I vicini di casa


Vi siete mai chiesti da dove provengano i vicini di casa? No, non intendo geograficamente! Mi riferisco alle origini di questi soggetti. Sinceramente mi sono posto il problema e credevo che Dio li avesse creati sul finire del sesto giorno: stanco e magari pure un po’ scoglionato, avendo già creato lo scarabeo stercorario (alias “ruzzolamerde”) e le zanzare e sentendosi un po’ in colpa, magari aveva pensato di dare compagnia all’uomo creando il vicino di casa. Che però, per errore, modellò ad immagine dei suddetti insetti. Secondo la mia teoria se ne accorse ma essendo ormai tardi e la cena già in tavola, pensò di andare a riposarsi. “Me ne occuperò lunedì“. E qui nacque il problema: non solo il lunedì ancora non esisteva, ma soprattutto quando si rimanda una cosa invece di farla subito va a finire che non la si fa mai.

Insomma, un banale errore, nulla di più. Invece, grazie agli approfonditi studi che ho fatto, ho potuto appurare che le cose non stanno così. Infatti, ho scoperto che nella versione originale della Bibbia, quando Dio si incacchia con Eva per la mela, era scritto:

Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori circondandoti di vicini di casa. Di far finta di nulla sarà il tuo istinto, ma essi nuoceranno alle tue ovaie».Cacciatadalparadiso

Una vera e propria punizione che poi, anche se non si sa bene quando, è stata trasformata in:

Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».

Quando ero piccolo vedevo i vicini di casa come degli amici, miei e dei miei genitori. Andavo quasi tutti i giorni a giocare dai bambini che abitavano al piano di sopra e loro venivano da me. Da mia nonna, invece, eravamo circondati da persone che la conoscevano da una vita: in particolare mi ricordo la fornaia del quarto piano, che quando ci vedeva in giardino ci salutava sempre e che grazie alla sua visuale mi aiutava a ritrovare il gatto quando lo cercavo. E poi c’erano i signori che abitavano accanto e che quando noi non c’eravamo e mia nonna aveva bisogno di qualcosa la aiutavano. Insomma, i vicini di casa facevano parte di quel microcosmo che era la nostra casa.

Crescendo, le cose sono cambiate. Altra casa ed altri vicini.

Mi ricordo che una volta era quasi mezzanotte e si sentiva la tipa del piano di sopra che camminava con i tacchi con la delicatezza di un Tirannosauro incazzato. Non era la prima volta. Dopo un’ora mia madre chiamò chiedendo di rendersi conto dell’ora. Sentivo le urla della tizia fin da camera mia, come se le fosse stato tolto un diritto, quello di rompere i coglioni alla gente. Ma io dico: capisco che rientrando tardi dal suo lavoro ai bordi della tangenziale avesse un sacco di cosa da fare, ma avrebbe almeno potuto togliersi le scarpe. 

Uno dei suoi figli, poi, era la mia maledizione. Ogni tanto, rigorosamente la sera quando ero già a letto, gli prendeva la fissa di correre per casa. Andava avanti e indietro per il corridoio come in preda alla frenesia sessuale di quei cagnolini che ti si attaccano alla gamba.

Tum tum tum tum tum tum tum tum tum tum tum all’andata.

Tum tum tum tum tum tum tum tum tum tum tum al ritorno.

Tum tum tum tum tum tum tum tum tum tum tum all’andata.

Tum tum tum tum tum tum tum tum tum tum tum al ritorno.

Ed andava avanti per un tempo che sembrava infinito. Ma io avevo imparato a conoscere il mio pollo e restavo in paziente attesa. Perché succedeva. Bastava aspettare e succedeva. Sempre! 🙂

Tum tum tum tum tum tum tumBUM!!!!

Ed a quel punto bastava attendere qualche istante: UHAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA. Giustizia era fatta.

Ma veniamo alla situazione attuale. Accanto a noi abitavano due fratelli anziani che non si sopportavano e che vivevano separati in casa. Uno di questi era un vero pericolo: non voleva andare ad abitare dai figli ma non era in grado di vivere da solo. Una volta vide mia moglie andare a buttare la spazzatura e le chiese perché non la bruciassimo in giardino come voleva fare lui. Fessi noi a non pensarci. Poco dopo venne fuori che saltuariamente si scordava il gas aperto ed è per questo che ho accolto con gran sollievo l’arrivo dei carabinieri per verificare le sue condizioni e lo spostamento in una struttura. Perché va bene tutto, ma avere una bomba al di là del muro magari anche no. Già ho una figlia che caga come un furetto, ognuno si tenga le proprie criticità.

Ci sono anche due brave persone lì intorno, per carità. Una è una signora con dei problemi mentali ma che è tanto buona, così come la sua badante ed è per questo che a loro auguro di campare 100 anni. L’altro è un signore che, tanto per capirci, quando c’è stato il Big Snow (tanto big da durare una mezza giornata) sono rientrato dal lavoro ed ho visto che aveva spalato la neve anche davanti al nostro ingresso. 100 anni pure a lui.

Cioè, non che non voglia augurare 100 anni anche agli altri vicini, ma magari se proprio vogliono campare così a lungo spero che decidano di farlo in altre case, da altre parti. 

Tra i nostri vicini c’è la coppia che vive nell’ombra. Che, per carità, non fa male a nessuno, ma io mi chiedo cosa succeda in quella casa. Persiane chiuse sia quando non ci sono, sia quando ci sono. Ogni tanto, passando sotto casa loro provo ad annusare l’aria: metti che siano dei serial killer e che io riesca a sentire l’odore dei loro cadaveri? Allora sì che tirerei fuori un bel libro: Come ho smascherato la coppia assassina. Due o tre puntate ospite da Bruno Vespa non me le toglierebbe nessuno, così come tre ristampe in un mese.

Oddio, magari potrebbe anche essere una coppia che ama fare giochi strani: magari lei gira per casa vestita da porno Cat Woman e lui indossa un collare chiodato e la maschera nera in lattice. Chi lo sa. Se posso scegliere, però, preferisco la prima ipotesi. E non per il discorso del libro, quanto piuttosto per l’immagine di loro vestiti così vestiti. Brrrrrrrrrr.

Poi ci sono altri vicini, quelli che se anche li saluti fanno finta di non sentirti. Che nella mia personalissima scala dei vaffanculo arrivano secondi solo dopo le persone che non ti dicono “grazie” quando li fai passare tenendo loro aperta la porta. Qualche settimana fa stavo spostando la vecchia lavatrice rotta per metterla fuori casa in modo che venissero a ritirarla. Non esattamente la cosa più riposante di questo mondo, ma di mezzo metro in mezzo metro, facendole fare perno prima su un angolo, poi su un altro ci sono riuscito. La cosa che mi stette parecchio sulle palle fu il fatto che parcheggiando la macchina a pochi metri da me e vedendomi fare quella operazione lui non ha minimamente pensato di offrirsi di darmi una mano per gli ultimi 5 metri. Avrebbe guadagnato un sacco di punti. Ma evidentemente sarebbe stato chiedere troppo. Magari sono strano io, però penso che tra vicini che possono anche aver bisogno l’uno dell’altro ci possa stare.

Perché puntualmente, affacciandoci alla finestra, rientrando a casa, ogni volta che li incrociamo io e mia moglie ci troviamo almeno la metà delle volte a chiederci se siamo noi che non abbiamo sentito o se proprio non c’è stata risposta al nostro saluto. Ci presentiamo alla loro porta con un cesto di benvenuto e due apparecchi Amplifon? Comunichiamo con loro con i cartelli in stile Willy coyote? Cazzarola, magari non ci sentono ma sapranno leggere, no?

Ma alla fine l’esserci come se non ci fossero può anche andar bene: io ignoro te, tu ignori me e siamo amici come prima. Non è il massimo ma va bene così.

C’è di peggio.

C’è, ad esempio, quello che si atteggia a sessantottino, che storce la bocca perché mandi tuo figlio in una scuola privata (che è buona, vicina a casa e costa solo 50 € più di quella pubblica) ma poi fa la stessa cosa con suo figlio in un’altra scuola. Questo , tuttavia, sarebbe nulla se non ci fosse una cosa che mi manda letteralmente in bestia.

Ogni sera, quando vado a mettere dentro al cancello la macchina, non posso fare una manovra comoda come un tempo, ma devo fare le operazioni al centimetro. Perché? Perché qualcuno deve parcheggiare la sua auto davanti al proprio cancello e cioè esattamente di fronte al mio. Anche se c’è un posto libero a 3 metri di distanza. Magari penserete che parcheggiare lì sia un suo diritto, ma purtroppo non è così, perché quello non è un posto auto. Sì, forse sono uno comodone, ma mi fa incazzare che a qualcuno pesi talmente tanto il culo che o si libera il posto esattamente davanti casa oppure non ci sono alternative. Neanche se è libero il posto auto a 4 metri di distanza!
Queste sono cose che proprio non mi vanno giù.

Ve lo volevo dire perché così se vi troverete a leggere dei fatti di cronaca al riguardo conoscerete già la verità!

E voi che rapporti avete coi vostri vicini? Raccontatemeli, così molto probabilmente avrò qualcosa da leggere quando sarò in galera per aggressione 🙂

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2 pensieri riguardo “I vicini di casa

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