Ma come fanno i food blogger…


Ma come fanno i marinai a riconoscere le stelle sempre uguali sempre quelle…” si chiedeva De Gregori in una sua vecchia canzone. Già, come fanno? Me lo chiedo anch’io a volte.

Come è cambiata la televisione negli anni. Come è cambiata la cucina in televisione. Quando ero piccolo il massimo che potevi trovare di correlato al cibo era Il pranzo è servito. Adesso, invece, non esiste fascia oraria senza programmi di cucina. Che io guardo spesso, perché mi ispirano, mi piacciono, mi intrigano. Certo, ho le mie simpatie (Nigella, Simone Rugiati, Massimiliano Mariola, ecc) e le mie antipatie (Csaba, Mattia Poggi, Antonino Cannavacciuolo, ecc), ma simpatie ed antipatie non c’entrano. Un po’ di tempo fa. seguendo una trasmissione di Simone Rugiati (Cuochi e Fiamme, ndr), ho inziato a pormi una domanda: “Ma come fanno i food blogger…?0Prima di proseguire desidero precisare una cosa: questo non è un post contro i food blogger! Ne seguo parecchi, amatoriali o professionisti. Non posso avercela con chi ama scrivere della propria passione o con chi ha avuto la bravura e la fortuna di trasformare tutto questo in una professione. Anzi, colgo l’occasione per fare due nomi su tutti: tra gli amatoriali adoro i post di Francesca Cimarelli (che vi consiglio di seguire su Cucina Ghiotta), perché non solo fornisce ricette squisite ma ce le fa anche gustare con gli occhi grazie a splendide fotografie che fa in prima persona; tra i professionisti, invece, mi piace molto Sara Querzola (Fior di frolla), che non a caso scrive per Il Cucchiaio d’Argento.

Non ce l’ho con i food blogger. In realtà non ce l’ho con nessuno. Il fatto è che tra gli amatoriali, che condividono la loro passione con chi voglia seguirli, ed i professionisti, che sono seguiti in quanto tali, c’è una terra di nessuno dalla quale poi la televisione pesca i nuovi idoli. Quindi, giusto per fare un esempio, guardando Cuochi e Fiamme e vedendo un concorrente usare, che so, la bacca di ginepro nano albino del Tibet del nord, capita che una Chiara Maci, interrogata sul tema, esordisca con “Ah, io il ginepro nano albino del Tibet del nord lo adoro perché lascia in bocca quel retrogusto di gabbiano che adoro tanto. Lo uso sempre quando faccio il Tirannosauro in salmì con patate novelle di Chernobyl e zest di iguana“. E allora non posso fare a meno di chiedermi: “Ma come fanno i food blogger a conoscere tutti questi ingredienti come se li usassero un giorno sì e l’altro pure?“. Sottotitolo: “Mi prendono per il culo?“.

Occhio: ho preso Chiara Maci solo come esempio. E lo so che in televisione è tutto preparato, quindi il food blogger ospite (appartenente alla suddetta terra di mezzo) sa che in quella determinata puntata ci sarà un piatto a base di calcoli renali di Varano. Quello che mi chiedo è se per prepararsi vada a controllare i suoi ricettari privati o si venda come “fatte” ricette che ha letto o visto fare da qualche parte. Beninteso che nel dire “Questo ingrediente non lo conosco bene ma l’ho visto usare in Congo” non c’è nulla di male. 

Igor Cassina ci mostra, molto gentilmente, come il T-rex si muove nell'intestino.

Igor Cassina ci mostra, molto gentilmente, come il T-rex si muove nell’intestino.

Comunque, voglio ammettere che sia vero il primo caso e che lui/lei, magari, possieda i diari gastronomici della bis-bis-bis-nonna e se uno va abbastanza indietro nel tempo trova pure la ricetta del Tirannosauro in salmì. La domanda non cambia di molto: questo zest di iguana e tutto il resto lo ha preparato davvero o ne ha letto la ricetta da qualche parte?

Perché a sentirlo/la parlare si tratta DEL comfort food per eccellenza delle domeniche di pioggia (il lunedì però brodino fatto col resto dell’iguana perché il T-rex ti si aggrappa all’intestino crasso e fa dei movimenti che neppure Cassina).

Lo so, sono un brontolone. Però dobbiamo renderci conto anche del fatto che viviamo nella convinzione errata che chi è in televisione sia necessariamente bravo. Penso che per tante persone che meritano di essere in tv, altrettante siano state miracolate nel momento in cui si trovano sotto i riflettori, magari per il solo fatto di essersi trovate al momento giusto nel posto giusto (cosa che, lo ammetto, non è da tutti). Scusate, ma se negli ultimi anni non ci fosse stato il boom della cucina in televisione una Benedetta Parodi, che fino a qualche anno fa a stento sapeva dar forma alle polpette se qualcuno le preparava l’impasto e le dava un fac simile di riferimento, sarebbe arrivata a vendere milioni di libri? O per venderli avrebbe dovuto fare la rappresentante di enciclopedie?

Mi piace guardare MasterChef (non il junior, i programmi con i bambini non li reggo) e non ho difficoltà ad ammettere che quelli che arrivano a partecipare mi farebbero un mazzo tanto ai fornelli. Ma quando il vincitore pubblica il suo libro di ricette mi chiedo sempre come faccia uno che, magari, nelle eliminatorie si è salvato per il rotto della cuffia perché non sapeva preparare la besciamella a presentarsi un tot di mesi dopo con budino di riso al cardamomo con ripieno di ragù di anatra, chutney di cipolle caramellate con mango e zenzero e julienne di carote del Bengala (quelle del Bengala Orientale, mi raccomando, perché quelle del Bengala Occidentale sono notoriamente più dolci e soprattutto fanno venire il cagotto). Bello, eh, non c’è dubbio. Ma non sarà per caso che dietro a tutto esiste una redazione che quando arriva la proposta del tortino di riso con l’anatra fa qualche leggerissima variazione perché sennò la ricetta non fa figo per niente?

Ci facciamo troppo abbagliare dai riflettori. Milioni di persone in adorazione della Parodi, che non è niente più che una donna ai fornelli. Ma perché, le nostre mamme non sanno cucinare? Io adoro/venero la carbonara ma mia moglie non la mangia perché non le piace né l’uovo crudo né il pepe. Eppure, quando la prepara, senza assaggiarla mi presenta un piatto stupendo. Ne vogliamo parlare? Non penserete mica che sia l’unica in grado di farlo! Però la Parodi è in televisione e questo fa pensare che sia più brava delle altre. Benedetta, non ce l’ho neanche con te, sei una bella donna e fai anche bene a cavalcare l’onda del successo. Ma io non farei mai vedere a mio figlio un programma in cui tu cucini. Non fosse altro perché non vorrei ti venisse di nuovo l’idea di portarti la punta del coltello alla bocca (simil Victorinox, roba che la lama taglia col solo sguardo) per FBFD_Final-Cover_400x500un assaggio.

Ma torniamo ai food blogger della terra di mezzo ed all’autorità che la presenza in televisione conferisce loro. Personaggi che, magari, fino al giorno prima erano sconosciuti al grande pubblico, ma che avevano 80 miliardi di visualizzazioni del loro canale YouTube. Ed allora diventano ospiti, giudici, ecc. Certo che se uno arriva alla televisione dopo queste peripezie tanto di cappello, non ci sono dubbi. Ma pensateci: un conto è parlare di una persona come Fiammetta Fadda, che da due secoli fa la giornalista enogastronomica e che proprio per questo ti sa dire anche chi è il principale produttore del suddetto ginepro nano albino del Tibet del nord, oppure di uno chef che ha iniziato a girare il mondo a 18 anni ed a 30 ha un bagaglio di conoscenza che quando prende l’aereo deve pagare il sovrapprezzo (bella questa! Non l’avete capita? Ok, come non detto, tornate a vedere la Parodi…). Ma per come sono fatto io (cioè male, me ne rendo conto), quando uno di 30 anni scarsi che dopo la laurea decide che la sua vita è la cucina mi viene a dire che come lo zest di iguana non ce n’é… oh, io me lo chiedo: come cazzo fa? Dove cavolo avrà trovato il tempo di imparare ad usare tutti gli ingredienti del mondo? Esiste forse una bacchetta magica che nel momento in cui ti auto-proclami “food blogger” ti arriva a casa e, che sia col tocco sulla testa, sulla spalla o per via rettale, ti trasforma nella Treccani dei fornelli? Perché ok la passione… ma tra essere appassionato ed essere competente c’è una bella differenza.

Foto originale di proprietà di www.lirongs.com

Foto originale di proprietà di www.lirongs.com


Credetemi, la domanda è assolutamente dettata dall’invidia. Il massimo che faccio è fotografare i piatti quando sono in vacanza, come un cinese fa con qualsiasi cosa veda qui in Italia. Quindi ve lo assicuro, nessuna cattiveria da parte mia. Solo che faccio fatica a far quadrare i conti. Quanti piatti si può cucinare ogni giorno un food blogger della terra di mezzo? Ammesso che siano tanti, chi cacchio li mangia se non è già un professionista e cucina in casa sua? E comunque, questa persona avrà pure una vita sociale che lo tenga lontano dalle padelle, se non altro per fare la spesa. Quindi, riassumendo, chi non è un professionista necessita di parecchi anni per farsi una vera competenza e nel momento in cui se la fa o è economicamente in rovina (ma magari ricca di amici che hanno sbafato alle sue spalle) oppure è in fin di vita per gotta, diabete, obesità, ecc. 

Sicuramente quello dei food blogger è un mondo difficile, non c’è che dire.

Però Ho appena scoperto che dal 2014 esiste l’AIFB, Associazione Italiana Food Blogger, a riprova del fatto che si tratta di un fenomeno vivo, vivissimo. E che in tutto questo fai da te (che, comunque, non fa mai male) c’è anche chi vuole federare, cioè dare linee guida, far le cose seriamente. Benissimo.

Per quanto mi riguarda… continuerò a guardare queste persone con malcelata indivia (no, scusate, volevo dire invidia), a seguirle, a carpirne i segreti. Senza smettere di chiedermi: ma come fanno i food blogger…?

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7 pensieri riguardo “Ma come fanno i food blogger…

  1. No ecco, vorrei sapere anche io chi si mangia tutto quel cibo fotografato dai food blogger. Io sono ancora ferma al brodi vegetale…di sicuro non c’è pericolo che lo diventi.
    Come sempre mi diverto a leggere i tuoi post e giuro: la battuta sul bagaglio l’ ho capita!
    Per quanto riguarda il libro lo sai cosa penso: DAJE LELLO!

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  2. Ahahah Bravissimo Lello! E grazie per avermi citato! Hai ragione quando dici, tra appassionato e competente c’è una grande differenza. E su Chiara Maci mi hai fatto piegà! Mi hai svoltato la giornata guarda!
    Ugualmente c’è grande differenza tra le food blogger, ma solo se sei nel giro te ne puoi rendere meglio conto. E comunque me lo chiedo anche io, come fanno i food blogger? Perchè io faccio i salti mortali per riuscire a pubblicare una ricetta alla settimana (solo se ne sono pienamente soddisfatta del risultato, altrimenti archivio in attesa di un momento migliore per riprovarci), quando c’è chi sforna un post al giorno…e quindi mi chiedo, ma non lavorano? Non hanno una vita sociale? C’è chi ha anche dei figlioli! Fortunate loro che possono mi dico, perchè io vorrei potermici dedicare tutti i giorni per migliorarmi e diffondere il sapere come posso (in un mondo fatto sempre di più di merendine e cibi pronti), ma purtroppo c’ho da campà!
    Quindi concluderei con “la vita da food blogger che fa l’impiegata è difficile” perchè non ha tempo, ma cerca di trovarlo in tutti i modi, perchè si sveglia un’ora e mezzo prima la mattina per scrivere il post o rivedere le foto! 😉

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    1. Vedi Francesca, in quello che scrivi c’è la differenza (secondo me) tra un appassionato e qualcuno che vuole mettersi in mostra (tengo fuori dal discorso i professionisti). Tu pubblichi quando puoi ma hai un solo giudice: te stessa. Ti preoccupi che ciò che mostri piaccia a te, che soddisfi le tue aspettative. Non pubblichi ciò che pensi piaccia agli altri (a meno che non piaccia a te in primis). C’è da dire che ci sono anche persone che fanno un investimento su di sé, rischiano, nella speranza di emergere rispetto agli altri e devo dire che in questi casi quando ce la fanno se lo meritano. Poi che ci sia della qualità non posso dirlo io. Non è un segreto che mi piacerebbe finire il libro che ho iniziato da anni. Non ci riesco, forse perché dovrei cancellare e ripartire da zero o forse perché non ne ho la capacità. Poi guardo agli autori di fama mondiale (senza paragoni, ovviamente) e penso che loro ogni anno sfornano un malloppo di 5-600 pagine elaboratissime, con trame incasinate. Mi chiedo come cacchio facciano, se non abbiano uno staff che lavora per loro… boh. Di sicuro non penso che chi parla tanto abbia sempre molto da dire 🙂 e comunque non voglio essere disfattista: perché credo che con un pizzico di fortuna anche se una è una food blogger per passione e fa (senza riferimenti 😉 l’impiegata può fare il grande passo. Perché la passione si vede quando c’è ed alla gente piace. In bocca al lupo!!!

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