Accademia del Guttalax: come uccidere l’italiano in due mosse


In questi giorni non si fa altro che parlare di una parola che trovo, francamente, orribile: petaloso. E devo dire che se trovo allucinante il ruolo della maestra che ha segnalato tale termine, trovo ancora peggiore quello dell’Accademia della Crusca (o del Guttalax). Questi due soggetti, con due sole mosse, hanno dimostrato quanto sia facile uccidere l’italiano.lettera su petaloso

Innanzitutto: perché è grave uccidere una lingua? Perché questa è simbolo di unità culturale di un popolo. 

Vero è che negli ultimi anni sono diventate di uso comune le abbreviazioni dei messaggi o di WhatsApp, come è anche vero che certi neologismi fanno comodo e non sono necessariamente brutti. Ma consideriamo anche che in alcune scuole secondarie si accettano compiti scritti in stampatello. Ai miei tempi con un compito scritto in stampatello l’insegnante si sarebbe potuto al massimo pulire il sedere e vorrei tanto che fosse ancora così. 

Insomma, l’italiano sembra una lingua abbandonata a se stessa, ma non vuol dire che ci si possa proprio sputare sopra.

Cara maestra, la prossima volta che un bambino usa una parola che le piace tanto, mi faccia un piacere: la usi personalmente con amici e familiari ma non prenda altre iniziative. Perché questo crea un pericoloso precedente, grazie al quale qualsiasi genitore o altro insegnante potrà trovare carina una parola coniata da un altro bambino e sommergere l’Accademia della Crusca di richieste di pareri su termini assurdi. 

Grazie

Sì, petaloso è un termine non solo brutto, ma anche assurdo. E se non lo è allora possiamo iniziare ad usare “ruotoso” per un autotreno, “carrelloso” per un supermercato, “cornutoso” per chi ti taglia la strada in macchina o “stronzoso” per un locale pieno di stronzi.

E la colpa non è del bambino, ma di chi ha pensato che fosse una vera ganzata. Cara maestra, ogni genitore che abbia un bambino che sta iniziando a parlare ritiene buffe delle parole del proprio figlio ma mica pensa si possano inserire nel vocabolario!

Capiamoci: non discuto l’azione educativa intrapresa dalla maestra, ma temo davvero che ciò rischi davvero di essere un precedente molto scomodo.

Ma veniamo all’Accademia della Crusca che, pur facendo bene a rispondere al quesito (doveroso, soprattutto trattandosi di un bambino), ha dato la mazzata definitiva alla lingua italiana. 

Ieri il miglior commento su questa vicenda è stata una vignetta di “Io ti maledico“:

Io ti maledico petaloso

Per restare in linea con la vignetta vorrei aggiungere un’altra considerazione:

lettera su petaloso

se in un compito io avessi ripetuto 11 volte in 11 righe (esclusi gli esempi) o anche solo 3 volte in 2 righe, la stessa parola l’insegnante avrebbe bucato il foglio a furia di sottolineare l’errore. Forse l’uso dei sinonimi è sconosciuto a chi ha scritto questa lettera?

Ad ogni modo, la cosa più atroce, se ci pensate bene, è il concetto espresso dalla lettera. Cioè: se io conio una parola di merda e la uso talmente tanto che anche i miei amici iniziano ad introdurla nel loro personale vocabolario, prima o poi questa sarà talmente diffusa che chi gestisce il dizionario capirà che si è radicata nell’uso comune, tanto da meritare di entrare a fare ufficialmente parte della lingua italiana.

L’assurdità di questo principio è che chi ha il compito di decidere cosa può essere inserito in un dizionario dovrebbe anche essere il custode di una lingua. Ma a quanto pare così non è. Con buona pace di Dante & C.

Vi faccio un esempio: quante volte avete sentito dire “si può fare e non si può fare“? Lo sento dire continuamente, quindi secondo il principio espresso dall’Accademia della Crusca questa espressione potrebbe entrare a far parte della nostra lingua. Con un piccolo problema: non ha senso. Siamo più o meno al livello di “scendo il cane che lo piscio” (che però, se non altro, è un’espressione dialettale). Infatti, “si può fare” indica una possibilità, “non si può fare” indica impossibilità. Insomma, messa così la frase significa che posso decidere se fare una cosa o se è impossibile. Ha senso? No, perché se è impossibile non lo decido io e comunque non farla non è una mia scelta. Per questo motivo l’espressione corretta è “si può fare e si può non fare“: cioè, posso scegliere di farlo oppure no.

Comunque, di questo argomento si parla pure troppo e forse sarebbe il caso di stenderci sopra un velo pietoso (= pieno di pietà). Ma visto che stiamo parlando di italiano, chiudo con una riflessione.

Benché la “crusca” cui fa riferimento l’Accademia derivi dal termine “cruscate“, che indica discorsi frivoli, ad oggi quello che ci viene in mente pensando alla crusca è il suo principale impiego alimentare: prevenire la stitichezza ed aiutare il funzionamento dell’intestino.

Ecco, io penso che oggi come oggi, se questo è il supporto che offre alla lingua italiana, l’Accademia della Crusca potrebbe anche chiamarsi Accademia del Guttalax: la sua azione sarebbe sicuramente ancora più incisiva.

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15 pensieri riguardo “Accademia del Guttalax: come uccidere l’italiano in due mosse

  1. e comunque vorrei sottolineare che parlandone tutti un bel po’ stiamo solo facendo ció che l’accademia ha suggerito a Matteo, “se riuscirai a diffondere la tua parola fra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a dire e a scrivere …petaloso …. a quel punto… sará inserita nel vocabolario, e cosí con la sfortuna che hai te la ritroverai nel vocabolario dopodomani 😉

    Dopo tanto torno, buona serata!

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  2. Solo qualche appunto:

    1. Io sono straniera (e non ho una completa padronanza della lingua italiana) ma quando ho letto la parola “petaloso”, non solo che aveva senso, ma avevo capito esattamente cosa intende dire (ne meno sapevo che non esiste :)) )

    2. Lei dice: “se io conio una parola di merda e la uso talmente tanto che anche i miei amici iniziano ad introdurla nel loro personale vocabolario, prima o poi questa sarà talmente diffusa che chi gestisce il dizionario capirà che si è radicata nell’uso comune, tanto da meritare di entrare a fare ufficialmente parte della lingua italiana.

    L’assurdità di questo principio è che chi ha il compito di decidere cosa può essere inserito in un dizionario dovrebbe anche essere il custode di una lingua.”

    Capisco cosa vuole dire, pero, cosi come cambiano tante cose nel tempo, e normale che anche una lingua sopporti dei cambiamenti. E flessibile, non e di legno.
    Cosi gli arcaismi sarebbero ancora vivi, cosi i neologismi non esisterebbero, no?

    3. Nessuno al mondo riesce ad usare Tutte le parole esistente in una lingua, ma ogni uno di noi ha un “idioma”, un certo numero di parole, in base alla cultura, professione, educazione, ecc., e di conseguenza ogni uno e libero di usare o no questa (o altra) parola. 🙂

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    1. Beh,dai,intanto diamoci del tu,ok? ☺
      È tutto giusto e sono favorevole al fatto che una lingua sia al passo con i tempi ma ritengo valga anche per essa il motivo per cui non ha senso dire “largo ai giovani”: facciamo largo solo se questi hanno valide idee. Al tempo stesso non dico che non si possa colloquialmente usare una parola di dubbia utilità ma quando si tratta di metterla in un dizionario…beh…credo si debba fare attenzione altrimenti bisogna inserire “semaforoso” visto che in città c’è un semaforo ogni 50 metri 😊
      Grazie del commento!!!

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      1. Ok, diamoci del tu.

        Comunque, che siamo pro o contra, scriviamo per consumare un po di inchiostro, perché, anche se un giorno leggeremo questa parola in dizionario, quel giorno e bel lontano. Per poter essere valutata di esistere o no nei termini ufficiali, prima di tutto dovrebbe essere diffusa, ma molto diffusa (e anche nella lingua orale, che parliamo tutti ogni giorno, non solo tra i blogger), poi l’iter che dovrebbe seguire… Non so se ce la faremmo ad arrivare fino li. 🙂

        Grazie della risposta.

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      2. “Scusa del ritardo nella risposta 🙂 ”

        Ormai non ci speravo più 🙂

        “Hai ragione, ma con la sfortuna che ho me la troverò nel dizionario dopodomani 😀 ”

        Le cose sono due: o non sei tanto sfortunato quanto credi, o sei più ottimista di chiunque altro 😀

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  3. Bravo. Mi associo.
    Io con i miei potrei scrivere un’intera enciclopedia.
    Ps pare che la maestra in questione è sia particolarmente avvezza all’uso sfrenato dei social. Aiuto… cosa si inventa la prossima volta???

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    1. Sappiamo di essere delle mosche bianche, cara Gisella, perché sembrano tutti impazziti (in senso buono) per il nuovo termine. Però io continuo a pensare che ci sia qualcosa che non torna in tutto questo. Forse se non ci fosse di mezzo un bambino la questione sarebbe stata liquidata, chi lo sa. Per quanto riguarda le parole dette dai bambini.. beh, quello è un gioco bellissimo 😀

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      1. Infatti. Il termine mi sembra anche banalotto…. Comunque… La gente è strana. E se mettesse la metà dell’attenzione che dà a queste minchiate su altre cose, saremmo a cavallo!

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