Lasagne o mais e tapioca?


Brodo vegetale, un pezzo di carota, uno di zucchina, uno di zucca e qualche cucchiaiata di mais e tapioca. Mixer ad immersione, una scaldatina e via. Se tutto questo non vi è nuovo vuol dire che avete avuto da poco un figlio, oppure vi siete ricordati dei suoi primi mesi di svezzamento. 

Ieri sera stavo dando da mangiare alla mia pupetta e mentre la guardavo divorarsi la sua cena mi sono chiesto: non sarebbe più contenta con una bella porzione di lasagne?

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Ho un rapporto molto intimo col cibo, tanto che tempo fa sono stato definito gastrosessuale. Il ché troverebbe anche una conferma nell’essere entrato nel vortice di Instagram mi si riempiono di continuo gli occhi con le foto di mega hamburger, pizze napoletane ed ogni ben di Dio.

Ma delle mie perversioni gastronomiche ho già scritto in passato (magari scriverò un libro, 50 sfumature di cibo). Quello di cui voglio parlare è l’alimentazione dei nostri figli al momento dello svezzamento.

Penso che sia davvero una fortuna che i bambini, quando sono così piccoli, non abbiano un metro di paragone con altri sapori, altrimenti inizierebbero a parlare molto prima solo per dire che “‘‘Sta pappa insipida di mais e foca (come la chiamo io, ndr) te la magni te!“.

Conosco tanti genitori che, sconsolati, hanno i brividi all’idea di dar da mangiare al figlio, perché già sanno che la pappa finirà ovunque tranne che nella sua bocca. Ma ci credo! Anche il pupo ha i brividi all’idea di mangiare quella pappa. La assaggia una volta, poi se ne mette un po’ in testa per eliminare la crosta lattea, un po’ nel pannolino per l’arrossamento da cagatamultiplafinoalleorecchie, un po’ sulle braccia perché fa da schermo contro le radiazioni solari. Insomma, si adatta e si ingegna per non sprecarla. O magari si impiastriccia solamente per costringervi a ripulirlo. “Così la prossima volta ci pensi due volte prima di dargli di nuovo quella roba“.

Ne passa di tempo prima che i nostri bimbi possano davvero fare un pasto decente secondo i nostri canoni, eh? Beh, normale, mica si può mangiare tutto e subito.

Oppure sì?

La domanda non è poi così folle. Perché per quanto la cosa possa far inorridire i più, ci sono pediatri i cui consigli vanno anche in questa direzione. Per motivi lavorativi ho modo di vedere come si muove ed evolve il mondo della nutrizione e devo dire che se mi mettessi nei panni di un neo genitore che non sa dove mettere le mani (anche se in realtà l’uomo lo sa benissimo, tanto è vero che 9 mesi dopo la donna partorisce, ma non si tratta delle mani) la situazione sarebbe allarmante.

Se non si ha un minimo di preparazione alle spalle si può far molta fatica a capire quali siano le linee guida (semplicemente perché non ci sono o non sono univoche), quali le credenze popolari, quali i suggerimenti attendibili. Ogni pediatra ha la sua opinione, ogni mamma/nonna la sua soluzione, ogni rompicoglionichenoncentranulla deve dire la sua.

C’è il pediatra prudente, tradizionalista, che ti dice di fare attenzione ai cibi allergizzanti, di introdurli a tappe, di aspettare a dare i frutti rossi, di utilizzare solo i cibi con codice fiscale palindromo, di cucinare certi cibi solo con la luna piena altrimenti i pupi diventano lupi mannari. Scherzi a parte, personalmente mi sento molto vicino a questa corrente di pensiero. Soprattutto per quanto riguarda i lupi mannari.

C’è quello che, invece, ti ribalta completamente la situazione. Ma quale svezzamento con introduzione a tappe? Praticamente tutto da subito. Insomma, puoi quasi portare tuo figlio alla sagra della porchetta. E non perché sia cicciottello e magari molto tenero, bensì a mangiare con te! Figo, no?

Brava questa dottoressa, mi piace. Anche a tuo padre davamo da mangiare quello che preparavamo per noi, me lo ricordo benissimo, non si facevano mica tanti discorsi!“. “Nonna, quello era il gatto!“. “Eh, vabbè, ma è sempre stato considerato un membro della famiglia. E comunque l’importante è non dargli da mangiare dopo mezzanotte!”. “Nonna!! Quante volte te l’ho detto di non guardare i Gremlins, che poi fai gli incubi!!!”.

A dire la verità, personalmente ‘sta cosa di dare al pupo tutto praticamente dall’inizio dello svezzamento mi lascia un po’ perplesso. “Guarda che il bimbo caga a spruzzo! Sarà mica stata colpa del timballo di maccheroni?“. “Ma no cara, è sempre così delicato il tuo timballo. Al limite si prova a rifarlo“. “Il timballo?“. “No, il bimbo. Se ne fa un altro e si prova anche con lui“. “Porco, pensi sempre al sesso!“.

Scene di vita quotidiana e di ansie da “avrò fatto bene a dare al pupo lo zest di iguana?” (vedi Ma come fanno i food blogger?“).

Dubbi. Sempre dubbi. Finché il pupo è un neonato o poco più ci si pone solo il problema dell’allattamento a richiesta o di quello ogni tre ore (due scuole di pensiero, due mondi paralleli), ma poi arriva anche la scelta dell’introduzione del cibo “vero”. E se già la scelta delle pappe a volte può creare qualche problemino (tipo la crema di riso al bimbo stitico, che è come mettersi lì con la cazzuola e murargli l’intestino), figuriamoci cosa succede quando si deve mettere il pupo davanti a qualcosa che somiglia di più a ciò che mangiamo noi! 

Il problema è che oltre all’assenza di un’indicazione univoca da parte della comunità scientifica, ci si mettono anche le varie correnti di pensiero, che contribuiscono a confondere le idee. Una di queste vuole che il bambino si cibi di quel che desidera. Insomma, sceglie lui. Si chiama autosvezzamento: ho guardato il sito apposito e devo dire che non mi è sembrato scritto in maniera molto chiara (tanto per cambiare). Sembra più una filosofia in cui conta l’alimentazione dei genitori e il rispetto dei gusti del nano. Insomma, bisogna fidarsi della competenza del bambino. E mi viene da pensare: che cacchio di competenza vuoi che abbia uno che ancora adesso si mette qualsiasi cosa in bocca? Per non parlare del fatto che si tratta di una alimentazione complementare perché l’alimento principale resta il latte: e mi viene da pensare che noi siamo gli unici mammiferi che si basano sul latte anche da adulti. Vorrà dir qualcosa se gli altri mammiferi non lo fanno, no? Ad ogni modo, in mancanza di spiegazioni chiare, vedo questa corrente di pensiero come una parente stretta della ben nota “fai un po’ come cazzo te pare“. Una sorta di ’68 dell’alimentazione dei bambini (anche se viene specificato che “non vuol dire che i genitori non debbano controllare“). Bah…

Comunque, se avete scelto questa strada… occhio: avete pensato di godervi le ultime cucchiaiate di caponata? Chi lo sa, magari aprirete il frigo e non la troverete più perché è passata prima la vostra giovane prole. Oppure proverete a proporre una minestrina e vostro figlio vi manderà a quel paese prima di chiamare la pizzeria per ordinare una wurstel e cipolle. Tranquilli, potete fidarvi della sua competenza: lui sceglie la pizzeria in base alla qualità delle materie prime 😀

Alla fine dei giochi, insomma, spesso i genitori continuano a domandarsi per lungo tempo cosa cacchio dare ai propri figli. Ed in queste situazioni va a finire che si inizia ad idolatrare dei personaggi come Tata Lucia, una che spacca le palle su come tirare su i bambini e poi promuove l’uso della Nutella (che è buonissima, ma da una spaccamaroni così avrei preferito un bel “mamme, preparate una torta per i vostri bimbi”). Ricordo che in una puntata di SOS Tata (un programma che in fatto di trash se la gioca con Il boss delle cerimonie) c’era un papà che cenava con la birra e lasciava che le figlie di 3 e 5 anni la bevessero (con tanto di rutto incorporato). “Eh, che vuoi che succeda“, rispondeva ad un’allibita Tata Lucia. Boh, forse si erano autosvezzate con la Peroni, vai a sapere.

Che casino.

L’unica cosa di cui siamo sicuri è che sappiamo sbagliare da soli, senza farlo seguendo i consigli degli altri.

Ah, dimenticavo di dirvi come è andata a finire l’altra sera. Visto che la mia piccola divoratrice di pappe era soddisfatta, ho pensato di lasciarla nella sua beata ignoranza e le ho fatto finire la sua cena a base di brodo, verdure, mais e tapioca. E le lasagne me le sono mangiate io.

Magari avrei potuto fargliele assaggiare, ma poi avrebbe capito quanto è più buono il cibo che mangiano i suoi genitori. Perché deluderla?

Cosa non si fa per i figli…

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