sul fuoco e marchiare la bistecca, l’hamburger ecc.

Ora, al di là del fatto che nel momento in cui pensi di usarlo e di fare il ganzo servendo ai tuoi amici hamburger con il loro nome ti rendi conto che non puoi personalizzare la carne di tutti, perché per definizione di “ferro arroventato” la sostituzione delle lettere volta per volta equivale a sottoporsi a torture tipo inquisizione spagnola, per quanto ci piaccia usare il barbecue, questo simpatico gadget pagato circa 23,00 $ australiani è ancora impacchettato nella confezione originale da oltre cinque anni a questa parte. Ma sono fiducioso che prima o poi farà la sua porca figura.

Ok, può essere una delle stronzatine che inevitabilmente si comprano in viaggio di nozze o comunque quando si è in vacanza. Ma no, io subisco questo fascino tutto l’anno! E mi piace! Mi piace l’idea, mi piace il fatto di comprare qualcosa e di poterci giocare con mio figlio (o anche mentre lui dorme). Così come mi diverto a guardare i vecchi episodi di Tom&Jerry, i Simpson o Mignolo e Prof

Non è sindrome di Peter Pan (che mi sta anche un po’ qua, a dirla tutta), non sono uno che va in giro vestito come un ragazzino, non ho la minima intenzione di tingermi i capelli o la barba per nascondere le punte bianche (ad averne di punte…). No, non voglio fermare il tempo, perché ogni giorno scopro nuove cose grazie alla mia famiglia, che se tornassi indietro non potrei più avere. Vorrei solo che il tempo fosse più clemente, che fosse normale a 40 anni essere attratti dai buffet con pizzette e tramezzini, che non ci fosse da vergognarsi se in una cena tra vecchi amici (quasi tutti padri di famiglia) viene lanciata la classica sfida a chi rutta più forte. 

Oggi ho scaricato il referto delle analisi del sangue, l’ultima volta che me le sono fatte era il 1998. Sì, non mi piace farmi infilare aghi in vena, e allora? Sono un incosciente, e allora? Detto questo, sono andato a vedere gli unici valori leggermente fuori dagli standard, colesterolo e trigliceridi e la domanda che mi sono posto è stata: come incide tutto ciò sulla mia possibilità di ordinare un Big Daddy da American Graffiti (una bestia con 4 hamburger da 340 grammi)?

Spesso confondiamo la maturità con la serietà. La maturità è la capacità di assumersi le proprie responsabilità, di fare ciò che si ritiene giusto, di focalizzare un obiettivo e pianificare come raggiungerlo. Ma la serietà a volte possiamo anche lasciarla da parte, no? Da una persona adulta ci aspettiamo maturità, ma perché dobbiamo pensare che debba per forza essere seria? Basta con la definizione di “persona seria”, parliamo di “persona matura”, perché ad uno maturo mi viene da stringergli la mano, mentre ad uno serio mi viene da dire “E fattela ‘sta cazzo di risata!“.

Ce ne sono troppe di persone inutilmente serie intorno a noi. Pensate agli allenatori di calcio: quando li intervistano dopo la partita anche se hanno vinto 6-0 hanno la faccia di quello a cui è appena morto il gatto. Non che si debba andare in discoteca, ma perché neanche in quel caso si può fare un sorriso, una battuta? Mamma mia…

Ora mi chiedo: è così grave sentirsi bambini dentro a patto di riuscire a comportarsi da uomini al momento opportuno?

Voi che dite?

Io intanto mi porterò dietro questo pensiero anche nel week end.

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2 pensieri riguardo “Un bambino di 40 anni

    1. Ottima occasione per il classico “regalo boomerang”: una x-box o simili con cui giocare insieme a lui. E una cosa che mette insieme padre e figlio non può che essere santa e benedetta. Detto questo… torneino??? 🙂

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