Di mamme, neo mamme, donne incinte e gruppi su Facebook.


Si avvicina la festa della mamma e da un po’ di tempo, circondato da mamme, neo mamme e tante donne incinte (oh, io non c’entro, sia chiaro!), mi ronzano per la testa tanti pensieri, tante domande. Una su tutte: perché le mamme riescono ad andare in paranoia anche su questioni di semplice logica? Ci penso spesso, soprattutto perché quasi quotidianamente mi capita di sentire dei discorsi che mi lasciano davvero a bocca aperta.

Ho già scritto più volte di come siano fastidiose quelle persone che sanno meglio di voi come tirare su vostro figlio (se ve lo siete perso cliccate QUI), così come ho già detto di come certi mariti si comportino con le mogli incinte (i curiosi clicchino QUO) come se avessero una malattia incurabile. Mi manca solo un altro post per farvi cliccare QUA, così tutti i nipotini di Paperino sono contenti. Ma al di là delle battute, il dubbio che mi viene è che in tanti casi la “malattia” si presenti dopo, una volta arrivato il pargolo.

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Tempo fa mia moglie si è trovata inserita in un gruppo su Facebook, uno di quelli di cui apprendi di far parte la mattina quando ti svegli e ti scopri supporter della lucertola mannara del Madagascar o membro del club degli astemi. Quello in cui si è trovata mia moglie è una sorta di open space in cui varie mamme si scambiano consigli. Ma soprattutto esprimono le loro ansie. Ed io, che sono ansioso per natura, non mi azzardo a criticare questo modus operandi.

Anzi, sono grato a gruppi come questi, perché grazie ad essi:

  1. Ho rivalutato quelle persone che chiamano il medico 10 volte al giorno, perché è vero che spaccano le palle ma almeno si affidano ad uno specialista;
  2. Ho scoperto che Yahoo Answers non è l’unica fonte di domande che a prima vista fanno ridere ma che se ci pensi bene ti fanno pensare “Oh Madonna…“.

Quando una donna si appresta ad avere un figlio è normale che abbia dei dubbi, delle paure, delle insicurezze. Ed è anche assolutamente normale che le abbia dopo il parto, magari anche a qualche anno di distanza, per motivi diversi visto che intanto i figli crescono. Quindi non mi stupisce che il confronto con altre persone nella stessa situazione possa aiutare. Non fosse altro che per capire di non essere la sola ad avere certe paure, ansie, perplessità.

Rimango perplesso, però, quando questo tipo di confronto diventa la scusa per spegnere il cervello e cercare di fare in modo che lo facciano anche le altre.

Un giorno, alcuni anni fa, mia moglie tornò allibita dal lavoro raccontandomi di una mamma che doveva far fare l’esame delle feci alla figlia il lunedì ma avendo paura che la figlia la facesse dimenticandosi dell’esame si era informata sulla possibilità di farle prendere il campione la domenica, conservarlo in frigorifero e portarlo in ospedale il giorno successivo. Mia moglie era sconvolta: come si può pensare di tenere della cacca nel frigorifero insieme al cibo?

Eppure questa mamma aveva voluto informarsi a riguardo.

Nel famigerato gruppo di Facebook l’altro giorno teneva banco la discussione partita dalla domanda di una mamma che chiedeva se, secondo le altre, avrebbe dovuto far vedere il figlio di 2 anni e mezzo da un logopedista perché ancora non ha iniziato a parlare. Cazzarola, ci fosse stata una sola mamma che, oltre a dire la propria idea, le avesse suggerito di parlarne con un medico. Niente di tutto questo. In compenso si è scatenata la fiera dei premi Nobel per la medicina. O per le cazzate. Da quella che diceva “Ma figurati, il mio ha cominciato a parlare poco prima dei 5 anni” (meno male, pensa se non ci fosse riuscito in tempo per chiederti di prendere la macchina!), a quella che suggeriva di proteggere il bimbo, che potrebbe “risentire emotivamente di una visita specialistica“.

Finché, grazie al cielo, è intervenuta una logopedista che ha fatto notare che al di là delle normali differenze tra i bambini, ci sono comunque dei tempi per le varie tappe: non rispettarli può non voler dire nulla ma può anche avere un significato importante ed allora tanto vale chiedere un consulto. Tanto più che andare dal logopedista non vuol mica dire essere ritardati! 

La cosa bella è che queste parole della specialista non sono “medicina” ma “logica”: non è meglio sentirsi dire da un medico che è tutto normale piuttosto che limitarsi a sperarlo? E se tutto normale non è, non è il caso di intervenire per tempo? Così, giusto per evitare di trovarsi un bimbo in difficoltà alle elementari in mezzo a coetanei che parlano sciolti come dei radiocronisti. E quello sì che sarebbe un trauma.

Ma no, il parere importante è quello di chi ne sa esattamente quanto noi, non di altri. Come per tutto, d’altra parte. Ci fidiamo di quello che c’è scritto su internet o sulle riviste piuttosto che di chi ci può dare un parere professionale.

Altra domanda di qualche giorno fa: ho preso una tisana con della melissa (effetto calmante, ndr), poi ho allattato e adesso il bimbo dorme alla grande da più di un’ora, mi devo preoccupare? Pensateci bene e datevi voi la risposta. A me verrebbe da dire che se il bimbo non è freddo come il marmo, respira, non è cianotico, non ha iniziato a camminare sul soffitto e comunque non gira la testa a 360° come fosse figlio di Satana può star serena. Non sono un medico, ma direi che se eliminiamo questi sintomi possiamo essere relativamente tranquilli. Ma, nel dubbio, una telefonata al pediatra è un’idea così brutta? Se hai paura di aver preso qualcosa che possa far male al bimbo informati subito da chi ti sa rispondere, no?

Questa situazione mi ricorda tanto quelle persone che durante il terremoto condividono il proprio spavento con i contatti di Facebook. “Aiuto, sta tremando la casa, c’è il terremoto“. E prima o poi qualcuno ci rimarrà secco perché gli crolla il tetto sulla testa mentre perde tempo a cercare tra le emoticon la casa che trema!

Vi ho fatto solo questi due esempi, ma in realtà potrei andare avanti con altri. Talmente tanti che ormai ho elaborato la mia teoria. Infatti, mentre pare ormai superato l’assunto che le donne che vivono insieme tendano a sincronizzare i rispettivi cicli mestruali, io rilancio una nuova teoria: quando più mamme ansiose si mettono insieme si verifica un corto circuito che manda in tilt i cervelli di tutte.

E credetemi, con questo non intendo dire che ci sia chi “nasce imparato”, né che i padri possano fare di meglio, o altro. Voglio solo dire che essere ansiosi o avere dubbi è legittimo ma affidarsi a chi si limita a riportare quelle che sono solamente esperienze personali (quindi, in valore assoluto, valgono molto poco) è diabolico.

Allora propongo una cosa ai mariti / compagni / idraulici di fiducia di donne che stanno per avere un figlio o che lo hanno già: oltre ad un regalino, per la festa della Mamma regalatele anche il vostro appoggio, fatele capire che è in grado di risolvere qualsiasi problema legato ai figli senza farsi venire delle paranoie a causa di persone che magari ne sanno meno di lei.

E magari chiudetele l’account Facebook finché i pupi sono in età pediatrica. Più avanti lo riaprirà ed un giorno potrà partecipare ai gruppi in cui parlerà male della nuora o del genero 🙂 Quello sì che sarà uno sfogo terapeutico 🙂

Viva le mamme!

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16 pensieri riguardo “Di mamme, neo mamme, donne incinte e gruppi su Facebook.

  1. Come sempre post riuscitissimo. Riesci a far ridere anche parlando di cose che a pensarci bene fanno venir da piangere! Io per fortuna sono una di quelle che chiama ancora la pediatra e se è irreperibile…CHIEDO ALLA NONNA! 😀

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    1. Sei sempre troppo gentile 🙂 Avevo il timore che potesse essere frainteso, nel senso che qualche mamma potesse leggerlo nel senso “che domande stupide fai!”, ma per fortuna vedo che non c’è stato questo malinteso. Anche perché il mestiere di mamma è proprio difficile e mi spiace quando uno se lo complica andando a chiedere a chissà chi. Voglio dire… non è mica come scolare il brodo senza ciotola sotto, no? 😀 😀 😀

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  2. Il problema non è facebook, di cui bisogna saperne fare buon uso. Né il web. O i social. l problema è la solitudine della neo mamma che, non essendo supportata minimamente da quella rete femminile che esisteva tempo fa (la mamma, la zia, la comare, la vicina di cqsa ) e che la sosteneva, tranquillizzqva e confortava….. Oggi non sa più dove sbattere la testa!

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    1. Sicuramente per come era strutturata la società qualche decennio fa viene a mancare un supporto enorme per le neo-mamme, un supporto importante perché competente visto che spesso queste persone che tu citavi avevano fatto nascere o cresciuto parecchi figli e quindi di esperienza ne avevano. Quello che mi lascia qualche dubbio è che l’assenza di questo supporto sia una scusa per non ragionare. Ti faccio un esempio: ieri una chiedeva “Aiuto, mio figlio ha 39,5 di febbre, che faccio, chiamo il dottore?”. Lascio a te ogni commento, io credo che se uno si ferma a riflettere 30 secondi capisce che qualunque risposta è valida e che comunque nessuno ti può fare una colpa se chiami il medico per questo. Ma c’è comunque la necessità di chiedere ad altri. A sconosciuti che magari millantano esperienze e ti possono consigliare la cosa sbagliata. Non so, continuo ad essere abbastanza perplesso…

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  3. il tuo post la butta sul ridere ma, ti confesso, io sono molto preoccupata per questo fenomeno. Per fortuna, e un po’ me ne vanto, non ho account Facebook personale ma solo quello per il blog. Eppure, mi è capitato di imbattermi, per sbaglio, in post del genere. Gente che chiede “mio figlio ha centomila di febbre, che faccio?” e lì mi parte il nervoso. Ma sono molto diplomatica e sorvolo qualsiasi tipo di commento 😉

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    1. Per i bimbi basta seguire questa regola:
      – camminare sul soffitto è male
      – parlare in aramaico antico a 2 anni è male

      Qualsiasi altro sintomo, ivi compresa una fede calcistica sbagliata, hanno sempre un rimedio 🙂

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