La tecnologia ci semplifica davvero la vita?


Posso dire che la tecnologia, per quanto utile, mi sta sempre più sulle palle? Lo dico. E non sono per niente convinto che, come molti dicono, ci semplifichi davvero la vita.

Un tempo, quando si rompeva un televisore si stabiliva un budget, si andava in negozio e si tornava a casa con quello nuovo. Quando è capitato a me sono dovuto tornare 4-5 volte in negozio dopo essermi consultato con amici tecnologicamente più evoluti ed aver acceso tre ceri alla Madonna di Montenero.

TecnologiaPerché uno pensa sia facile scegliere il modello e portarselo a casa. Invece, se non arrivi ben preparato, il commesso ti spiazza subito con una domanda: LED o plasma? E qui le scuole di pensiero si dividono: c’è quella del “LED tutta la vita, costa anche meno” e quella del “Non puoi fare a meno del plasma, con il LED se gli attori hanno la pelle d’oca non te ne accorgi“. E quindi si pone il primo problema, che tocca direttamente il portafogli. Una volta sciolto il dilemma devi definire se lo vuoi HD ready o Full HD, poi devi definire quante prese HDMI ti servono, devi valutare il consumo per essere sicuro che tostapane, asciugacapelli e televisore possano funzionare insieme senza che tu abbia una centrale nucleare a disposizione. Tu vuoi solo un televisore ma ti accorgi che in pratica è come organizzare una missione sulla luna. Per non parlare del problema delle dimensioni, che in questo caso contano. Perché se lo guardi da 30 cm perché sei cieco come una talpa servono un certo numero di pollici, che aumenta all’aumentare della distanza, fino ai 250 pollici per chi vuole guardare i porno seduto direttamente nel bagno.
Giuro che l’ultima TV che ho preso l’ho acquistata quasi per sfinimento, perché mi ero rotto le palle di andare in negozio.

Per non parlare dei cellulari. Quegli aggeggi che ci seguono anche al bagno, dove un tempo portavamo Topolino, il giornale oppure i vari Postalmarket e simili a scopo… diciamo ludico. Oggi leggiamo sempre Topolino, il giornale e tutti i discendenti di Postalmarket ma lo facciamo sulle app dei cellulari. 

Non dico che non siano utili, perché quando abitavo da solo facevo delle gran telefonate dal bagno, ma di sicuro prima di approfittare dei vantaggi che offrono bisogna essere pronti a farsi venire la gastrite. Quando è iniziata la diffusione dei cellulari c’era da capire il modello che piaceva di più in base alle funzionalità:Old-Nokia c’era quello che ti permetteva di mandare i messaggi selezionando i nomi della rubrica (che a pensarci adesso sembra di parlare dei tempi della scoperta della ruota), quello che aveva il display un po’ più grande, quello che metteva le faccine, quello con l’antenna estraibile, col flip, con la supercazzola, ecc. Però almeno si sceglieva in base a caratteristiche della cui utilità si aveva una percezione reale. Una volta scelto il modello la tariffa era abbastanza facile da scegliere: c’era quella rossa e quella gialla della TIM, che si differenziavano per il prezzo delle chiamate in base alla fascia oraria. Non era difficile scegliere, bastava capire quando si usava di più il telefono.

Adesso le funzioni dei telefoni sono più o meno le stesse, variano le prestazioni di velocità, quindi se uno se la sta facendo addosso e cerca un bagno pubblico con il mio telefono dell’ufficio (Samsung Galaxy Chat) fa in tempo a farsela nei pantaloni, mentre con un altro cellulare magari riesce a salvarsi. E comunque, come dice giustamente David Baverez nel suo libro Génération tonique, al giorno d’oggi la popolazione mondiale ha più facilmente accesso ad un cellulare che ad un bagno pubblico. Speriamo, quindi, che prima o poi qualche produttore preveda anche l’app “carta igienica”.

Scelta del modello a parte, un grosso problema dei cellulari è rappresentato dalle tariffe. A parte il come vengono presentate (io ho fatto ricorso al CORECOM contro H3G perché quelli che si occupano di presentare le offerte per conto dell’azienda hanno un modo davvero, diciamo… poco trasparente… di farlo), orientarsi tra le offerte è un vero casino. Chi offre i minuti veri, chi quelli falsi, chi quelli cinesi della dinastia Ming. Poi ci sono quelli che ti danno chiamate gratis verso certe utenze, quelli che te le danno solo la notte tra le 3 e le 4, quelli che te le offrono a patto che tu chiami in Sicilia parlando esclusivamente bergamasco stretto. 

Scherzi a parte, destreggiarsi tra le tariffe non è semplice, anche perché ogni mese ne esce fuori una, oppure il tuo operatore ti chiama per offrirtene una su misura (del tuo ano, ovviamente).

A tutto questo si aggiunge la vera piaga dei cellulari: gli amici patiti di elettronica. Perché ormai dobbiamo far conto che un cellulare ha una vita media intorno ai 2-3 anni, poi alla fine inevitabilmente lo si cambia, vuoi perché te ne offrono uno più evoluto, vuoi perché il tuo sta per esalare l’ultimo respiro. Ma ognuno di noi ha un amico al quale tutto ciò non capita. Quello che se tu hai un problema lui non sa neppure cosa sia, perché ogni volta che lo incontri lui ha appena eseguito l’aggiornamento del software, ha scaricato un’app di un hacker lituano che permette al cellulare di fare cose strabilianti. Se proprio gli è successo qualcosa ha trovato un centro che gli ha sostituito all’istante il dispositivo e la commessa gli ha pure fatto l’occhiolino. 

Questa tipologia umana è davvero odiosa e la si riconosce perché non appena racconti che ti è successo un qualche problema al telefono non ti risponde “Ma dai!!!” oppure “Davvero? Questa non l’avevo mai sentita… e che hai fatto?“. No. Ti guarda come se tu fossi un povero pezzente e con aria disgustata come se gli stessi dicendo che usi il cellulare come scopettone del water ti dice “A me non è MAI successo“. Roba da alzare subito le mani.

Ad esempio, io da tempo sto meditando di abbandonare la Samsung, perché mi ha veramente rotto. Gli ultimi quattro telefoni che ho avuto hanno tutti dato qualche problema. Ora, uno può essere un caso, due una sfiga, quattro direi che sia un po’ troppo. Il primo fu il Samsung S1, una roba che non augurerei neanche al mio peggior nemico. Me lo diedero quando feci un contratto con un nuovo operatore. Durata della batteria ridotta drasticamente dopo pochi mesi, andava in tilt come nulla. Mi dicevano “Eh, vabbé, ma se ci vai sempre su internet, scarichi le app, ecc, per forza ti dura poco“. Ma che discorso del cazzo è? Questi telefoni sono fatti apposta per andare su internet e scaricare qualsiasi cagata, altrimenti andavano benissimo i modelli di 15 anni fa che si ricaricavano una volta ogni 4-5 giorni. Forse perché quelli venivano usati per una funzione sconvolgente: telefonare.

Comunque, il secondo telefono è stato un Samsung E2530 che presi per sostituire il cellulare del lavoro. A questo apparecchio chiedevo solo di fungere da telefono e niente più. Dopo 4-5 mesi iniziò a fare un simpatico scherzetto: io selezionavo un nominativo nella rubrica e lui me ne chiamava un altro. Il ché diventava particolarmente fastidioso con le telefonate in macchina, quando tu ti limiti a far partire la chiamata e poi lasci lì il cellulare per concentrarti sulla guida. E capitavano cose simpatiche, come quella di chiamare un cliente mentre si crede di parlare con un amico.

“Ehi, vecchio puttaniere, come va? Non farti mai vivo, eh? Come stai?”

“Prego? Questo è lo studio medico Vattelapesca!”.

Poi venne il terribile Samsung Galaxy Chat, che mi fu dato quando in ufficio cambiammo operatore. Un telefono abominevole, con il quale scrivere un messaggio richiede qualche minuto grazie ai minuscoli tasti, mentre per una mail ti serve un giorno di ferie. Simpaticamente, questo apparecchio una volta perso il segnale dell’operatore andava in roaming ma non riusciva a fare il percorso inverso e nel frattempo risultava irraggiungibile sia per traffico vocale sia per quello dati. E contemporaneamente ti segnalava che tutto era ok. Fu bellissimo farsi quattro ore di viaggio per arrivare a destinazione e non trovare il cliente. Che ovviamente non riusciva a raggiungermi per avvisarmi che voleva spostare l’appuntamento. Ad oggi, dopo due anni di utilizzo e dopo vari aggiornamenti, backup, respirazioni bocca a bocca, dal momento in cui lo accendo devo considerare di poterlo usare circa 10 minuti dopo. Non male.

Ultimo della lista il Samsung S3, che mi hanno dato (stavolta omaggio) al rinnovo del contratto con l’operatore. Un apparecchio che è andato benissimo finché, dopo un paio di anni, ha deciso che ogni tanto si spegne da solo e se non si toglie la batteria non si riaccende. E non sempre lo fa al primo colpo.

Allora, a meno che uno il telefono lo usi per speleologia rettale e scarichi il mondo e di più, un telefono che funziona come dovrebbe non può fare certi scherzi. Eppure, quando parli con le odiose forme subumane di cui parlavo prima ti senti dire “Mai sentito dire!” (Coglione, come non lo hai mai sentito dire? Te l’ho appena detto! ndr). E spesso rincarano la dose: “Ma guarda che la Samsung è la migliore“. Bene, vorrà dire che mi immagino cosa siano le altre marche.

O forse è tutto così, in un mondo in cui certi apparecchi sono progettati per funzionare un limitato numero di anni.
Ecco, in questo mondo, quando diciamo che la tecnologia ci semplifica la vita, dobbiamo pensare a quanto la rende difficoltosa a tutti quelli che non parlano correntemente la lingua dell’innovazione e che quindi sono alla mercé di qualunque imbonitore che voglia vendere una schifezza. E non parlo di anziani, ma di gente che di mestiere fa qualcosa che nulla ha a che vedere con l’informatica e che non è detto debba per forza conoscerne i segreti.

Vista così, secondo me, la tecnologia ci aiuta molto meno di quanto non si pensi. 

Detto questo, se ve la state facendo addosso e cercate un bagno pubblico non usate un Samsung Galaxy Chat.

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7 pensieri riguardo “La tecnologia ci semplifica davvero la vita?

  1. Io adoravo i cell a tastiera tipo l’ E71 della cara vecchia nokia.
    Poi un giorno di tre anni fa circa, è irrimediabilmente affogato nel sugo di cozze di Capodanno e mi sono ritrovata a dover comprare un altro dispositivo. Touch. Perché se chiedevi la tastiera normale ti guardavano come se in fronte avessi tatuato: età della pietra. Insomma alla fine mi è stato regalato a forza ma ti dico che ho quel Samsung note II (unico che mi permette di scrivere ancora con una penna) da allora, contratto wind, mai dato 1 problema. Adesso sono passata al windows phone, gran dispositivo, credimi. La differenza semplice è che android ti permette tutte le frociate (mi si passi il termine) che con le telefonate cicciano poco, il lumia non proprio, o meglio, non tutte, ma se usi il telefonino per lo scopo più ovvio, telefonare, ricevere e comunicare in genere, è fantastico!

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  2. Il mio Samsung vive di vita propria. Si accende, si spegne. Fa tutto da solo. Una mattina, sul treno, mi è partita, a tutto volume, Rimmel di De Gregori. Ho dovuto togliere la batteria per interromperla… Che vergogna. Mi sarei buttata insieme a lui dal finestrino….

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    1. C’è da dire che sento tanti possessori di iPhone che mi dicono di aver avuto problemi, perché alla fine questi aggeggi son belli ma ovunque tu metta un circuito crei un problema potenziale. Quelli vecchi funzionavano bene perché andavano a carbone 😀

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