La tecnologia che vorrei


Ho un rapporto strano con la tecnologia: mi piace, ma spesso non la capisco o non mi soddisfa.

Intendiamoci, è bellissimo avere televisori ad una definizione così alta da poter contare i pori della pelle delle attrici, oppure stereo dal suono così pulito che sembra appena uscito dalla lavatrice. Anche avere a disposizione mille applicazioni per pagare bollo auto, canone tv, abbonamento al parcheggio, ecc in maniera “smart” (come si dice) immagino sia molto utile, anche se continuo a pensare che il problema sia averli i soldi per tutti questi pagamenti. Tuttavia, non nego che ci sia in giro tanta tecnologia utile. Purtroppo non è la tecnologia che vorrei; non è quella che mi serve, quella che mi aiuta a vivere meglio.

Ad esempio: abbiamo mille modi per comunicare con i nostri amici, tra Facebook, Twitter, Instagram li possiamo seguire in ogni modo. Poi con WhatsApp possiamo anche vedere se hanno letto o no quello che abbiamo scritto. in pratica siamo ai limiti dello stalking. Ma il problema è: come fare quando vuoi comunicare con qualcuno che non conosci?

Siete in macchina ed uno vi taglia la strada, oppure vi si piazza in mezzo alla carreggiata a 15 km/h e non si lascia superare. O ancora, siete in autostrada e quello davanti a voi inizia un sorpasso a 90 km/h, impiegando 62 km a concludere la manovra. Per non parlare del simpaticone che inizia a sfanalarti a 20 km di distanza. In questi casi, non vorreste comunicare con queste persone? Non vorreste esprimere loro il vostro pensiero? Io sì! Ed è per questo che vorrei che esistesse l’applicazione VattApp (da “Vatteloappiglià“).

VattApp

VattApp dovrebbe funzionare mediante una piccola telecamera, magari collegata ai sensori di parcheggio, capace di leggere la targa del simpatico pilota e consentirci di chiamarlo per metterlo al corrente del nostro pensiero. Non sarebbe una ganzata? Volete mettere che bello poter finalmente invitare il pirata della strada ad andarselo a prendere esattamente dove dite voi? Eventualmente potrebbe anche essere utilizzato per baccagliare qualche avvenente conducente.

Sempre in tema di applicazioni, avverto la mancanza di uno strumento utile a placare la mia curiosità, non ché il mio senso di frustrazione.

Quante volte mi è capitato di leggere i nomi dei “big” in gara a Sanremo e chiedermi come mai queste persone fossero in quella categoria. Poi ho capito che gli organizzatori utilizzano lo stesso principio da usato da noi maschietti in adolescenza: la realtà dei fatti è che ci si chiude in bagno con varie riviste, ma ufficialmente siamo tutti dei grandi amatori. E va bene così. Mi sfugge di più, invece, il criterio usato da programmi tipo “L’Isola dei famosi“, che secondo me dovrebbe chiamarsi “L’isola dei parenti dei famosi e di altri disperati“. Quante volte ho visto qualche concorrente e mi sono chiesto: “Ma chi cazzo è questo?“. Col cuore, senza pregiudizi. Ecco, se penso a queste situazioni sento la mancanza di un supporto, di un qualcosa che funzioni come Shazam per le canzoni. Sento la mancanza di Cazz’è? (da “Chicazz’è?“).

cazze

Cazz’è sarebbe un’applicazione semplicissima da usare: basterebbe inquadrare il nome del famoso (?) di turno ed avviare il riconoscimento facciale (o chiappale nel caso di modelle varie di cui è molto più nota la fisionomia del lato B). Entro pochi secondi verrebbe visualizzato il nome dell’interessato. Così potremmo dire nuovamente “Ma chi cazzo è questo?“, ma stavolta avendo le prove che non è nessuno.

Un’altra innovazione mi sarebbe utile in ambiente automobilistico. No, non sono uno di quelli che sclera appena si mette al volante. Di solito comincio prima. Oggi ho incontrato un altro esponente di una categoria che odio con tutto il cuore. Sono andato a scuola a prendere il pupo ed a causa dei cumuli di neve trovare parcheggio era facile come un 6 al Superenalotto. Vi è mai capitato di cercare disperatamente un parcheggio, trovarlo dopo decine di minuti e di beccare la persona che, pur sapendo che state aspettando, se la prende con calma prima di spostare la macchina? Per coloro cui non fosse mai successo, “prendersela con calma” significa, nell’ordine:

  1. Raggiungere la vettura con tutta calma;
  2. Accorgersi che c’è uno sportello che cigola ed oliarlo affinché non lo faccia più;
  3. Riposizionare lo specchietto retrovisore come se la macchina fosse stata affidata a terzi fino a due minuti prima:
  4. Approfittare del suddetto specchietto per controllo caccole/rossetto/peli bianchi/doppie punte/macchie di rossetto sulla camicia;
  5. Sistemazione della cintura;
  6. Ricerca del cellulare o di altri oggetti nella borsa o nel vano porta oggetti;
  7. Sgancio della cintura perché con quella allacciata non si arriva né al vano porta oggetti né alla borsa;
  8. Verifica sul cellulare di eventuali messaggi ricevuti tramite VattApp;
  9. Controllo della lista della spesa, tante volte non fosse stata dimenticata tutta la carta igienica utile per i numerosi inviti a farne uso che stanno arrivando;
  10. Accensione del motore;
  11. Regolazione della temperatura interna della vettura;
  12. Eventuale verifica delle cinture dei pupi;
  13. Attesa che il motore arrivi in temperatura ignorando che la vettura non è un diesel del 1980;
  14. Inserimento della retromarcia e spostamento della vettura di 10-15 centimetri;
  15. Inchiodata assassina stile “sto per fare un frontale“, perché ci sono solo 40 cm di spazio per lato, nonsisamaihoappenaritiratolamacchinadalcarrozzierestavoltafaccioattenzione;
  16. Ulteriore retromarcia adagio di 15 cm prima di altra sosta di controllo;
  17. Inversione del senso di marcia e contemporanea sterzata delle ruote, avanzata lenta fino a portare il paraurti a contatto con la macchina parcheggiata a fianco anche se dietro c’era un km di spazio libero per la retromarcia masempreperilfattochehoritiratodapocolamacchinanonvorreifardanni;
  18. Retromarcia di circa mezzo metro;
  19. Gestaccio come a dire “Ehhhhh, ma siete sclerati!!! Un attimo!” ai 500 colpi di clacson delle vetture in coda (peraltro ormai segnalate anche da Isoradio);
  20. Uscita dal parcheggio come fosse antani.

Ecco, io magari sono eccessivamente nervoso, ma solitamente già al punto 5 perdo il controllo e mi chiedo: non sarebbe meglio liberare il posto accostandosi pochi metri più in là e poi riprendere tutte le attività dal punto 6 al 20?

In questi momenti avrei bisogno di uno di quegli oggetti che inscherzo-anello-scossa inglese vanno sotto il nome di tricks. Avete presente quell’aggeggino che si poteva comprare anche sui cataloghi e che, nascosto nella mano, consentiva di dare la scossa agli altri con una stretta di mano? Ecco, io ne vorrei uno che mi consentisse di dare la scossa a distanza. Una scarica da 2000-2500 Volt, nulla di ché, mi accontento di poco. Una scossa per ogni punto. Lo so che questo allungherebbe i tempi del parcheggio, ma cazzo se mi sentirei più soddisfatto…

Chiedo troppo? Se qualche sviluppatore fosse così gentile da interessarsi a queste mie richieste gliene sarei proprio grato. In caso contrario posso circondarmi di tutta la tecnologia di questo mondo, ma non riuscirà mai a soddisfare le mie esigenze.

Nel frattempo, qualcuno mi sa spiegare la presenza di Rachida e di Charlotte Caniggia all’Isola dei famosi?

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