5 cose importanti che mio figlio mi ha ricordato


padre_figlio_ilpuntodilello_modificato-1Dal momento in cui sappiamo che diverremo genitori iniziamo a porci seriamente il problema di come educare i figli, cosa insegnare loro e come farlo, come essere educatori, consolatori, complici o supereroi per aiutarli con i loro problemi, difenderli dalle loro paure, incitarli nella loro gioia. Roba che può togliere il sonno se si pensa a quanto tutto ciò sia importante per loro e per il loro futuro.

Quello che non sappiamo è che, in realtà, le lezioni più importanti saranno loro a darle a noi. E lo faranno senza porsi problemi, come fosse la cosa più normale del mondo. Perché per loro è la cosa più normale del mondo: siamo noi che, presi dalle nostre vite, dalle nostre preoccupazioni, da priorità che ci siamo dati e che a volte non meritano di essere tali, certe cose ce le siamo dimenticate. E magari facciamo anche fatica a ricordare quando le abbiamo dimenticate.

Loro, invece, sono la nostra memoria, in questo senso rappresentano per noi un nuovo inizio. E se riusciamo ad ascoltarli possiamo darci una seconda possibilità. Finché sono abbastanza piccoli da non subire eccessivamente le influenze del mondo esterno, da non essere plasmati in adolescenti in crisi di identità, dovremmo considerarli la nostra coscienza primordiale ed approfittare dell’opportunità che ci viene data.

Ecco 5 cose importanti che mio figlio, con il suo comportamento, mi ha ricordato.

La generosità non dipende dalle nostre possibilità. I bambini sono generosi, tra di loro e con gli adulti. Non confondiamoci con altri atteggiamenti, non diciamo che un bambino non è generoso solo perché, magari, non vuole dividere i suoi giochi con un compagno. Ci ho pensato l’altro giorno, quando mio figlio è tornato da scuola con due pupazzetti vestiti da pompiere, regalo di una sua compagna di classe. Quando ho incontrato la madre l’ho ringraziata e lei mi ha detto che sua figlia, qualche giorno fa, ne ha avuti in regalo alcuni e vedendo quelli vestiti da pompiere ha immediatamente pensato a chi avrebbe voluto regalarli. A colazione, a pranzo, a merenda, a cena, ogni volta che siamo insieme e chiedo a mio figlio se gli piace quello che sta mangiando me ne offre. Oppure lo fa quando al mercato andiamo a prendere il formaggio e la signora gli offre un pezzetto come assaggio. Ieri stava mangiando la sua pasta e mi ha detto “Sai che è proprio buona? Provala!” e mi ha porto la sua forchetta. I bambini trovano normale condividere ciò che hanno e lo fanno senza curarsi di quanto rimane per loro. Perché la generosità è un valore che non dipende da quanto siamo in grado di dare: contrariamente a ciò che pensiamo, ciò che conta non è “quanto” diamo. Provate a pensare se questa propensione noi la mantenessimo anche crescendo. Sarebbe bello, vero?

Non serve nutrire rancore. A volte i figli fanno incazzare, diciamolo chiaramente. Sembra che ci si mettano d’impegno per farci imbestialire. O forse, più spesso, siamo noi che reagiamo in maniera spropositata, perché non pensiamo che per loro tutto è un gioco, ma non è una colpa. Anzi, vorremmo che fosse anche per noi tutto come un gioco. Invece non è così e capita di alzare la voce, di sgridarli più di quanto meritino realmente. Ma quando lo faccio, prima ancora che io possa sentirmi una merda, lui mi guarda col suo visino e mi dice “Papà, sai che ti adoro?“. Sì, lo so, ha bisogno di essere rassicurato, di sentirsi dire che quella sgridata non cambia nulla, che è sempre il mio tesoro. Ma in quel momento mi sta dicendo anche “Lo so che hai esagerato, ma sappi che ti voglio bene lo stesso“. Qualche sera fa, dopo che mia moglie gli aveva letto la storia prima di dormire, sono rimasto con lui per la canzoncina che gli cantavo da piccolo mentre gli cambiavo il pannolino. Mentre gli chiedevo scusa per aver alzato la voce, lui mi guardava beato, accarezzandomi i capelli con la sua manina. “Lo so“, mi ha detto quando gli ho spiegato per quale motivo mi ero comportato così. Un bacino e poi nanna (anzi, “do do“, alla francese). E guardandolo ho immaginato che stesse pensando “Che ci devo fare, me lo hanno dato così, ma è pur sempre il mio papà“. Perché ai bimbi basta spiegare cosa facciamo e se sbagliamo basta ammetterlo; così facendo non portano rancore. Magari fosse così semplice anche tra noi adulti.

Rassicurare chi ci sta intorno è importante. A volte i figli ci fanno domande che ci fanno sorridere, ma se ci soffermiamo per un attimo a riflettere possiamo capire che è un bene che ce le facciano. Intendo dire “un bene” per noi. “Papà, vero che questo (il suo peluche della nanna) resterà sempre con me?“. “Vero che Gargamella non è per niente gentile?“. “Vero che la cattiva di Paddington non riesce a fargli male?“. Hanno bisogno di essere rassicurati. Sono domande che ripetono spesso e ogni volta dobbiamo rispondere loro, perché la ripetizione ai bambini piace da matti, dà sicurezza. Siamo noi che dopo un po’ ci stufiamo, non loro. Spesso mi chiede se è vero che diventerà più grande di me. Gli dico di sì; gli dico che accadrà. Non lo sa, ma forse un giorno sarà lui a prendermi in braccio come adesso io faccio con lui. Se glielo dicessi lui sorriderebbe, penserebbe ad una coccola, non al declino fisico di una persona che un giorno non più molto lontano non ci sarà più. Un punto di vista sicuramente molto più simpatico. Ma in ogni caso questo mi fa pensare che noi diamo quasi sempre per scontato che ciò che tutti intorno a noi (se non proprio noi stessi) abbiano delle certezze incrollabili. Così non è, magari basta pensarci e ricordarsi, ogni tanto, di rassicurare le persone cui vogliamo bene, anche sulle cose che ci sembrano più ovvie. Perché anche all’Università era sugli argomenti che avevamo dato per scontato che spesso ci trovavamo in difficoltà: semplicemente perché li davamo per assodati e li avevamo ripassati meno. Vedete come è facile sbagliarsi?

Si può ridere di qualsiasi stupidaggine e non per questo si è cretini. Quanto la facciamo lunga sulle battute: questa fa ridere, quella no, questa è volgare, questa è vecchia, quell’altra non l’ho capita. Non è un caso che far ridere sia uno dei mestieri più difficili e che i più grandi comici nascondano, spesso, grandi difficoltà interiori. Quando i bambini sono piccoli passano ore a ridere della stessa identica cosa. E non parlo necessariamente di una cosa buffa. Mio figlio morde la fetta di pane e poi ci chiede: “Cosa sembra?“. Tutto quello che vediamo è il resto di una fetta azzannata, ma lui ci vede le forme più strane e ride. E ad ogni morso cambia prospettiva. Ridendo ci chiede: “Buffo, vero?“. Sì, amore, è buffo. Buffo che noi adulti ci si lamenti del fatto che una bella risata ci farebbe bene, ma al tempo stesso pretendiamo chissà quale acrobazia per farla. Se proprio non troviamo altra strada, spernacchiamo la pancia dei nostri figli: la loro risata sarà contagiosa. Io non resisto quando lo prendo sulle ginocchia. e la cosa che più mi piace è che mentre lui si dimena ridendo cercando di farmi smettere non appena si libera si alza la maglia e mi dice “Ancora!“. E riparte il teatrino. Se proprio non riusciamo a ridere lasciamoci coinvolgere dai nostri figli. Loro fanno la stessa cosa: se noi ridiamo iniziano a farlo anche loro. Non ci chiedono il perché. Noi, invece, se vediamo un adulto ridere, molto spesso pensiamo “‘Cazzo ride quello?“. Una bella differenza, eh?

Usare l’immaginazione non è follia. “Papà, giochi con me?“. Quante volte me lo ha chiesto, soprattutto nelle vacanze, quando avevamo più tempo per stare insieme. E non c’era neppure bisogno di chiedere a cosa volesse giocare: ai pompieri, no? Ed ecco che dopo un secondo mi chiedeva “Vedi laggiù?“. Sì, vedevo il tavolino, ma in realtà era una casa in fiamme. E bisognava intervenire. Ovviamente con il motoscafo, alias la plastica di copertura del suo vecchio fasciatoio. “Scendi pompiere, siamo arrivati“. Ma si vede che non ero stato addestrato abbastanza, perché sbagliavo sempre lato: “Ma no, lì c’è l’acqua“. Come possiamo non vedere quello che vedono loro? Senza l’aiuto di nessun tipo di fumo, intendo. I bambini hanno questo grande potere che si chiama immaginazione ed è un peccato quando non lo usano più. Perché i più grandi uomini della storia, quelli che hanno fatto le cose più incredibili, avevano una cosa in comune: la capacità di immaginare. Immaginare un modo diverso di curare le persone o di far guarire quelle che prima potevano solo morire; immaginare di poter parlare con persone distanti migliaia di chilometri e di poterle anche vedere; immaginare di buttare giù un muro, di vedere bianchi e neri allo stesso tavolo. Tutto è nato dall’immaginazione. Se non ci mettiamo in testa che immaginare, sognare, non vuol dire avere la testa tra le nuvole, ma progettare il futuro, allora tanto vale gettare la spugna.

Credo che chiunque abbia dei figli possa dire di aver imparato qualcosa da loro e chissà quante altre lezioni ci daranno diventando grandi. Chissà quante cose, grazie a loro, ricorderemo di aver dimenticato.

Quindi, se state per diventare genitori non state a preoccuparvi troppo, tante cose vi verranno naturali; ma se proprio volete preoccuparvi, allora, per stare meglio, pensate che a tante delle lezioni più importanti della vita voi sarete sempre presenti. Da alunni.

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12 pensieri riguardo “5 cose importanti che mio figlio mi ha ricordato

  1. Come fare QUI a contraddirti?
    I figli, sopratutto quando sono molto piccoli, ci insegnano anche ad emozionarci a nn nascondere i sentimenti a non essere diffidenti.

    e ti insegnano con la loro presenza che la vita vale la pena di essere vissuta, grazie a loro.

    sherahlifigghiso’pi’ecore

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  2. Mi hai fatto venire la pelle d’oca e mi sono commossa. Poldino ha solo 9mesi e ancora ce ne ha da insegnarmi…ma giá mi sta insegnando una delle cose che hai elencato anche tu: SAPER RIDERE! Ride ride ride anche per le cose più strane (l’altro giorno rideva mentre piegavo una maglietta!). E lo adoro per questo

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    1. Mi ricordo che la prima volta che mio figlio mi vide fare i rotolini per mangiare gli spaghetti iniziò a ridere come un matto. E se ci hai fatto caso i bimbi hanno un momento in cui una cosa li fa letteralmente sbellicare dal ridere e tu la ripeti, la ripeti e la ripeti ancora finché smetti perché si stanno soffocando dalle risate. Poi il giorno dopo la rifai e a malapena ti guardano 🙂 Per fortuna ridono per altro 😀
      Comunque grazie per le tue parole!

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