Quando ci contendevamo Moser e Saronni


Domani compirò 40 anni ed in questi giorni in cui mi trovo nel posto in cui ho trascorso la quasi totalità delle 40 estati vissute osservo i cambiamenti che sono avvenuti nel tempo.
E non mi riferisco solo al fatto che quando avevo 15 anni ed andavamo in paninoteca con 5.000 lire ci servivano un cheeseburger con patatine fritte e salsa mentre ora, nella stessa paninoteca, il solo cheeseburger costa 5,50 €.

palline

Quando eravamo piccoli non esisteva giorno senza spietate partite a palline: un volontario prestava il proprio sedere per tracciare la pista e poi partiva la gara per aggiudicarsi i vari Moser o Saronni, oppure la Ferrari o la McLaren. Nessuno voleva la Tyrrel.
Oggi ho osservato le palline comprate qualche giorno fa e sotto la cupolina di plastica trasparente ho notato ragazzi sulla BMX e figure in skateboard. Non sarà un gran cambiamento ma non c’è neanche identificazione: se si tratta di fare una partita, quella che ti capita ti capita, te ne freghi e metà del gusto di giocare va a farsi benedire.

Quando ero piccolo e si andava a fare il bagno avevamo un riferimento dato dai genitori: il cartello «Limite acque sicure». Era il limite da non oltrepassare quando eravamo troppo piccoli e quello da «doppiare» con orgoglio una volta divenuti grandi. In ogni caso era il bersaglio da colpire con le palline di alghe. Negli anni, questo cartello è stato messo sempre più vicino a riva. In pratica il lettino era già oltre le acque sicure. Finché è scomparso del tutto. Ora, i casi sono due: o le acque sono tutte sicure ed il cartello manca poiché si trova all’infinito, oppure non esistono più acque sicure. In entrambi i casi qualcosa non torna.

Negli anni ’80 alcuni bagnanti del mio stabilimento decisero, in accordo con la proprietà, di sistemare una rete da beach volley nello spiazzo davanti allo stabilimento, a pochi metri dall’acqua. Questo campo inizialmente improvvisato iniziò ad attirare gente oltre che la mia attenzione, tanto da far nascere in me la passione per la pallavolo. Iniziammo ad organizzare i primi tornei, diurni e notturni, ci furono edizioni di finali nazionali CSI e ad inizio anni ’90 il bagno era luogo di ritrovo di tutti i tesserati della costa livornese da Piombino a Cecina. Poi, negli anni 2000 sono arrivate le varie ordinanze comunali: i campi devono lasciare un tot di metri per il passaggio delle persone, le partite a bocce sono pericolose, i racchettoni sono vietati. Insomma, lo sport adesso è praticabile solo con programmi di simulazione su tablet. In compenso, quello spazio un tempo occupato da noi patiti di volley adesso ospita le lezioni di zumba, risveglio muscolare e varie puttanate similfitness. Lezioni magari tenute da professionisti, ma essenzialmente rivolte a donne 60-70enni, abbondantemente più pesanti di me ed altrettanto abbondantemente più basse di me. Insomma, per chi vedeva Drive In, sto parlando di fotocopie della moglie di Vito Catozzo. In questo ballar di chiappe spunta sempre qualche meno attempata signora che, forte dello status di single (o forse di milf) e di un fisico non «catozziano», sfrutta l’occasione per mettersi in mostra, un po’ come un ciclope in mezzo ai ciechi.
Vabbè, ci può stare. Quello che invece mi lascia molto più perplesso è che mattina e sera ti debbano spaccare le palle con questa stramaledetta musica latino americana. Senza contare poi l’immancabile «bimbo dance» che mi porta ogni giorno a chiedermi come sia possibile che con tutti i cacciatori che ci sono in maremma ‘sto cazzo di Pulcino Pio non lo ammazzi mai nessuno.
E mi trovo a domandarmi anche se non sia più deleterio lasciare che la gente si giochi il proprio aperitivo a bocce oppure frantumare i gioielli di famiglia alla gente con la musica in stile discoteca.

Negli ultimi anni mi sono sentito spesso ripetere che la vita comincia a quarant’anni, cosa che mi lascia sempre perplesso perché mi viene da chiedermi se quanto fatto fino ad ora sia solo uno scherzo o tempo perso. Poi, qualche settimana fa, in libreria ho visto un libro dal titolo «La vita comincia a sessant’anni». Ho percepito la presa per il culo, come quando in prima liceo ci dicevano che le nostre coetanee non ci guardavano perché volevano quelli di quinta ma in quinta ci accorgemmo che non ci cagavano semplicemente perché non ci cagavano. Punto.
Pertanto sono più o meno sicuro che quando arriverò ai 60 leggerò un libro dal titolo «La vita cominciava a quarant’anni».

Sia quel che sia, indipendentemente da ciò che di bello o di brutto cambia o non cambia intorno a me, ci penserò tra 20 anni. O forse più, perché sinceramente 40 anni non me li sento. Forse perché nella mia testa i quarantenni sono sempre stati persone serie, quadrate. Sì, magari mi faccio male con un niente e prima di rimettermi in sensto sembra debba morire, ma a parte questo, che sia un bene o un male, mi sento coglione come quando avevo 20 anni. Con la consapevolezza di non averne più 20, certo; consapevole di avere molte più responsabilità di allora, sicuramente. Ma resta il fatto che mi emoziono per le stronzate come fossi un bimbo. 

In ogni caso, da domani vi saprò dire se la vita comincia davvero a 40 anni oppure no. Ma che sia così o no, io sarò comunque pronto in qualunque momento a combattere per avere Saronni ed evitare la Tyrrel.

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4 pensieri riguardo “Quando ci contendevamo Moser e Saronni

  1. Auguri in ritardo! Ma dove tintrovi esattamente?
    Post bellissimo. Condivido l’odio verso la baby dance o balli latino americani ijnriva al mare.
    Giocavo sempre a biglie e mi manca tantissimo.

    Mi piace

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