A me il carnevale non è mai piaciuto


Eh sì, avete letto bene: il carnevale non mi è mai piaciuto, mi sta proprio sulle palle. Pur avendo trascorso una vita a meno di mezz’ora dalla passeggiata di Viareggio, non sono mai andato ad assistere alla sfilata dei carri. Troppo bordello, troppi coriandoli che ti si infilano anche nelle mutande.

Eppure ci ho provato a farmelo piacere! 

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Ho delle foto da piccolo con costumi alquanto alternativi, come quello da segnale stradale che mi fece mia madre e che a pensarci adesso poteva costarmi caro, perché qualsiasi automobilista, confuso dalle indicazioni, poteva essere tentato di investirmi per andare sul sicuro.

Il primo momento in cui rimasi perplesso da questa festa fu quando avevo 6-7 anni. Oggi se ti serve il costume da sexy Peppa Pig, da cannibale vegetariano o da bradipo missile lo trovi ovunque, tra supermercati ed internet ti porti a casa ciò che ti serve con poca fatica. Allora non era esattamente così. Mia madre si rivolse ad una sarta, che non voglio neppure sapere quanto si fece pagare per realizzare l’abito richiesto: un bellissimo costume da moschettiere.

Se oggi andate ad una festa mascherata per bambini trovate, in media, 72 Elsa di Frozen, 54 Principesse assortite (spesso col moccolo al naso), 32 Batman, una quarantina di Spiderman ed altri costumi da Iron Man e Capitan America sparsi (tutti rigorosamente con gli scarponi pesanti sotto perché non fanno mai le scarpe cazzarola!). Poi c’è mio figlio, che per ora si è voluto vestire da pompiere e che al massimo trova un’altro vestito in maniera simile e così fanno il servizio d’ordine. Quando ero piccolo io, invece, le maschere erano molto più eterogenee ed io non vedevo l’ora di andarmene in giro con la mia sopraveste blu. Perché pure i sassi sanno che i Moschettieri hanno la sopraveste blu.

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Evidentemente, però, la sarta non aveva mai avuto occasione di parlare con alcun sasso ed era all’oscuro di tutto. Quindi, preparò una sopraveste rossa che, come tutti sanno, era quella delle guardie del Cardinale. Ora, anche se uno non avesse letto I Tre Moschettieri saprebbe che questi, i buoni, dovevano combattere contro le guardie del Cardinale. Insomma, vestirsi con la sopraveste rossa era un po’ come se oggi uno si vestisse da terrorista dell’Isis.

Vabbè, che potevo fare? Pensai: chi se ne frega, sanno una sega i miei amici della differenza che c’è tra l’uno e l’altro! Però non mi volli spacciare per Moschettiere, era una questione di etica. Quindi, quando il primo bambino mi chiese “Da cosa sei vestito?” io risposi fiero: “Da guardia del Cardinale“. Solo che sia lui che gli altri continuarono ad essere convinti che fossi vestito da “guardia del Carnevale“. Potevano non girarmi i coglioni? Tanto è vero che sfidai immediatamente a duello uno Zorro. Che non aveva fatto nulla di male, ma passava di lì al momento sbagliato.

Da allora non ho ricordo di altri costumi, anche perché al tempo delle medie il carnevale consisteva essenzialmente nel comprare le bombolette di schiuma da spruzzarci addosso e nel non farsi beccare da quelli più grandi che, altrimenti, ti schiumavano anche dentro la camicia.

Ero ormai all’università quando, durante il servizio militare, mi ruppi il legamento crociato e quindi fui operato e mandato a casa in convalescenza. All’inizio giravo con un tutore e le stampelle ed uscivo di casa solo per andare a fare la fisioterapia. Un giorno, però, un mio ex compagno di liceo mi disse che c’era una festa in maschera e che non potevamo non andarci. Mi lasciai coinvolgere e andammo in uno dei tanti posti che affittano i costumi. Alla fine, l’unico che potevo indossare era un costume da frate. Per convincermi, anche il mio amico ne prese uno uguale.

Andammo alla festa. Mi ricordo che c’era una ragazza vestita da gatto e non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso. Oddio, il suo costume non era da Cat Woman… era più simile a quello da Ruttolo di Balle Spaziali, ma era proprio carina. Ad un certo punto mi alzai, stampellando adagio andai a prendere da bere. Stavo finendo il mio bicchiere e mi accorsi che si stava avvicinando proprio lei. E non stava venendo a prendere da bere, puntava proprio me! Certo, tutto poteva succedere in quei 10 metri che ancora ci separavano, ma ero fiducioso. Si fermò accanto a me e mi salutò con un “Ciao!” che ebbe in me lo stesso effetto di un “Vuoi salire in camera mia e fare di me ciò che desideri?“. Cioè, non lo disse con quel tono, ma per me non faceva differenza. “Ciao!“, risposi con malcelato entusiasmo. “Senti – aggiunse – ti volevo chiedere una cosa che io e le mie amiche ci stavamo chiedendo…“. Ma vieeeeeeeeniiiiiiiiiiiii! Addirittura le amiche! Non avevo idea di chi, come, quante fossero ma c’erano delle amiche che avevano parlato di me. La serata stava assumendo una piega positivissima! Era fatta, lo sentivo! Dentro avevo il mio personale Tardelli che esultava.

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… ci stavamo chiedendo… Da cosa sei vestito? Cioè, il saio da frate abbinato alle stampelle… è curioso, no?“.

Non esisteva modo in cui avrebbe potuto farmi cadere di più le braccia. Neanche se mi avesse ruttato in un orecchio. La guardai in una maniera che non credo abbia potuto fare a meno di notare il mio disprezzo nei confronti della sua imbecillità. “Sono vestito da uno che è stato operato al ginocchio e senza stampelle non cammina“. E me ne andai. Non dalla festa, dal tavolo delle bevande, lasciandola lì ai suoi “Oh, scusa, non immaginavo“. 

Ero furioso. Come si poteva essere così stupidi da non capire che o meritavo l’Oscar per il miglior attore oppure quelle stampelle mi servivano veramente?

Solo dopo capii che, forse, avevo dato vita ad un personaggio nuovo ed originale. Un potenziale supereroe, chi lo sa? Oppure, magari, un pensierino all’Oscar potevo farcelo davvero. Sì, perché o quella era la festa dei minorati mentali, oppure il mio costume funzionava davvero. Pochi minuti dopo, infatti, mentre cercavo i Fonzie e mi rendevo irrimediabilmente conto che c’erano solo i Flash, sentii dei colpettini alla stampella destra. Mi girai e vidi una ragazza seduta che con la punta del piede stava picchiettando sulla stampella. “Continua pure se ti pare!“, le dissi in maniera inequivocabilmente sarcastica. “Ma perché, è vera?“. Sollevai leggermente il saio per mostrarle il tutore. “Secondo te?“.

Così si concluse il mio rapporto con il Carnevale. Che si è un po’ riaperto ultimamente con l’arrivo dei bimbi, perché se sono felici loro il resto non conta.

Certo che per me questa è una settimana davvero dura: carnevale + Sanremo. Qualche altra piaga d’Egitto no?

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8 pensieri riguardo “A me il carnevale non è mai piaciuto

  1. Anche a me del Carnevale non frega niente. Da piccolo io volevo vestirmi da Superman, mia mamma invece mi fece mettere un vestito da Arlecchino (mia mamma è molto tradizionalista…). Da piccolo lo odiavo, ma ce l’ho ancora e ogni tanto lo guardo con affetto. Per il resto, forse, è proprio che odio le feste in maschera.
    Una volta, da adulto, per stupire tutti mi vestii da sacco di letame…

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  2. Ahah.. fantastico! Ai nostri tempi era tutto più bello… mia mamma si mprovvisava sarta ma, il più delle volte, non di capiva da cosa fossi vestita… ricordo, un anno, la doppia opzione vestito Primavera o Zingara…. no comment….

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  3. Ahahaha ma come??? Non ti eri vestito da “FRATE STAMPELLATO?” Potevi creare una moda!!!
    Anche io ho sempre odiato iul carnevale. PIù che odiato, non mi è mai interessato So che a rriva un giorno esci e per terra ci sono i coriandoli. Da piccola mi hanno vestita da orso e da pirata. Questo è tutto.
    Ora ho la MINACCIA dell’asilo nido che chiede di venire in MASCHERA martedì…Povero Poldino!

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    1. Sto cercando di guardare il lato positivo. Qualche giorno fa stavo fischiettando la Marcia Imperiale mentre aprivo il pannolino di mia figlia e il grande poi mi chiedeva di fischiarla ancora. Allora gli ho fatto vedere uno spezzone di Guerre Stellari e adesso lui vorrebbe vedere il film. Il lato positivo: si distrae da Frozen (che io sopporto come un granchio violinista nelle mutande…). Hai foto di te vestita da Orso? Fanno curriculum 😀

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  4. Io ho sempre amato il carnevale, è una delle mie feste preferite fin da bambina e ora mi manca molto non poter sfilare nei carri e ballare fino al mattino dimenticando tutti i pensieri dell’anno.

    Di Sanremo, invece, ne farei volentieri a meno 🙂

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